Francesco Apicella
"Tosca": ecco cosa accadde quella sera a New York
Questa settimana voglio raccontarvi un esilarante aneddoto che riguarda una delle tantissime messe in scena della “Tosca”, la bellissima opera lirica musicata dal grande Giacomo Puccini, su libretto di Giacomo Giacosa e Luigi Illica. Siamo al Metropolitan Opera House di New York e, in cartellone, è prevista, per quella sera, la rappresentazione, appunto, della Tosca. E’ tutto a posto: i cantanti, il direttore d’orchestra, il regista, le bellissime scene d’atmosfera e la magia delle luci, giostrate con maestria dagli addetti ai lavori per mettere in risalto il pathos dei personaggi e della drammatica vicenda dell’opera. Manca ancora qualche ora per l’apertura e si stanno approntando gli ultimi preparativi, il regista e il direttore d’orchestra sono particolarmente precisi e pignoli e pretendono che tutto sia a posto e al meglio. All’improvviso una terribile scoperta: i giovani che devono formare il plotone di esecuzione che deve fucilare Mario Cavaradossi, il protagonista maschile dell’opera, nel finale del terzo atto, non si trovano da nessuna parte. Il regista è disperato, non sa cosa sia successo, non riesce a spiegarsi per quale misterioso motivo quegli sciagurati non sono ancora arrivati e non sa come rimediare per rimpiazzarli, all’ultimo momento. Poi, arriva una telefonata: il furgone che li trasportava ha avuto un incidente, tutti quelli che erano a bordo sono illesi ma, per prudenza, sono stati portati nel più vicino ospedale, per gli accertamenti del caso, per cui, in nessun modo, potranno essere presenti in scena, per la sera. Come fare? Bisogna trovare dei sostituti al più presto! Al trovarobe viene un’idea e la espone al regista: conosce un gruppo di studenti, sempre in bolletta e con un bisogno disperato di soldi, che si presterebbero volentieri a sostituire i giovani infortunati, se tutti sono d’accordo provvederà lui stesso a rintracciarli e a portarli in teatro nel più breve tempo possibile. Risollevato, il regista accetta senz’altro la proposta. Ad opera già iniziata, finalmente gli studenti arrivano, trafelati, in teatro, pronti ad indossare i loro costumi e ad entrare in scena, appena tocca a loro. “Conoscete la Tosca?” domanda preoccupato il regista e i ragazzi, completamente a digiuno sull’argomento, pur di guadagnare qualche dollaro extra, rispondono all’unisono “Certamente, mister!” Alla fine dell’opera giunge, per loro, il momento di andare in scena. Sono bei ragazzi e, a dire la verità, fanno davvero una bella figura nelle loro uniformi che, manco a farlo apposta, sembrano quasi fatte su misura per loro. Quando il comandante del plotone ordina loro di imbracciare i fucili e di fare fuoco avviene il vero dramma dell’opera. In scena ci sono sia Tosca che Mario Cavaradossi. Non conoscendo affatto la trama dell’opera i ragazzi si guardano intorno smarriti, non sapendo a chi dei due sparare. Dopo qualche attimo di esitazione, pensando che l’opera si chiama Tosca, sparano a lei e, invece, cade a terra Mario. Ma non è tutto perché, ora, non sanno come uscire di scena! Per fortuna il soprano che interpreta Tosca fornisce loro un’inaspettata soluzione e, così, quando lei, disperata per la morte di Mario, si butta nel Tevere dagli spalti di Castel Sant’Angelo, i ragazzi la seguono e fanno altrettanto, buttandosi ad uno ad uno, dopo di lei. In quel momento il teatro, a dispetto del momento finale, intenso e commovente, venne giù per le risate e gli applausi degli spettatori, divertiti come matti per la scena, inaspettatamente comica, a cui avevano appena assistito. E, immancabilmente, il giorno dopo un critico “geniale” scrisse “Grande innovazione e originale trovata scenica nella Tosca rappresentata, con grande successo, al Metropolitan, ieri sera: il regista, per sottolineare la profonda e totale partecipazione emotiva dei giovani gendarmi del plotone di esecuzione, al dolore della protagonista, toccati dal suo drammatico gesto finale, con estremo coraggio e grande spirito di abnegazione, la seguono, a testa alta, nel suo tragico destino. Grande intuizione!!! Di critici, arguti come lui, ce ne vorrebbero a centinaia, peccato invece che ce ne sono a migliaia!


