Vi voglio raccontare un bell’ aneddoto su Dino de Laurentiis, il più grande produttore cinematografico di tutti i tempi con più di 160 film all’attivo, tutti di grande successo e di ottima qualità artistica. Tullio Kezich e Alessandra Levantesi, rinomati e bravi critici cinematografici, gli hanno dedicato “Dino, la vita e i film”, un bellissimo libro, ricco di aneddoti e curiosità. Prima di iniziare la sua lunga, prestigiosa e pluripremiata carriera di produttore, Dino , il cui vero nome era Agostino , lasciata Torre Annunziata, la cittadina in provincia di Napoli, dove era nato e dove il padre possedeva un piccolo pastificio, si era iscritto a Roma , al Centro sperimentale di Cinematografia, inaugurato nel biennio 1937-1938. All’inizio voleva fare l’attore ma, poi, cambiò subito idea e si propose di realizzare nuovi obiettivi nel mondo del cinema. “L’attore non lo potevo fare, non era la mia partita” dirà in seguito in un’intervista”mi mancava la statura ma, soprattutto, quella presenza che buca lo schermo, indispensabile per diventare una star. E, poi, non sarei mai riuscito a stare fermo sul set, in attesa che qualcuno mi dicesse cosa fare o aspettare, a casa, attaccato al telefono, nell’attesa snervante di una scrittura. Volevo essere io quello che chiama e non quello che aspetta vicino al telefono. Volevo essere io quello che prende le decisioni. E, piuttosto che stare davanti alla macchina da presa o dietro, come regista, volevo essere io a progettare i film, a trovare il modo di realizzarli e di piazzarli sul mercato.” Aveva fatto un patto col padre, prima di andare a Roma, lui lo avrebbe finanziato per un anno nei suoi studi al Centro e, poi, trascorso questo periodo, sarebbe tornato a Torre Annunziata a lavorare nel pastificio. Ma, dopo un anno, era rimasto talmente affascinato da Roma che aveva deciso di rimanerci. Da allora, in poi, avrebbe badato lui a se stesso, si sarebbe trovato un lavoro e sarebbe diventato economicamente indipendente. Come d’accordo ,dopo un anno, il padre gli sospese il mantenimento e Dino si trovò nell’assoluta necessità di trovare subito un lavoro per provvedere ai suoi bisogni. Si dice “fortuna iuvat audaces” e così fu per lui Il caso, pronto a dare una mano al volenteroso e determinato giovanotto, gli fece incontrare, mentre passeggiava nei viali di Cinecittà, il produttore Peppino Amato. “Don Peppino, sono un napoletano come voi. Nel film “Batticuore” che state realizzando, non ci sarebbe una particina per me?”Colpito dal coraggio e dall’intraprendenza di quel giovane simpatico, Amato gli rispose” Vieni, vediamo se ti posso dare una mano” e, così dicendo, lo portò da Mario Camerini, il bravissimo regista del film che, in seguito, lavorerà per De Laurentiis per tutta la vita.”Questo guaglione potrebbe andare bene per il boy che porta i fiori ad Assia Noris?”L’ occhio attento ed esperto di Camerini lo scrutò, gli ordinò di camminare su e giù e decise che andava bene per quella piccola parte. Prima di congedarlo, Amato gli raccomandò: “Guagliò, non mi far fare una brutta figura, domattina presentati puntuale” “E , soprattutto, con le scarpe nere!”aggiunse il costumista. Le scarpe nere?! E dove le avrebbe prese il povero Dino? Ne aveva un solo paio ed erano marroni. “E dove le trovo le scarpe nere, così su due piedi e senza soldi in tasca?” si chiedeva tra sé, disperato. Ed ecco che, camminando immerso nei suoi pensieri, si trovò, di colpo, davanti alla vetrina di uno “scarparo” e vide, esposte su un ripiano, delle bellissime scarpe nere. Spinto da una’improvvisa forza interiore il giovane si fece coraggio ed entrò nel negozio, chiedendo al proprietario , un uomo sulla sessantina, di provare le scarpe. Lo” scarparo”, dandogli del tu lo fece accomodare e gli infilò egli stesso le scarpe ai piedi. Dino si alzò, fece qualche passo e contento esclamò: “Perfette, vanno proprio bene, le prendo!” Al momento di pagare tentò il tutto per tutto. “Senta, c’è un problema, non ho i soldi per pagarle. Ora le spiego:sono un attore, mi hanno offerto di partecipare a un film con Assia Noris e ho avuto l’ordine di presentarmi domattina ..con le scarpe nere…”” Secondo te cosa ti dovrei dire?” rispose perplesso il brav’uomo. “Mi guardi in faccia e si fidi. Domani sera la prima cosa che faccio, dopo aver incassato la paga, è venire qui da lei e pagarle le scarpe.”Dopo una lunga pausa di riflessione lo “scarparo” prese, convinto, la sua decisione:”Prendi queste scarpe e vai!”L’indomani, quando Dino, alla fine della giornata di lavoro, si presentò alla cassa, il ragioniere si rifiutò di pagarlo. “ Ti pagherò solo alla fine dei tuoi giorni di lavoro!” gli disse, risoluto “chi mi dice che, se oggi ti pago, domani ritornerai sul set? E se, poi, non ti presenti, devono rifare le scene”. Che poteva fare il povero De Laurentiis, deluso e amareggiato per non poter mantenere la promessa fatta a quell’uomo generoso che, in buona fede, si era fidato di lui? Quando, finalmente, ebbe i soldi in tasca, si recò subito al negozio ma lo trovò chiuso. Per fortuna sul muro c’era una targhetta con il nome e l’indirizzo del proprietario. Abitava là vicino. Quando aprì la porta a Dino, l’uomo non lo riconobbe subito poi, ricordandosi di lui, gli fece:”Ah, sei tu?” e prendendo la busta coi soldi che il giovane gli porgeva, aggiunse:” pensavo che non ti avrei più rivisto”. Passarono circa quindici anni e, un giorno, nell’ufficio che De Laurentiis aveva alla Vasca Navale, Liliana, la sua segretaria di allora, gli annunciò:” Dottore, c’è qui un anziano signore che vuole parlare solo con lei e con nessun altro.” E il produttore, ormai ricco e famoso, che riceveva sempre tutti:” Lo faccia entrare” le disse. Gli si presentò davanti un vecchietto: “Dottore, si ricorda delle scarpe nere per quel film con Assia Noris? Sono io che gliele ho date. E ora il negozio è fallito e avrei bisogno di un lavoro”. Commosso e non dimentico dell’aiuto provvidenziale e della straordinaria fiducia che quel vecchietto dimesso, un giorno, aveva avuto in lui, nel momento del bisogno, De Laurentiis che era un uomo di grande generosità e riconoscenza, non se lo fece dire due volte e gli affidò un incarico di guardiano che il vecchietto conservò fino alla morte. Age e Scarpelli, i due grandi e mordaci sceneggiatori, sulla storia raccontata da De Laurentiis, ricamarono, divertiti, un finale diverso: il giovane cliente prova le scarpe, fa qualche passo verso la porta e, poi, imboccando l’uscita, fila via, fuggendo ,veloce come il vento. E’ un bellissimo e commovente aneddoto e dimostra, anche se non ce ne fosse bisogno, di quanto siano stati immensi l’intraprendenza, la prontezza decisionale e l’istinto infallibile nella vita e nella straordinaria carriera del grande produttore.


