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Riti e Miti. Danza "Tammurriata" della Valle del Sarno, ecco la sua storia

23 Marzo 2017 Author :  

di Gerardo Sinatore

Le danze e i movimenti sono un mezzo per associare la mente e il sentimento ai movimenti del corpo, in modo da ottenere una manifestazione comune. Certi movimenti contengono la dimostrazione di qualcosa, nei nostri, il miracolo dell’esplosione dell’amore, della gemmazione, della Primavera. Tuttavia esse, spesso, vengono eseguite semplicemente per abitudine mentre sarebbe bello pensare che si è circondati da forze metafisiche e che bisognerebbe coglierne ogni segno poiché, in fin dei conti, la vita è una danza. A proposito di coglierne ogni segno, la danza è a tutti gli effetti un symbolum ed il symbolum, cioè il pensiero simbolico ovvero l’idea che “precede il linguaggio”, in questa epoca secolarizzata e desacralizzata rimane, a Pagani e quindi nella Valle del Sarno, nonostante l’accenno in premessa, ancora un forte patrimonio identitario. Symbolum è un termine latino e significa accostamento, segno di riconoscimento e deriva dalle locuzioni greche insieme e gettare ovvero mettere insieme, far coincidere Infatti, nell’antica Grecia si chiamava symbolum un pezzo di riconoscimento ed espressamente, un pezzo di legno, di pietra, di argilla o una moneta spezzata in due in modo che le parti possedute costituissero una sola unità (il termine “simbolo“ deriva da “syn-bàllein” cioè “mettere insieme” in opposizione a “dia-bàllein” ovvero “separatore” da cui il termine “diavolo”) e, queste due parti, venivano conservate come segno di amicizia tra famiglie o come tessere di possesso di merci, o altro ancora, per confermare un patto, un possesso, un diritto. Nel caso della nostra danza tammurriata essa è duplicemente symbolum poiché la coppia ne costituisce le sue due parti e narra ad esse parti la storia della loro passione, della loro rinascita e trasformazione. Ed ecco che emerge il sacro che è nell’uomo, quella “esperienza indissolubilmente legata allo sforzo dell’uomo per costruire un mondo che abbia un significato” come dice Mircea Eliade e l’invisibile diventa tangibile. Infatti, il termine sacro deriva dal radicale indoeuropeo sak che significa sancire, conferire realtà, fare in modo che qualcosa diventi reale, che esista, che sia conforme al cosmo. Tutte le vecchie danze popolari hanno sempre un senso, poiché una cerimonia è un libro in cui sono state scritte molte cose. La danza libera il corpo dai codici convenzionali ed esalta i gesti, i linguaggi primordiali, per significare: invocazione; celebrazione; rafforzamento (cioè, auto-incitamento) /costernazione; evocazione/narrazione. Quella non mimata è storicamente anteriore a quella mimata e secondo Kurt Sachs, la danza non mimata, astratta, veniva praticata presso le popolazioni non dedite alla caccia come le nostre che, sostenendosi con i prodotti della terra, omaggiavano ed invocavano la fertilità con la danza. La danza di fertilità veniva effettuata anche nei riti nuziali: molti riti dedicati alla Madre Terra spesso si rappresentavano, per osmosi, in riti sensuali trasformandosi poi in quella che Johannes van Meurs ha classificato come saltatio lasciva (le antiche ballematia). La nostra tammurriata è una preghiera di fertilità, una danza di devozione che celebra l’amore attraverso la rappresentazione del corteggiamento ossia, attraverso la dinamica dell’incontro umano che ha per fine il congiungimento e per effetto la ri-nascita. Congiungimento anche come allegoria del prodigio della natura, dell’unione degli elementi e quindi di ciò che accade in Primavera che è la stagione che annuncia la rinascita-rigenerazione del mondo, l’anno nuovo (nell’antichità infatti, l’anno iniziava in Primavera). La danza tammurriata della Valle del Sarno, viene accompagnata esclusivamente da una sola tammorra e i danzatori ne accompagnano coralmente il ritmo con le castagnette. La tammurriata è un danza che si balla in coppia e le coppie sono formate da donna-uomo, uomo-uomo e donna-donna ed il contatto è consentito eccezionalmente nell’ultima fase che, se e quando avviene, è quella dell’incanto. Tra l’altro, nelle civiltà arcaiche, e ancora secondo lo studioso Kurt Sachs, i danzatori danzavano senza