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Spettacolo: “fattarielle e ‘nciuce”: “A Cà, famme nonnaaa!”, l'aneddoto su Carlo Verdone

13 Gennaio 2021 Author :  

di Francesco Apicella

“Era d’inverno! Era il 2006….” racconta Carlo Verdone nel suo bellissimo libro “La casa sopra i portici” era l’una di notte e io percorrevo il Ponte Mazzini in sella alla mia moto quando il semaforo, diventato rosso, mi costrinse a fermarmi, in attesa del verde. Improvvisamente sentii dietro di me il rombo rumoroso di una moto smarmittata e, subito dopo, mi arrivò un’ energica pacca sulla spalla “An vedi,c hi c’è! Ma sei proprio tu, Carletto bello?! Mortacci tua, nun ce posso crede…ciò davanti a me er mito dei miti!”, mi urlò un coattone, a squrciagola. Preso alla sprovvista, non sapendo che dire, pacatamente gli risposi:” Ti ringrazio tanto..veramente!” Ma quello non mollava la presa e continuò imperterrito “Com’è che fai quando chiami nonnaaa! Rifammelo un po’, te prego!” “Ma daje, ma che metto a fà, semo in mezzo a ‘na strada…No, nun se po’”. Nel frattempo lui aveva tirato fuori un cellulare e aveva composto un numero. Il semaforo era sempre rosso!. Dopo qualche secondo urla al telefono:” A Frà, ‘ndovina un po’ chi ciò davanti? Come chi? Ciò er mito. Carlo Verdone! Mò te lo passo che te fa nonnaaa!” e rivolto a me “daje Carlè’, faje nonnaaa!” “ Ma dai! Nun se po’, che me metto a fà….”Intanto era scattato il verde al semaforo, i clacson delle auto dietro di noi strombazzavano impazienti e quello, come se niente fosse, mi stava sempre addosso. “A Cà, glie devi fa nonnaaa! Daje è n’amico. Me lo mandi a letto contento. E daje!” Disperato, accennai a Mimmo, il nipote imbranato di “Bianco, rosso e verdone” che, con voce sgranata chiama nonnaaa! Ma non era finita lì! Quando gli porsi il cellulare per darmi alla fuga, lui incalzò:” Ma er pezzo delle gambe nun glielo fai? Daje, Carlè, è n’amico. Me lo mandi a letto contento.” Dietro di me i clacson delle macchine ferme erano inferociti, stavamo bloccando il traffico. Cominciarono a volare, senza risparmio, tanti mortacci vostra e vaffanculo. Non avevo scampo! Ripresi il cellulare e cominciai:” Basta nonna co’ ‘ste gambe! E allungaglie le gambe e ristendiglie le gambe e riallungaglie le gambe. Io te le taglierei quelle gambe!”.Finalmente soddisfatto e incurante delle proteste dei conducenti delle macchine bloccate dietro di noi, il tizio esplose in una risata felice. “Nun ce niente da fa, Carlè….sei er mejo! Grazie pe’ avemme dato er sorriso a n’adolesce nza de merda!”.”Quella frase” continua Carlo “mi commosse profondamente. Dentro di essa era racchiuso il potere e la forza di tutti i miei lavori e anche la constatazione che il “mito” oggi come oggi, in un’epoca in cui la comunicazione ha fatto passi da giganti, non può pretendere alcuna distanza, anche se minima, dal suo ammiratore.”Grazie, grande Carlo, dispensatore di sorrisi, di sogni e di buonumore, amato incondizionatamente dai tuoi spettatori….grazie! E, come direbbe il coattone che ti aveva bloccato al semaforo, col suo entusiasmo contagioso, ti dico:” A Cà, sei er mejo, er mito dei miti!”

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