Le aziende nel mirino
Ricordiamo che entrambe le aziende che svolgono il servizio in città sono finite sotto indagine per essere state beneficiarie del mancato controllo dei dirigenti comunali con l'ausilio della politica sui pagamenti dovuti per le affissioni. Ma nessuno di loro ha un avuto un'interdittiva antimafia. Tra i tanti manifesti commemorativi di amici e parenti era saltato agli occhi di qualcuno quello del Comando di Polizia Locale, da qui è nata una polemica sull'opportunità del manifesto. La polemica, si precisa, era per le indagini in corso sulle ditte operanti a cui ci si era rivolti e non per l'azione di rispetto nei confronti del collega deceduto, noto e stimato.
I colleghi però sembra che non potendosi rivolgere ad altri non hanno preso in considerazione l'opportunità o meno di far affiggere i manifesti dall'onoranze funebri. Naturalmente, come da prassi, a produrre il manifesto in questione è stata la stessa ditta che si è occupata del funerale. Un gesto sicuramente nobile e di consuetudine (oltre che gratis), ha fatto scattare un’indagine interna i cui risvolti potrebbero portare a qualche provvedimento disciplinare tra i caschi bianchi.
L'inchiesta
L'ex sindaco Aliberti ebbe un avviso di conclusione di indagine per aver favorito le due imprese funebri operanti a Scafati ritenute dagli inquirenti vicine alla criminalità organizzata. Anche nel decreto di scioglimento del consiglio comunale le ditte funebri venivano indicate dal Ministero degli Interni tra i motivi per cui si riteneva necessario l'intervento dello Stato.
La task force
Nel frattempo la Geset, la società che ha in appalto sul territorio comunale le affissioni pubblicitarie e la riscossione di quanto dovuto, ha messo in campo una task-force per il controllo delle affissioni funebri, segnalando e riscontrando periodicamente le inadempienze ed inviando gli importi non versati al fine di ottemperare ai pagamenti dovuti.


