Maiori. Dehors, opposizione al veleno: "Ci hanno ignorato"

18 Maggio 2016 Author :  

Maiori, opposizione al veleno sui regolamenti dehors, si arma di ironia. In una nota i consiglieri Maria Teresa Laudano , Lucia Mammato, Enrico Califano scrivono sui regolamenti per i commercianti: "Del Sindaco di Maiori va apprezzata appieno la galoppante fantasia: i regolamenti per decoro urbano, dehors e “destagionalizzazione” (sic!) appena approvati sarebbero “ fondamentali, oltre che necessari, per il rilancio turistico di Maiori” . Nientepopòdimeno… ! Certo, in Consiglio ci hanno portato dei regolamenti perfetti: proprio per questo nessuno degli emendamenti delle opposizioni è stato preso in considerazione, nemmeno quello che “correggeva un indice sbagliato”. Si sa, quando una cosa è perfetta, l’imperfezione serve a descrivere la perfezione, un po’ come lo strabismo di Venere. Tralasciamo sicurezza e decoro urbano: snellite e aggiornate, sono norme del 2006. Siccome noi non ragioniamo per partito preso l’abbiamo approvato. Perché ha senso tentare di dare una complessiva identità visiva armonica al territorio. Naturalmente le norme, inapplicate da dieci anni, tali resteranno senza incentivazioni adeguate e verifiche puntuali, che sembrano al di là delle possibilità di questa Amministrazione - spiegano i consiglieri - Un velo pietoso lo stendiamo sulla cosiddetta “destagionalizzazione”: sfidiamo a cercare una persona normale che trovi in quei quattro o cinque articoletti confusi e contraddittori anche solo un accenno utile ad allungare la stagione turistica. Peraltro chi vuole fare l’esperimento può leggerli integralmente nei file del gruppo, indice perfetto compreso. Peccato che da queste parti destagionalizzazione significhi la vita quotidiana di 350 famiglie, che quest’anno staranno per 2 o 3 mesi senza reddito da lavoro o da disoccupazione, perché è un dato ormai certo che a Maiori meno del 20% degli stagionali raggiungeranno gli otto mesi di lavoro che garantiscono la copertura reddituale per tutto l’anno. Argomento che per pudore bisognerebbe evitare di affrontare con una paginetta priva di senso amministrativo compiuto e di applicabilità, o con i tentativi in corso di inventarsi associazioni di categoria che rischiano di contare come il due di briscola. Continuiamo a sperare in un sussulto di serietà e di responsabilità che suggerisca al più presto un confronto sociale aperto e senza ipocrisie per mettere mano alla questione. Il massimo si raggiunge nei due regolamenti sui dehors. Avevamo chiesto che: per il Lungomare e il Corso Reginna si utilizzasse lo stesso criterio politico ed economico di scelta;  si spiegasse che “concessione” non significa “essere proprietario” di un pezzo del paese; che non si conferisce un diritto, bensì una “situazione vantaggiosa ad un soggetto idoneo”, il che suggerisce prudenza ed equilibrio nel tenere conto degli interessi di tutti e di ognuno. venisse salvaguardato il principio della libera concorrenza sul piano dei tempi e dei costi;
ad attività uguali che occupano spazi uguali corrispondessero gli stessi oneri; venissero eliminate le concessioni “fisarmonica”, larghe di sera (o in agosto) e ristrette al mattino (o negli altri mesi); tra i documenti da presentarsi per la concessione si prevedesse una liberatoria dell’Ufficio Tributi per attestare l’avvenuto pagamento di acqua e spazzatura (anche questo per noi definisce un “soggetto idoneo”);
i concessionari fossero messi in condizione di rispettare la legge, e che quindi il Comune si presentasse con un preliminare concordato con Soprintendenza, Parco dei Monti Lattari, Autorità di Bacino Destra Sele e Genio Civile così da consentire una rapida acquisizione dei pareri e delle autorizzazioni obbligatorie per montare i dehors; si azzerassero entro la fine della stagione le attuali concessioni di incerta legittimità e si ricominciasse daccapo con la nuova disciplina" commentano. 

"Non avevamo previsto che in Consiglio, dopo ben dieci mesi di riflessione, arrivassero regolamenti perfetti. Per cui adesso a Maiori:
sul lungomare ci sono i figli di un dio minore e un solo dehors in più (“ad aziendam” ?), mentre sul Corso ne spunteranno una quindicina di tre tipi differenti; una concessione dura cinque anni, sia che tu investa 20000 euro, sia che ne spendi 3000, con quel che ne consegue in chiave di concorrenza per chi volesse aprire una nuova attività; a parità di attività, se hai 24 metri quadrati di spazio sulla copertura del Corso Reginna, li paghi più del doppio di chi li ha altrove; le pedane per delimitare le concessioni ci saranno (forse), ma non dappertutto e non per tutti; se non paghi acqua e spazzatura la concessione te la danno uguale, tanto a pagare la bolletta ci pensano i contribuenti corretti;
se – da concessionario - speravi di trovare la tranquillità necessaria per lavorare bene dopo due anni di ansie e tensioni, mettiti l’animo in pace, perché sei sempre tu che devi girare per i quattro Enti che ti devono autorizzare; ed al momento non sappiamo nemmeno se il Comune sia “abilitato all’uso delle aree di demanio idrico dello stato costituite dalla superficie extradossale della copertura del fiume Reginna Major” (che tradotto vuol dire che non si sa se possa autorizzare alcunché sulla copertura del fiume). Alla faccia della libertà d’impresa e di concorrenza, della trasparenza, legalità e qualità amministrativa: una sorta di “facimme ammuina” di stampo borbonico con un occhio di riguardo agli interessi tribali. Niente a che vedere con il concetto di Amministrazione. E certamente nulla a che spartire con l’immaginaria rivoluzione copernicana del Sindaco. Dopo il Porto, un'altra occasione perduta. Purtroppo per tutti" concludono Maria Teresa Laudano , Lucia Mammato, Enrico Califano.

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