sfiorarsi, adattando i propri movimenti a quelli dell’altro, evitando il contatto. Nel nostro specifico caso il contatto si evita per generare maggior desiderio, quindi passione ardente: “questa violenza del cantare, del ballare, del dire e dell’agire, perché è il corpo stesso che partecipa all’anima. È una cultura dionisiaca, in cui il corpo si abbandona al delirio della mente che pesca nei ricordi ancestrali le proprie pulsioni. E allora, da questo punto di vista, i giovani queste cose non le sanno” (da Televideo.Rai.it, intervista di L. Mandolesi Ferrini a R. De Simone per “Son sei sorelle”, Squilibri editore, 2010)”. La tammurriata ha chiari ascendenti orientali: dopo secoli di approfondimenti, gli studiosi della danza sono giunti alla conclusione che le danze pagane, quelle che rivestono evidentemente caratteri sensuali, non erano le greche bensì quelle orientali, in quanto ballate più da donne e da effeminati che, sotto l’influenza del vino e del ritmo, non di rado la trasformavano in amore di gruppo. I riti dionisiaci ne dimostrano l’influenza subita. Anche la nostra tammurriata tra le sue principali caratteristiche ha quella di essere ballata tra donne o tra femminielli-femminielli anche se non ne è esclusa la coppia eterosessuale. Per dare maggiore profondità agli argomenti che ci interessano, pubblichiamo quanto scritto da alcuni studiosi: Roberto De Simone (“Chi è devoto” E.S.I., Napoli, 1974): “[…] si può anche intendere maggiormente la funzione di questi balli attraverso i quali i danzatori, coperti dal gesto ritualizzato, dallo stato di ebbrezza causato dal vino e dalla comunità stessa, tendono ad esprimersi per ore intere in un continuo rapporto con lo spazio e con gli altri. Per quel che riguarda il livello di partecipazione bisogna innanzitutto dire che in generale tali danze vengono eseguite da soli uomini e che assumono carattere di violento furore represso; diversa gestualità caratterizza le danze tra donne o quelle tra uomini e donne”. Annibale Ruccello (“Scritti inediti di Annibale Ruccello” di Rita Picchi, Gremese Editore, Roma, 2004): “Nel caso specifico (della tammorriata) di Pagani i simboli sono comunicati in forma estremamente scoperta e la tammurriata paganese (in quanto espressione di sessualità) si presenta come una delle più violente della tradizione campana. Tale tipo di sessualità smascherata la si trova anche nella comunicazione gestuale e coreutica. […] Nei balli, sono le donne a guidare il rituale con danze violentemente erotiche ed estremamente aggressive nei riguardi del maschio […] Lo stile a livello coreutico poi, nei danzatori si manifesta innanzitutto con una totalità gestuale completa per cui il ritmo è sempre espresso in tutte le parti del corpo. Al movimento delle braccia e delle mani, che impugnano le “castagnette”, si associano scuotimenti del bacini, gesti di diniego, movimenti del collo e tutta una serie di segnali tendenti principalmente alla liberazione fisica ed allo sblocco delle tensioni muscolari accumulate. In tal modo si può anche intendere maggiormente la funzione di questi balli attraverso i quali i danzatori, coperti dal gesto ritualizzato, dallo stato di ebbrezza dal vino e dalla comunità stessa, tendono ad esprimere per ore intere in un continuo rapporto con lo spazio e con gli altri. Per quel che riguarda ora il livello di partecipazione bisogna innanzitutto dire che in generale tali danze vengono eseguite da soli uomini e che assumono carattere di violento furore represso; diversa gestualità caratterizza le danze tra donne a quelle tra uomini e donne. […] Costante specifica della festa di Pagani, per quel che riguarda le ore pomeridiane, è una scopertissima dimensione omosessuale con la presenza ritualizzata e culturalizzata dei femminielli riconosciuti come tali da tutta la comunità. Mentre infatti le primissime ore del pomeriggio sono caratterizzate dalle danze delle donne sarnesi, verso l’imbrunire le coppie di danzatori sono sempre composte da uomini - in generale accoppiati con un notevole scarto generazionale - dove l’uomo maturo o l’anziano svolge nel rituale un ruolo maschile ed aggressivo ed il giovane un ruolo ambiguamente passivo invitando in maniera esplicita il partner, per poi ritrarsi subito”.

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