Furto di farmaci e prestazioni sanitarie ed ambulatoriali presso l'ospedale di Sarno e di Scafati, fatte senza alcuna autorizzazione ed in maniera illegale: da un'indagine effettuata dai carabinieri della stazione di San Valentino Torio guidata dal comandante Corvino e dai carabinieri del reparto territoriale di Nocera Inferiore, ieri mattina si è dato il via all'esecuzione di un'ordinanza applicativa di misure cautelari personali emesse dal giudice per le indagini preliminari di Nocera Inferiore, Paolo Valiante.
I PERSONAGGI - Sei persone sono finite nei guai e per loro è stata chiesta la misura cautelare, mentre in totale sono 22 gli altri indagati nell'inchiesta coordinata dal pm Roberto Lenza della procura di Nocera Inferiore e per cui il giudice per le indagini preliminari Paolo Valiante, ha ordinato gli arresti domiciliari per Alfonso Ferrante, infermiere di San Valentino Torio, padre dell'assessore comunale di San Valentino Torio Enzo Ferrante con delega - tra l'altro - alle politiche sanitarie. Il cinquantenne è di fatto residente a Nocera Inferiore. L'uomo già in passato era stato coinvolto in numerose inchieste, in particolar modo nel 2007 per droga, nel 2008 nell'inchiesta Taurania per il traffico di stupefacenti. Nel 2010 era stato condannato proprio per droga e quindi sul suo casellario giudiziario risultava una condanna ed aveva avuto – come pena accessoria - l'interdizione perpetua dai pubblici uffici ma nonostante questo, continua a lavorare presso l'ospedale Sarnese. Il suo nome era spuntato fuori anche nell'inchiesta Nocerina Beton del 2015. Lo stesso Ferrante era finito nei guai anche nell'ambito di un'inchiesta su un giro milionario di farmaci rubati nell' ospedale di Sarno, Nocera Inferiore, Mercato San Severino e Scafati nel marzo 2016. In quell'inchiesta era coinvolto anche lo stesso Giovanni Strino, che in questa indagine ha ottenuto dal giudice un divieto di dimora nel comune di Scafati. Il trentottenne di Angri, dipendente della cooperativa “Consorzio Nazionale servizi” in servizio presso l'Ospedale Civile “Mauro Scarlato” di Scafati, è coinvolto in numerosi episodi contestati dalla Procura in merito al furto di farmaci nei due nosocomi. Interdizione dai pubblici uffici, invece, per Immacolata Caldarelli che per tre mesi non potrà svolgere il suo lavoro presso l'ospedale di Sarno. L'infermiera di San Giuseppe Vesuviano, in servizio presso il Martiri di Villa Malta di Sarno, 46enne, è finita nel mirino della Procura per essersi appropriata di numerose confezioni di farmaci ad uso esclusivo ospedaliero ed anche per aver concesso delle prestazioni ambulatoriali alla figlia fingendo che avesse un malore. Nei guai è finita anche la convivente di Alfonso Ferrante Concetta Barba, quarantottenne di Nocera Inferiore, dipendente di una cooperativa di pulizie operante proprio nel nosocomio di Sarno che si appropriava di materiale sanitario e farmaci ed inoltre in casa sua hanno anche trovato dei cardellini di specie protetta che non poteva detenere. Rigettare invece la richiesta di misura cautelare nei confronti di Barbara Krystyna Liwosz, di origine polacca, la 46 enne residente a Sarno, che nascondeva in casa questi farmaci per il suo uso privato ed ovviamente illegale. Misura cautelare negata anche per Oksana Shestopalova, 35 enne residente a Sarno, che aveva preso e nascosto i farmaci ospedalieri ricevuti da Giovanni Strino.
L'INCHIESTA - L'inchiesta è partita nel 2015 sulla scia di una perquisizione domiciliare effettuata a casa di un uomo nel mirino dei carabinieri per la detenzione di sostanze stupefacenti. Si trattava di Pietro Martorelli, che nascondeva in casa sua marijuana per oltre un chilo, ma anche una pistola Beretta calibro 8 a salve, ma modificata, oltre a munizioni da guerra. Ben presto i militari, scoprirono dei rapporti tra Martorelli e Ferrante, grazie ad un'intercettazione telefonica e quindi iniziarono a seguire la pista delle loro attività riuscendo a scoprire che Ferrante rigava, tutt'altro che diritto.
