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Riti e miti della Valle del Sarno. Il tortano, uno dei simboli dell’antica tradizione

13 Giugno 2017 Author :  

Il tortano, è un pane dolciastro modellato a forma della statua della Madonna, o della Madonna con dodici pulcini intorno e con un piccolo specchio all’altezza del cuore, oppure a forma di gallina o ancora a forma di uccello e come sostiene l’antropologo Annibale Ruccello, l’“uccello” è uno dei nomi dati all’organo maschile nel dialetto locale e quindi simbolo di fecondità. Sempre come sostiene Annibale Ruccello, con tale rappresentazione è la stessa Madonna, ovvero il corpo della Madonna, che viene mangiato (come l’ostia nella comunione). Il tortano viene consumato in convivio oppure offerto alla Madonna. Per circoscrivere l’origine di questa cultura è giusto far osservare che nelle terre del Sarno si coltivò grano fin dall’antichità. Strabone scrive che in Campania veniva prodotto “il grano più bello, con cui si fa ‘l’alica” (la semola con la quale si faceva la vera pizza). Nel primo Ottocento, il Comune di Nocera era tra quelli che dettavano “assisa” per il pane ”bianco” e per quello “bruno”. Sulla crosta del tortano si scolpiscono segni, come croci, quadrati, triangoli e cerchi che rimandano ai riti di fertilità (già uno scritto del 2600 a.C. dell’antica Mesopotamia prescriveva di offrire agli dèi: “pagnotte di pane d’orzo … pagnotte di pane integrale, datteri, pasticcini, birra, vino, latte…”). L’antropologo Alfonso Maria Di Nola, in un suo articolo pubblicato su “Campania Felix”, documenta che: “I Sarnesi, quando vengono alla festa della Madonna delle Galline, assumono nei confronti della Regina atteggiamenti scherzosi che vanno dalla danza a parole fittiziamente insultanti, per esempio chiamano  ’a Figliola (ovvero la giovine, la ragazza, kore) anche: ’a Zingara (perché come gli zingari questua di casa in casa); ’a Mariola (cioè “ladra d’amore”); ’a Puverella forse perché a differenza d Sant’Alfonso, la cui festa è imponente, è onorata in una festa di “contadini poveri”. A proposito delle Madonne “dall’incarnato bruno” esse trovavano collocazione, grosso modo, emulando le arcaiche dee aniconiche e quelle rappresentate con carattere regale oltre che divino, per lo più nelle grotte, negli ipogei (cripte) di sacelli/santuari innalzati nei pressi di acque salutari, di pietre, grotte e luoghi vulcanici (ad es.: il monte Tabor ha origini vulcaniche) ovvero dove tellus, la terra, esprime con più evidenza la sua forza misteriosa. La Madonna Nera del Carmine di Napoli abitava nella “grotticella” (si festeggia dal 1550); la Madonna Avvocata di Maiori, comparve ai pastori Gabriele e Dattilo nel 1485 in una grotta (‘a festa Avvucata ne’, nuie nce ne jammo ‘ncoppo ‘a Vucata e muntagna pe’ muntagna nce ne jammo); la Madonna dei Bagni di Scafati invece su una fonte miracolosa (‘a li Vagne, ‘a li Vagne sciore ‘e papagne). Per il fatto che avessero l’incarnato bruno venivano così denominate: la Madonna di Montevergine: “’a Schiavona”; la Madonna Bruna della Pace di Giugliano “’a Zengarella”; la Madonna delle Galline: “’a Zengara” forse anche a dimostrazione dell’origine orientale. È opportuno segnalare che quando gli Zingari con le prime carovane si presentarono in Europa, e nonostante molti di essi si dicessero di fede cristiana, nacque per gli Zingari l'appellativo di Saraceni o, come in qualche Paese del Nord Europa, di Heiden, cioè pagani. Sempre in relazione ai “luoghi” della “Madonna nera”, nota è la storia di “Notre-Dame de la Ronde” - il cui nome “Nostra Signora del Cerchio”, che secondo J. Bonvin può anche significare “Nostra Signora della danza in cerchio/del canto alterno” e che attualmente si trova nella cappella del castello di Chazeuil nel dipartimento dell’Allier in Francia - che un giorno fu spostata dal sacerdote dall’ubicazione in cui era sempre stata per essere riposta in un armadio e cedere quindi il posto ad una nuova moderna colorata statua. Ebbene, la nuova statua cadde nella stessa notte frantumandosi in mille pezzi e la “Madonna della danza” riprese il suo vecchio posto ma per poco perché il cocciuto sacerdote, forse per preservarne il valore, la richiuse di nuovo nell’armadio. Allora la “Madonna della danza” scomparve e ricomparve come una dea pagana in un olmo dove fu scorta da un pastore che la donò alla chiesa di Agonges, un piccolo villaggio vicino Moulins nello stesso dipartimento dell’Allier. Ma anche da questo luogo scomparve e ricomparve ad un altro pastore in un folto cespuglio di biancospino, il cespuglio sacro delle dee celtiche. Il pastore, conoscendo i miti celtici, sapeva che il biancospino cresce su una collina, la “collina de cerchio” dove era l’originaria cappella della Vergine. Ciò per significare che il luogo, secondo le antiche leggende, lo sceglie sempre Lei… altrimenti che Maestà sarebbe? I luoghi che Lei sceglie, sono individuati (attraverso “ritrovamenti”) da buoi, galline, bambini, giovani donne, pastori, e tutte le volte nelle vicinanze - così come è sempre stato - di un albero “sacro”, di una fonte salubre, di una grande pietra, di una grotta... Ma anche su monticelli (mons veneris) dove in primavera avvengono le hieros-gamos, le “nozze sacre” ovvero la fusione tra anima, spirito e corpo; un matrimonio tra energie cosmiche e telluriche. La “Regina” da sempre sceglie un luogo lontano da ogni forma di civilizzazione (cfr. Petra von Cronenburg, pag. 36) ed interferenze. I giorni del “ritrovamento” corrispondono in tutti i casi a date di antiche preesistenti feste “pagane”. Tra le più celebri Madonne “pagane” c’è Notre-Dame du Puy (che nel 1793 fu gettata nel rogo dai rivoluzionari francesi), Notre-Dame di Rocamadour che fece “innamorare” Bernardo di Chiaravalle, la Madonna di Montevergine e ‘a Bruna Madonna del Carmine di Napoli. 

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