ScafatI, terra di nessuno: alloggi popolari e raid, la "legge del clan Ridosso Loreto"

22 Gennaio 2017 Author :  

Una Scafati alla mercé di un clan che chiedeva il pizzo ai negozi ed imponeva la sua volontà: le estorsioni erano il “pane quotidiano”. E' Loreto Jr a raccontare la sua verità con gli episodi della richiesta di pizza ad un negozio di abbigliamento, elettrodomestici, lavaggi e non solo.

SPARI CONTRO IL NEGOZIO DI ABBIGLIAMENTO - A chi negava la somma richiesta poteva succedere qualche spiacevole episodio, come in via Giovanni XXIII, quando Alfonso Loreto e Luigi Ridosso si recano in un negozio di abbigliamento per cambiare degli assegni ma il proprietario non accetta, dicendo che lui rispondeva già al boss Generoso Di Lauro. In quell'occasione, secondo il racconto di Alfonso Loreto, Roberto Cenatiempo avrebbe bloccato la strada mentre Gennaro Ridosso sparò contro quella vetrina con la pistola P38. "Il diniego del commerciante mi aveva indispettito molto" spiega Alfonso Loreto ai pm Russo e Cardea.

GLI STIPENDI DEL CLAN - Una Scafati del terrore dove i commercianti scafatesi erano costretti a cambiare assegni ed inoltre dovevano anche assolutamente pagare delle cifre e prestiti agli uomini del clan. Questi soldi venivano suddivisi tra i nipoti e servivano a rafforzare il potere dell'organizzazione criminale che faceva capo a Romolo Ridosso, Gennaro Ridosso, Luigi ridosso e Alfonso Loreto. La maggiore parte della quota andava proprio Loreto e a Luigi e Gennaro Ridosso. Le parti restanti invece venivano suddivise tra Romolo Ridosso, Pasquale Loreto e anche altri componenti del gruppo come Roberto Cenatiempo e Dario Spinelli.

L'AFFARE POLITICA - Il clan ben presto iniziò anche ad occuparsi della politica ed in particolare si occupava di varie attività dopo l'ingresso in politica della campagna elettorale del 2013 attraverso la candidatura di Roberto Barchiesi. Un patto criminale siglato con il sindaco Pasquale Aliberti attraverso la mediazione di Raffaele Lupo, con lo scopo di accaparrarsi degli appalti. Questo patto è stato anche confermato dalla magistratura che ha stabilito l'arresto per il sindaco di Scafati, ora dimissionario Angelo Pasqualino Aliberti ed anche per Luigi e Gennaro Ridosso, mentre resta ancora libero Nello Aliberti, fratello del sindaco.

IL SISTEMA DI RIDOSSO PER GLI ALLOGGI POPOLARI - La mano pesante del clan si era abbattuta anche sugli alloggi popolari tanto è che nel 2015 avevano costretto una persona che stava in una casa popolare in una traversa vicino al bar Alba a lasciare immediatamente la casa perché Luigi Ridosso doveva andarci a vivere insieme a sua moglie. Alfonso Loreto racconta agli inquirenti di non sapere bene se si trattasse di una casa IACP oppure comunale ma era certo che Luigi Ridosso la voleva e l'ottenne.

L'AFFARE DEI CENTRI SCOMMESSE - Gli affari arrivarono ben presto anche oltre ed in particolare nella gestione delle scommesse che poi erano il vecchio filone di seguito dal clan ridosso Loreto. Insieme al cognato di Luigi Ridosso, il clan gestiva un'attività in via Martiri d'Ungheria per costruire una rete di scommesse a cui volevano legare varie Agenzia del Territorio con la prospettiva di farci grossi guadagni.

LA LEGGE DEL CLAN - Insomma una terra di nessuno completamente nelle mani del clan che a sua volta aveva anche una legge da far rispettare ed è per questo che aggredirono un noto pregiudicato della zona: in particolare Gennaro Ridosso, alla presenza anche di suo cugino Luigi e Alfonso Loreto in via Martiri d'Ungheria nelle palazzine picchiarono violentemente una persona nota alle forze dell'ordine che si era permesso "di rubare il cellulare le ragazzine delle palazzine".

 

(Continua)

Punto Agro News

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