"Tu sei quello che ha cantato la signora sotto il portone di Scafati facendo arrestare me e la signora": con questa frase Francesco Berritto e Giovanni Barbato Crocetta, la notte tra il 16 e 17 aprile aggredirono un ristoratore di San Valentino Torio ed il suo amicoscafatese che lo stava accompagnando nei pressi di un bar di San Pietro, per acquistare dello stupefacente. I due erano in macchina quando Crocetta e Berritto sì fermarono davanti impedendogli di proseguire. Subito iniziarono a picchiare lo scafatese pregiudicato che era insieme alla vittima. Tra loro tre infatti, c'era una questione in sospeso: qualche tempo fa, il compagno di viaggio del ristoratore, aveva detto ai carabinieri di aver comprato lo stupefacente in via Poggiomarino, proprio dove qualche tempo dopo furono arrestati Veruska Muollo e Francesco Berritto.
La doveva pagare, e quindi Berritto e Crocetta iniziarono a picchiarlo ed aggredirono anche il ristoratore di San Valentino. Nel corso della colluttazione però quest'ultimo riuscì ad uscire dalla macchina con lo scopo di difendersi, l'altro invece mise in moto l'auto e scappò. Così i due rapirono il malcapitato ristoratore e lo portarono nelle campagne di San Pietro in via lo Porto dove iniziarono a pestarlo "spiegandogli" che solo per essere in compagnia dello Scafatese "spione doveva pagarla". I carabinieri avevano così raccolto la denuncia dei due interessati, e dopo aver arrestato Francesco Berritto per droga, avrevano avuto anche la sua confessione rispetto a questa vicenda.
CROCETTA E L'OMICIDIO FAUCITANO - Non è la prima volta che si sente parlare di Giovanni Barbato Crocetta. Le sue parole " famose" sono state: «Ci hanno fatto un morto!». Iil morto era Armando Faucitano, l’uomo ucciso il 26 aprile scorso. A raccontarlo era stato il giovane che aveva ‘preparato’ la moto utilizzata per l’agguato in Piazza Falcone e Borsellino. Si chiama Giovanni Crocetta Barbato di Scafati, ha 22 anni ed era stato fermato lo scorso luglio per ordine della Dda di Salerno con l’accusa di riciclaggio, insieme a Gaetano Esposito, alias Ninotto, 34 anni di Boscoreale accusato di ricettazione e concorso in omicidio.
A tradire i due una targhetta metallica rinvenuta sulla Honda Sh di colore nero, utilizzata per l’agguato e ritrovata il 27 aprile scorso nel rio Sguazzatorio tra Scafati e Angri. Barbato e Esposito sono stati fermati per ordine della DDA con l’accusa di riciclaggio il 15 luglio scorso. Insieme al complice, era accusato di essere coinvolto a pieno titolo nelle fasi preparatorie dell’omicidio di Armando Faucitano, trucidato da due killer in piazzetta Genova a Scafati la mattina del 26 aprile. A confessare indirettamente cosa avvenne nella fase preparatoria dell’omicidio i protagonisti della vicenda, Barbato e Giuseppe Alfano, che vennero intercettati nella caserma dei carabinieri dove furono messi nella stessa stanza in attesa dell’interrogatorio per chiarire la vicenda.
Barbato, secondo l’accusa, in concorso con altre persone in corso di identificazione, avrebbe riciclato i pezzi di tre moto simili, assemblando quella utilizzata per l’agguato. Quella moto è stata ripresa dalle telecamere di sorveglianza del distributore di benzina, situato in via Alcide De Gasperi, nei pressi del Blu bar, il locale dove era stata la vittima pochi minuti prima della morte. Quella moto viene riconosciuta da alcuni testimoni oculari come quella ritrovata nel rio Sguazzatorio. E Barbato sa che ‘Ci hanno fatto un morto!’ conosce i nomi dei mandanti e forse anche dei killer ed ha paura per la sua vita e quella dei suoi familiari.


