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Ravello. Operaio morto durante la raccolta dei limoni: la Cassazione conferma l'omicidio colposo

22 Maggio 2020 Author :  

di Danilo Ruggiero

Ravello, i giudici confermano l’omicidio colposo per un datore di lavoro che incaricò un operaio di raccogliere limoni da una scala. La Corte di Cassazione, sezione penale, presieduta dal magistrato Patrizia Piccialli ha confermato la condanna per omicidio colposo ad un 81enne della città di Ravello, in costiera amalfitana. La tragica vicenda riguarda un evento accaduto in località “Casa Rossa”, a circa 1 km dal centro cittadino, in cui è sito un  fondo di proprietà di un imprenditore di Amalfi. L’imputato M.C., secondo la ricostruzione operata dai giudici di merito, era stato incaricato dal proprietario dell’appezzamento di terreno di gestire e curare il fondo. Un giorno, l’imputato delegò un cittadino di origini rumene di procedere alla raccolta degli agrumi presso il fondo dell'imprenditore, nello specifico dei limoni, che veniva eseguita dall'operaio con l'utilizzo di semplici scale prive di ganci di trattenuta e prive appoggi antisdrucciolevoli. In particolare, nella ricostruzione operata dai giudici di merito, l’operazione veniva eseguita dal cittadino rumeno senza casco protettivo e mediante l'utilizzo di una scala comune inadeguata ad effettuare lavori a 7 metri di altezza, su un piano di calpestio in pendenza e con uno strapiombo di 5 metri e mezzo.  Negligenze che, durante la fase di raccolta degli agrumi, portarono improvvisamente alla caduta dell’operaio che precipitò su una piazzola sottostante e morì per le gravi ferite riportate. Subito dopo l’incidente, l’81enne di Ravello gestore del fondo fu ritenuto responsabile dal Tribunale di Salerno della morte del rumeno, da egli incaricato per effettuare l’operazione di raccolta dei limoni. La Corte di Appello, in data 18 aprile 2019, ha confermato la sentenza con cui il Tribunale di primo grado ha riconosciuto M.C. responsabile del reato di omicidio colposo ai danni dell’operaio rumeno, per colpa generica, nonché per l'inosservanza delle norme antinfortunistiche afferenti all'attività lavorativa svolta. Avverso la sentenza di secondo grado, l’anziano ha presentato ricorso per Cassazione, articolando due motivi per chiedere ai magistrati ermellini la riforma della pronuncia della Corte di Appello di Salerno.  In primis, in riguardo al particolare riferimento alla ritenuta sussistenza della qualifica di datore di lavoro. In secondo luogo, per quanto riguarda il computo del risarcimento del danno delle parti civili. La Corte di Cassazione, esaminato il ricorso, lo ha dichiarato manifestatamene infondato, evidenziando che “L'imputato era titolare di un vero e proprio obbligo di garanzia a tutela dell'incolumità del lavoratore e che, essendosi verificato l'infortunio sul luogo di lavoro, e quindi entro l'area di rischio, competeva al medesimo, in quanto gestore del fondo, l'obbligo giuridico dell'esatta osservanza delle misure antinfortunistiche, quindi, nel caso di specie, di dotare l'occasionale collaboratore di una scala conforme".

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