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Riti e miti della Valle del Sarno. Il tosello e l'esposizione del quadro della Madonna

30 Giugno 2017 Author :  

L’interesse profondo di tutte le tradizioni denominate popolari risiede soprattutto nel fatto che esse non sono di origine popolare (Luc Benoist, “La Cuisine des Anges, une esthétique de la pensée”)

Il Tosello ma più correttamente “Dosello” mutua il suo termine da “Dosel” nei secoli del vice-regno spagnolo e consiste nell’esporre un quadro della Madonna addobbato a festa al quale i fedeli offrono “i frutti della terra”, è un baldacchino riccamente addobbato con drappi e stoffe pregiate che ricorda il baldacchino che accoglieva, appunto, il trono reale. Ma il termine tosello/dosel, ha origini datate in quanto lo stesso baldacchino/dosel si chiama così poiché imita l’uso di allestire l’are, l’altare pagano con il grano. Infatti, esiste una varietà di grano, di biada, che si chiama calbigia o tosello, o tosone o grano gentile ovvero il grano paganoconspighe con reste corte o addirittura prive. Questa osservazione è supportata da numerose tradizioni che in Campania, e non soltanto, ancora si rispettano, come quella deiGigli” e dei “carri di grano”. I “Giglisono degli obelischi mobili che in origine venivano rivestiti in massima parte di grano. Sono famosi quelli di Nola, di Mirabella, di Barra (Na), di Brusciano (Na), di Flumeri (Av) e quelli di misura più ridotta di Viggiano. Per i carri di grano, ricordiamo quelli di Foglianise (Bn), Fontanarosa (Av), Frigento (Av) e Villanova del Battista (Av) che richiamano, nella loro rappresentazione, l’origine delle processioni pagane. Il termine “tosello” è d’uso anche in Sicilia ed in Calabria ed il termine tusellu, sia in siciliano che in calabrese, ha lo stesso significato del nostro, ovvero di baldacchino ed il grano gentile si coltivava nell’antichità sia nell’Isola che in Calabria. I toselli, a ben vedere, sono un’usanza dell’intera Valle del Sarno, basta pensare alla festa della Madonna di Materdomini (14 e 15 agosto) di Nocera Superiore quando le edicole votive innalzate lungo le strade e nei cortili dedicate alla Vergine, vengono addobbate e decorate con piante, fiori freschi, festoni, fiori di carta e luci colorate richiamando una tradizione già conosciuta dal V sec. d. C. quando, appunto, durante l’Assunzione nei campi e nei cortili della Valle del Sarno si innalzavano altarini con l’icona della Madonna. Oppure, alla processione che gli incappucciati Paputi ovvero i “saggi” di Sarno,  con le croci sulle spalle, fanno all’alba del Venerdì Santo nell’antico borgo di Terravecchia (sul Monte Saro)  inerpicandosi sino alla chiesa che, nel 1200, al ritorno dei Templari, fu dedicata a Maria Maddalena, trovando ristoro, strada facendo, presso toselli che oggi sono chiamati “sepolcri” ma raffigurano però sacre icone mariane e sono posti all’esterno di ogni chiesa decorati con spighe di grano, lungo il percorso processionale. Tra l’altro, ad aprile ed esattamente il 25, a Sarno, c’era una processione festosa come quella della Madonna delle galline di Pagani, anch’essa di origine pagana, che nel 1634 fu oggetto di controversie all’interno della Diocesi, che era quella dedicata a “Santo Marco” (Marco è un nome molto ricorrente a Sarno come Matteo a Salerno) anche se ricostruendo la storia sembra più probabile che la processione vietata sia stata quella di Santa Maria Maddalena a cui era intitolata la chiesa che custodiva S. Marco prima del ‘500.Il Toselloè un indubitabile residuo di un rito pagano. A tal proposito Jean Daniélou, che era un illustre teologo, antropologo, nonché cardinale cattolico, affermando che il Cristianesimo spesso si era limitato a sostituire i suoi santi agli dèi pagani perché capiva che la sacralità di certi luoghi avrebbe in ogni caso continuato ad esercitare il suo fascinans ovvero, il mistero, sostiene in un suo scritto: “Oggi ancora, certuni vorrebbero emendare il Cristianesimo dai residui pagani. Sarebbe un grave errore voler eliminare dall’esistenza cristiana tutti gli elementi pagani cristianizzati, come invece molti puritani di oggi vorrebbero fare”. Pertanto, il Tosello è il ritorno alle origini. Simboleggia il ritrovamento nella luce e nella forza, dell’Inizio. Chi lo vive con debita disposizione si trova rigenerato. È un pellegrinaggio, è un “andare all’Origine”, “alla casa di Dio”. È un movimento orante, un canto danzante verso un simulacro che incarna simbolicamente la risposta ubbidiente del devoto a sua Madre, generatrice, mediatrice e protettrice. È così che viene, in primo piano, nella spiritualità del partecipante devoto, la dimensione simbolica della sua anima che si esprime nei gesti, nei riti e negli eventi vissuti. I toselli, come gli antichi Mercuriali, sono pertanto disseminati sull’intero percorso del peregrinare processionale. Durante la processione della Madonna delle galline di Pagani, ad esempio, i contadini accendono lampade ad olio (oggi ceri e lumini) ad un’immagine della Madonna Bruna incollata su cartone, posta su una mensola rudimentale sulla facciata principale della casa. Tradizionalmente, copia della stessa immagine si può anche ritrovare incollata all’interno dell’anta di uno stipo, di un armadio o sul retro della porta d’ingresso principale della casa. Nell’occasione, sulla mensola giacciono anche barattoli utilizzati a mo’ di vasi, per i fiori freschi (roselline, ortensie, margherite e gerbere). Qui, la sosta ristoratrice è più “sanguigna”. Nell’attesa si beve del buon vino, si danza e si canta al ritmo della tammorre. Quando arriva il corteo processionale si offre cibo e vino ai portantini in segno di ospitalità. Poi, l’anziana della famiglia procede scalza verso la Madonna con uova, galline, verdura e le bacia il manto inginocchiandosi. Durante le danze di attesa della processione e quelle serali di festeggiamento si combinano anche inattesi matrimoni.

Punto Agro News

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