Ci sono giornate che vanno oltre la cronaca. Giornate che diventano il simbolo della voglia di riscatto di un'intera comunità. È quello che è accaduto a Longola, poche settimane dopo il devastante incendio doloso che ha distrutto gli spazi destinati alla didattica e al front office del Parco Archeologico Naturalistico.
Chi ha appiccato quel fuoco pensava probabilmente di colpire soltanto alcune strutture. In realtà ha cercato di spegnere un'idea di futuro, di fermare un percorso di crescita culturale, turistica ed economica che negli ultimi anni aveva restituito speranza a un territorio troppo spesso costretto a raccontarsi soltanto attraverso le sue emergenze.
La risposta è arrivata nel modo più bello.
Fin dal pomeriggio il Parco di Longola si è riempito di persone. Famiglie, giovani, volontari, cittadini arrivati anche da fuori provincia e decine di associazioni hanno risposto all'appello di Terramare 3000, guidata dalla presidente Linda Solino, scegliendo di essere presenti proprio nel luogo che il fuoco aveva tentato di ferire. Accanto alla società civile, una presenza istituzionale senza precedenti: magistrati, amministratori, parlamentari, rappresentanti del volontariato e del mondo della cultura hanno voluto testimoniare che Longola non può e non deve essere lasciata sola.
Non è stata soltanto la serata conclusiva dell'Archeofestival.
È stata una manifestazione di coscienza civile.
Un "no" forte al malaffare.
Un "sì" altrettanto deciso alla cultura, alla legalità e alla rinascita.
Il procuratore capo della Repubblica di Torre Annunziata, Nunzio Fragliasso, ha pronunciato parole destinate a restare.
«Colpire un sito archeologico come questo, che può rappresentare un'occasione di rilancio culturale, turistico ed economico per l'intero territorio, è un esempio di sciacallaggio.»
Poi ha posto una domanda che dovrebbe interrogare tutti.
«Ma noi ce li meritiamo davvero questi territori? Abbiamo la fortuna di vivere in luoghi straordinari, da fare invidia al mondo intero. E poi succede questo. Allora mi chiedo: quanto facciamo davvero per meritarceli? Quello di Longola è un gesto idiota. Solo un ottuso può compiere un atto simile. E poi penso al fiume Sarno: nasce ad Avellino, in un parco e in una riserva naturale straordinaria, e arriva a Torre Annunziata trasformato in una cloaca. Ci sono imprenditori che, per risparmiare poche migliaia di euro, continuano a sversare nel fiume. E ci sono ancora amministrazioni comunali che non hanno la rete fognaria collettata e scaricano nel Sarno. Nonostante i tantissimi sequestri che continuiamo a fare, c'è ancora chi persevera nell'illegalità. Poi, però, vedo tutta questa gente qui oggi a Longola e allora penso che, forse, un po' ce lo meritiamo questo territorio.»
Parole dure. Parole che vanno ben oltre il gesto criminale che ha colpito Longola. Perché il procuratore ha indicato il vero nemico di questo territorio: non soltanto chi appicca un incendio, ma ogni forma di illegalità che continua a sottrarre sviluppo, dignità e futuro a un'area che avrebbe tutte le caratteristiche per essere un modello nazionale.
Eppure, proprio quella folla radunata a Longola rappresenta il segnale più incoraggiante.
La presenza del magistrato Henry John Woodcock, della commissaria straordinaria di Poggiomarino Gabriella D'Orso, del direttore del Parco archeologico di Pompei Gabriel Zuchtriegel, insieme al consigliere regionale Giorgio Zinno, alla deputata Annarita Patriarca, a Giuseppe Annunziata, a Francesco Urraro, al presidente del Csv Napoli Umberto Cristadoro, alla presidente di Legambiente Campania Maria Teresa Imparato, ai rappresentanti di Libera e alle tantissime associazioni presenti, non è stata una semplice passerella istituzionale.
È stato un impegno pubblico.
Un messaggio chiaro rivolto a chi pensa ancora che Longola possa essere lasciata ai margini.
A dare ulteriore forza alla giornata sono state le parole del direttore del Parco archeologico di Pompei, Gabriel Zuchtriegel, che ha definito Longola «una Venezia della preistoria» e «una Pompei prima di Pompei».
«Per noi il gravissimo episodio dell'incendio è un motivo in più per rilanciare Longola, che sarà più bella di prima», ha affermato, ricordando gli oltre tre milioni di euro già destinati alla valorizzazione del sito con nuovi spazi espositivi e depositi visitabili.
Grande interesse ha suscitato anche la mostra allestita dalla Soprintendenza, illustrata dal funzionario archeologo Antonino Russo, che ha accompagnato i visitatori tra fibule, oggetti d'ambra, reperti destinati ai culti e testimonianze dei commerci sviluppati dalla comunità protostorica di Longola con popoli lontanissimi. Emozione anche davanti alle piroghe rinvenute negli scavi, autentico simbolo di una civiltà che continua ancora oggi a raccontare una storia unica.
La serata si è conclusa con l'ultimo appuntamento dell'Archeofestival, ma soprattutto con la consapevolezza che il lavoro costruito negli anni da Terramare 3000 e dalla sua presidente Linda Solino ha saputo creare una rete di cittadini, volontari e associazioni che rappresenta la parte migliore di questo territorio.
Ma adesso il tempo delle emozioni deve lasciare spazio alle decisioni.
La straordinaria partecipazione popolare non può restare la fotografia di una sola giornata.
Non bastano gli applausi. Non bastano le dichiarazioni. Non bastano le promesse.
Ora servono i fatti. Perché sarebbe un errore imperdonabile considerare quella di ieri un punto di arrivo. È soltanto un punto di partenza.
La società civile ha dimostrato di esserci. Le associazioni lo dimostrano ogni giorno. La magistratura continua a fare il proprio lavoro con coraggio. Adesso tocca alla politica e alle istituzioni.
Servono cantieri aperti. Servono investimenti realizzati. Servono sicurezza, controlli, promozione turistica, servizi efficienti e una strategia capace di trasformare Longola nel motore culturale, turistico ed economico dell'intera valle del Sarno.
Per troppi anni questo territorio ha visto sfumare occasioni irripetibili. Ogni volta il malaffare ha provato a rallentare il cambiamento, alimentando sfiducia e rassegnazione.
La risposta arrivata da Longola dimostra invece che esiste un'altra comunità. Una comunità che crede nella cultura. Che crede nella legalità. Che crede nello sviluppo.
La vera risposta a chi ha incendiato Longola non sarà soltanto individuare e condannare i responsabili. La risposta sarà inaugurare nuovi spazi. Riportare gli studenti nel parco.
Accogliere migliaia di visitatori. Creare lavoro.
Attrarre turismo, ricerca e investimenti. Trasformare un luogo ferito nel simbolo della rinascita dell'intera valle del Sarno.
Perché Longola non è soltanto un sito archeologico.
È il simbolo di ciò che questo territorio può diventare quando cultura, istituzioni e società civile camminano nella stessa direzione.
Per troppi anni la valle del Sarno ha visto prevalere le cronache dell'illegalità su quelle della bellezza.
Oggi ha l'occasione di riscrivere la propria storia.
Perché quando cresce la cultura, arretra il malaffare.
E Longola, oggi più che mai, deve diventare il luogo da cui questo territorio ricomincia davvero.
La società civile ha dimostrato di esserci.
Adesso tocca alle istituzioni trasformare quella straordinaria giornata in un progetto concreto.
Perché, dopo le parole, è arrivato finalmente il momento dei fatti.

