di Francesco Apicella
Qualche settimana fa ho assistito a Roma, nel teatro Tor Bella Monaca, alla rappresentazione di “Animula vagula, blandula…Adriano imperatore”, un testo scritto da Flavio Marigliani, diretto da Sandro Nardi e interpretato magistralmente da Roberto Santi, un attore dai mille volti, eclettico e dinamico, capace di passare con grande disinvoltura e, sempre perfettamente a suo agio, da una forma di spettacolo all’altra, dal teatro classico a quello moderno e d’avanguardia, dal musical all’operetta. Un curriculum artistico invidiabile, un successo dopo l’altro, accompagnati sempre dal consenso unanime della critica e del pubblico. Il sipario si apre su una scenografia essenziale ed efficace, alcune pertiche dritte sulla destra, sulla cui sommità spiccano delle teste, retaggio del mondo classico, una ruota leggera, sospesa ad un filo che, col suo ondeggiare, sottolinea il passaggio inesorabile del tempo e delle umane vicende, una pedana con una scaletta sulla sinistra, in sottofondo una musica esotica, di sapore medio-orientale, e, tutt’intorno un gioco di luci soffuso e di grande impatto visivo. Poi, nel momento in cui entra Roberto Santi, comincia la grande magia e, a poco a poco, grazie alla sua recitazione intensa, intimamente coinvolta e convolgente, la figura e la vita dell’imperatore Adriano si spogliano della loro essenza letteraria e astratta e prendono forma, consistenza e corposo spessore drammatico. I suoi sguardi, intrisi d’amore, di nostalgia e di struggente malinconia, a volte lampeggianti d’ira, sempre magnetici e irresistibili, la sua gestualità inquieta e nervosa ma sempre composta e misurata, mai sopra le righe, la sua voce chiara e forte, ricca di pathos e di caldi chiaroscuri espressivi accarezzano gli spettatori, li prendono per mano e li conducono in un mondo lontano, un mondo sospeso nel tempo ad aspettare, ancora vivo e palpitante di umane passioni. E quando la vicenda umana del grande imperatore si conclude, alla fine del dramma, davanti agli occhi rapiti del pubblico, segue un istante di rispettoso silenzio e, subito dopo, esplode, immancabilmente, uno scroscio ininterrotto di applausi…gli applausi vengono da ogni cuore, grato per le emozioni ricevute e, con inevitabile effetto boomerang, raggiungono i cuori commossi e commoventi di Roberto Santi e dell’imperatore Adriano che ancora dimora in lui, restio a lasciare il suo ospite. In tanti chiedono il bis, l’attore è visibilmente felice di questa richiesta, si schermisce, non se l’aspettava, è una richiesta insolita, in una rappresentazione teatrale non capita mai di concedere il bis ma il pubblico insiste, reclama il bis a suon di applausi e, alla fine, commosso, lui cede e acconsente, riproponendo il finale del dramma…accompagnati da un suggestivo commento musicale Roberto e Adriano diventano ancora una volta una cosa sola, un corpo solo, un’anima sola e, questa volta, l’immedesimazione è ancora più totale, più tangibile ed efficace. Alla fine, questa volta, gli applausi esplodono in sincrono con lo spegnimento della voce di Roberto Santi e sono ancora più fragorosi di prima, sembra non finiscona mai. E’ un grande successo di pubblico e, come testimonia il mio articolo, anche di critica.


