Atrani. Gestione "approssimativa" del patrimonio immobiliare: condannato ex sindaco
ATRANI. Un patrimonio comunale gestito in maniera approssimativa e la responsabilità di aver concesso o comunque tollerato «che numerose unità immobiliari venissero date in locazione a canoni irrisori o cimunque notevolmente inferiori a quelli di mercato». È questa l’accusa della Procura generale della Corte dei Conti che ha portato alla condanna al risarcimento del danno di circa 75mila euro dell’ex sindaco di Atrani, Nicola Carrano, dell’ex assessore al Bilancio e al Patrimonio, Emiddio Proto, e dell’allora responsabile dell’Ufficio tecnico, Pasquale De Santis. I tre, secondo i giudici della Sezione Giurisdizionale della Campania, dovranno pagare 25mila euro ciascuno, oltre alle spese di giustizia. Esclusa, invece, la responsabilità degli altri consiglieri ed amministratori, pure tirati in ballo della Procura generale che aveva quantificato il danno in 396mila euro. A soccorrere i citati in giudizio la circostanza che gran parte del peso accusatorio è risultato prescritto. Per il resto la Corte ha ritenuto sussistente il danno erariale, in quanto la mala gestio del patrimonio immobiliare, «costituisce senza dubbio una grave violazione degli obblighi di servizio incombenti sugli organi comunali», visto che già dalla metà degli anni Novanta, «era emersa l’esigenza - peraltro figlia del principio di buona amministrazione (art. 97 Cost.) - di valorizzare il patrimonio immobiliare dei Comuni facendo ricorso ai prezzi di mercato».


