Scandalo Cardarelli, indagate anche una funzionaria comunale di Castel San Giorgio e una manager di Cava
Ci sono anche due donne salernitane nell'appaltopoli che ha portato due giorni fa ai domiciliari, tra gli altri, l'imprenditore Alfredo Romeo. Indagato a piede libero anche l'ex parlamentare di An, Italo Bocchino, per il quale il gip di Napoli Mario Morrà ha respinto la richiesta di custodia cautelare in carcere. Secondo i pm avrebbe rivestito «il ruolo di organizzatore» dell'associazione a delinquere dedita alla corruzione per aggiudicare gare all'impresa di Romeo, ma il giudice ha negato la sussistenza del reato associative, non ravvisando gravi indizi per l'ex deputato. Per Stefania De Angelis, 45enne di Nocera Superiore residente a Castel San Giorgio, i pm napoletani chiedevano i domiciliari, il gip ha optato per una misura cautelare non restrittiva: la funzionaria del Suap al comune di Napoli è sospesa per 6 mesi dai pubblici uffici. La procura la accusa di corruzione per l'esercizio delle funzioni, corruzione per un atto contrario ai doveri d'ufficio e falsità ideologica. Pesanti gli addebiti a Francesca Russo, città nativa di Salerno e residente a Cava de' Tirreni: si ipotizzano il concorso in frode nelle pubbliche forniture aggravata dal metodo mafioso, assieme, tra gli altri, ad Alfredo Romeo e al dg dell'ospedale Cardarelli Ciro Verdoliva, il concorso in corruzione per un atto contrario ai doveri d'ufficio, il falso ideologico, e il concorso in furto. Tuttavia, per la giovane dirigente della Romeo Gestioni il gip non ha condiviso le conclusioni degli inquirenti, respingendo la richiesta di arresti domiciliari perché «non si configura un grave quadro indiziario». Secondo i pm, Stefania De Angelis sarebbe stata corrotta ricevendo una pianta grassa denominata Myrtillocactus Geometrizian Crestata, valore 450 euro, e la promessa di soggiorni e di percorsi Spa, per lei e altri due colleghi, all'hotel Romeo, l'albergo extra lusso in via Marina. Dovendo procedere ad ispezione presso la struttura per il rinnovo della certificazione "Cinque stelle lusso", due anni fa i tre dipendenti comunali avrebbero concordato con il dirigente della Romeo Gestioni Ivan Russo la data della verifica, avrebbero formato un falso verbale di sopralluogo e falsamente attestato l'esistenza di alcuni requisiti essenziali al riconoscimento della qualificazione. Francesca Russo è, invece, ritenuta coordinatrice di fatto per la esecuzione dell'appalto di pulizia dei locali del Cardarelli. A lei, al patron Romeo ed altri dipendenti della Romeo Gestioni si contesta di non aver rispettato «le prescrizioni e le previsioni dell'offerta tecnica presentata in sede di gara» e aver dissimulato «il mancato rispetto delle stesse», in relazione all'impiego delle attrezzature, all'utilizzo del materiale e all'impiego del personale, in numero inferiore rispetto a quello prescritto. I magistrati la accusano di aver assunto, con gli altri indagati, persone che non si sarebbero recate al lavoro secondo i turni di servizio, come Antonio Montepiccolo (non indagato, ndr), genero del boss Giuseppe Lo Russo, «con conseguenti ricadute sulla effettività e qualità del servizio offerto». L'aggravante del metodo mafioso è ipotizzata per aver agevolato le attività dei clan operanti nella zona collinare «ed in particolare del clan alle cosche senza che si recasse al lavoro secondo i turni e a Cimmino/Caiazzo e del clan Lo Russo».


