Scafati/Castellammare/Torre. L'inchiesta sul cartello della gang che serviva 5 clan

20 Aprile 2017 Author :  
Il supercartello della cocaina del Vesuviano si serviva di imprenditori insospettabili per importare la droga dal Sud Americana attraverso la Spagna. È la scoperta fatta dalla polizia nelle indagini che nella mattina di ieri hanno portato agli arresti degli imprenditori stabiesi Raffaele e Giuseppe Maurelli di 44 e 46 anni insieme ad un altro imprenditore di Torre del Greco, Paolo Del Sole di 39 anni. Si servivano di loro i clan Gallo-Cavaliere, i Gionta, i Cesarano, i Matrone e gli Omobono-Scarpa, attivi tra Castellammare, Torre Annunziata, Pompei e Scafati. La droga veniva finanziata da ogni gruppo criminale con la somma di 50mila euro ciascuno, una sorta di "puntata" su ogni carico di polvere bianca che veniva ordinata in Venezuela e in Colombia per poi arrivare tramite delle imbarcazioni private. La sostanza stupefacente veniva nascosta nei doppifondi delle navi che potevano trasportare fino a 2-3mila chili di cocaina per ogni. La holding della cocaina si univa in un grande cartello criminale cercando di diminuire le perdite in caso di sequestri e arresti. Dalla Spagna la cocaina approdava direttamente nei porti di Salerno e Napoli, qui i clan attraverso persone compiacenti e insospettabili riuscivano a farsi consegnare la polvere bianca fino a destinazione. Corrieri e staffettisti che venivano pagati con cifre da capogiro, fino a 20mila euro. A canalizzare il denaro verso i narcos in Sud America erano i tre imprenditori insospettabili a cui ieri la sezione narcotici della Squadra Mobile di Napoli (vice questore Nunzia Brancati e vice questore Massimiliano Russo) insieme alla Direzione centrale Antidroga e del Servizio Operativo centrale (e con la collaborazione di personale dell'Unidad de drogas y crimen organizado di Madrid in Spagna), hanno notificato una misura cautelare richiesta e ottenuta dalla Direzione distrettuale antimafia di Napoli. Le indagini, avviate nel 2013, hanno acceso i riflettori sul traffico internazionale di cocaina: la strategia utilizzata era quella di attrezzarsi con barche a vela oppure navi già predisposte con un doppiofondo i quali, utilizzando barche a vela appositamente predisposte con doppiofondo in modo tale da proseguire la traversata oceanica senza paura di essere scoperti. Ed è proprio quello che è successo nel luglio del 2014: gli imprenditori stabiesi, ma residenti a Scafati, avevano organizzato un tentativo di importazione di quasi sette tonnellate di cocaina dal Venezuela ma il blitz della polizia italiana e spagnola mandò a monte tutti i piani. L'ingente carico venne sequestrato ad Águilas nella regione della Murcia in Spagna a bordo dell'imbarcazione a vela "Scugnizza", all'intemo tutti panetti da un chilo e cento ciascuno. L'imbarcazione, partita dal porto di Napoli a febbraio del 2014, aveva raggiunto il Venezuela per poi fare rotta verso la Spagna dove era stata intercettata dalla Polizia. Nella circostanza del sequestro della droga erano stati arrestati gli skippers, i fratelli Andreas e Francisco Lopez, rispettivamente di anni 66 e 68, e Bartolo Di Massa, di 46enne originario di Castellammare di Stabia ma da anni residente a San Giustino in provincia di Perugia. La droga sequestrata, che sarebbe stata successivamente destinata alle piazze di spaccio del Napoletano, avrebbe avuto un valore di oltre 115 milioni di euro una volta immessa sul mercato degli stupefacenti. Gli stupefacenti venivano occultati in doppi fondi di piccole imbarcazioni, corrieri e staffettisti pagati fino a 20mila euro a "trasferta". Gli arrestati sono di Castellammaree Torre del Greco, vivevano a Scafati .

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