L'INFERMIERE CON LA PASSIONE PER LA CACCIA (ma senza porto d'armi) – Alfonso Ferrante, padre di Enzo, assessore alle politiche sanitarie del comune di San Valentino Torio (reduce di un grande consenso alle ultime elezioni), aveva le mani in pasta in più cose. I militari scoprirono che Ferrante nel 1995, aveva avuto il divieto di detenzione di armi, emesso dalla Prefettura di Salerno, dopo una condanna di 6 anni e 3 mesi in quanto praticava abusivamente l'attività venatoria, usando armi da fuoco in maniera illecita, insieme ai suoi compagni di caccia. L'infermiere continuava a svolgere la sua attività di cacciatore fuorilegge infatti non aveva il permesso di detenzione nel porto d'armi e pure col fucile di Armando Della Porta, metteva a segno numerose battute di caccia .di solito nella zona montana di Missanello, in provincia di Potenza. I militari in collaborazione con i carabinieri della stazione di Contursi Terme avevano anche effettuato una perquisizione ad Armando della porta ed avevano scoperto che l'uomo aveva inviato all'assessore Enzo Ferrante alcune fotografie raffiguranti suo padre Alfonso, ora arrestato, vestito in abiti da caccia con un fucile in spalla e una beccaccia in mano. Peccato però che non aveva l'autorizzazione a detenere un fucile né tantomeno ad usarlo.
I REATI ALL'OSPEDALE DI SARNO - Ferrante era stato condannato per droga nel 2010 e quindi, era stato interdetto in maniera perpetua dal lavoro negli uffici pubblici: ma, dal 2010 ad oggi, ha continuato, senza freni a lavorare all'ospedale di Sarno e, addirittura, aveva messo in piedi il suo business. Dalle indagini condotte dai carabinieri di San Valentino Torio e da quelli del reparto territoriale di Nocera Inferiore, coordinate dal pm Roberto Lenza, è stato scoperto che l'infermiere professionale, impiegato nel reparto di Pronto Soccorso dell'Ospedale Martiri del Villa Malta di Sarno aveva messo in piedi una rete in cui gestiva favori per amici e conoscenti garantendo gli esami e visite in ospedale senza fargli pagare il ticket e senza rispettare l'ordine di prenotazione. Tra le altre cose procurava anche medicinali gratis a suoi amici e conoscenti se pure si trattava comunque di farmaci destinati ad esclusivo uso ospedaliero. Un giro di favori che molto probabilmente gli aveva fatto mettere in piedi un grande sistema di consenso della città di San Valentino Torio e non solo. In particolare dalle indagini sono emersi degli elementi in base ai quali gli inquirenti hanno ipotizzato l'appropriazione da parte di infermieri professionali in servizio di medicinali destinati all'uso ospedaliero ma anche l'effettuazione presso l'ospedale di Sarno in favore di amici e conoscenti. Gli indagati hanno utilizzato gli strumenti dell'ospedale e hanno procurato a terzi ingiusto vantaggio di velocizzare i tempi degli esami delle visite, evitando la prenotazione, l'attesa e anche il pagamento del ticket. Si tratta di un grande danno alle casse dello Stato: infatti facevano passare in precedenza al pronto soccorso i propri “amici” per codici più gravi, ovvero verde, giallo oppure rosso, codici che in realtà erano bianchi e che quindi avrebbero dovuto pagare il ticket. Dalle numerose intercettazioni effettuate dai militari dell'Arma, addirittura a Ferrante ordinavano i farmaci per telefono, lui dopo averli cercati glieli forniva. I militari poi, in alcune perquisizioni a casa di soggetti intercettati, avevano trovato effettivamente i farmaci ospedalieri provenienti dal nosocomio di Sarno. Ma questo giro di medicinali non riguardava solo gli amici più stretti, ma anche conoscenti che chiamavano per conto di amici, titolari di famosi bar oppure personaggi in vista. Non è un caso che nella perquisizione a casa di Ferrante, lo scorso gennaio, i carabinieri hanno trovato 77 scatole di medicinali costosi e destinati solo agli ospedali.
CONCETTA BARBA, LA PASSIONE PER FERRANTE, I FARMACI E I CARDELLINI - Coinvolta insieme ad Alfonso Ferrante, c'è anche la sua convivente Concetta Barba. La donna era stata assunta come dipendente in una cooperativa che effettuava pulizie presso l'ospedale di Sarno ed insieme a lui, in diverse occasioni nel 2016 è stata scoperta mentre si appropriava di confezioni di farmaci ad uso esclusivo ospedaliero e di vario materiale sanitario trovato all'interno degli uffici dell'Asl. I carabinieri a casa loro a Nocera hanno trovato di tutto: da guanti, aghi a farfalla, flebo e anche medicinali di ogni genere e tipo. Addirittura i carabinieri hanno segnalato la donna anche perché e accusata insieme al compagno di detenere in maniera illecita 13 gabbiette di legno e ferro in cui erano detenuti 13 esemplari di cardellino, una specie protetta di cui è vietata la caccia e la detenzione.
LEGGI LA SECONDA PARTE DELL'INCHIESTA E I "NOMI NOTI" DEI COINVOLTI


