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“Donna Sophì, non sprecare le tue lacrime!”

03 Settembre 2023 Author :  

di Francesco Apicella

Quando nel 1960, a Londra, mi rubarono tutto ciò che avevo, perfino un anellino da niente” racconta Sofia Loren nella sua autobiografia “provai un tremendo dolore perché quei bracciali, quegli anelli, quelle collane simbolizzavano la mia lotta per la fama e la ricchezza. Non erano soltanto diamanti, rubini, smeraldi, erano l’evidenza fisica della mia lotta con la vita. Stavo girando il film “La miliardaria” accanto a Peter Sellers, c’era un grande affiatamento tra noi ed era un vero piacere lavorare con un uomo intelligente e spiritoso come lui. Fu durante le riprese del film che The Cat, una sera, si impossessò di tutti i miei gioielli. Gioielli che, finalmente, grazie al mio lavoro, potevo concedermi o che mi regalava mio marito Carlo alla fine dei miei film. Dietro a ogni paia di orecchini, a ogni anello, a ogni collana c’erano una storia, una fatica, un successo. Erano le medaglie che accompagnavano ogni mia vittoria. Dopo aver trascorso una prima notte al Ritz, dove per sicurezza avevo affidato il mio beauty-case nero alla cassaforte dell’hotel, ci eravamo trasferiti nel Norwegian Barn, un cottage all’interno del Country Club dello Hertfordshire. Con me c’era il mio piccolo mondo che mi seguiva sempre quando giravo un film: lo sceneggiatore Basilio Franchina, che avevo conosciuto nel 1954 durante le riprese del film “La donna del fiume” e che, da allora, era diventato mio grande amico, la mia fidata segretaria e amica Ines Bruscia, la cuoca Livia e la parrucchiera. Basilio, preoccupato per i miei gioielli, aveva chiesto una guardia notturna, ma il segretario del club gli aveva risposto asciutto:” Signore, siamo in Inghilterra, mica a Napoli, non si deve preoccupare!” Prendemmo possesso del cottage e ognuno di noi si sistemò nella propria stanza. La mia era al primo piano e aveva accanto un luminoso e spazioso guardaroba. Una meraviglia! E fu proprio lì che, furtivamente, si infilò il ladro, mentre eravamo tutti a casa, aspettando il momento opportuno per sgattaiolare fuori e fare il colpo. Il momento giusto per entrare in azione, glielo offrii io, su un piatto d’argento. La sera andai a prendere mio marito Carlo all’aeroporto e lasciai i gioielli nella mia stanza. Mentre Basilio ed Ines chiacchieravano guardando la televisione, al piano terra, The Cat, silenzioso come una folata di vento, con movimenti felini, sicuri e collaudati, sgusciò fuori dal guardaroba al piano di sopra, si introdusse nella mia stanza e, dopo un po’, i gioielli presero il volo con lui, sparendo per sempre dalla mia vita. Quando, verso le undici di sera, tornammo al cottage, salii subito in camera mia. Era tardi e il giorno dopo mi attendeva una giornata di duro lavoro sul set. Appena entrata ebbi subito la sensazione che c’era qualcosa che non andava. Girai lo sguardo per la stanza e, finalmente, realizzai cosa era successo in mia assenza. Il cassetto del comò e la finestra al suo fianco erano entrambi aperti. Mi sentii venir meno. “Uh, Maronna mia…” mormorai, “s’hanno pigliato tutte cose!” I miei gioielli e tutti i ricordi più cari a loro legati non c’erano più! Chiamammo Scotland Yard. La polizia arrivò subito ma, ormai, non c’era più niente da fare Il ladro si era dileguato e non sarebbero mai riusciti a prenderlo. Molto tempo dopo, quando il reato era ormai caduto in prescrizione, il ladro mi scrisse una lettera firmandola “The Cat”. Me lo immaginai come un gatto dal passo felpato, tutto vestito di nero, una controfigura del mio amico Cary Grant nel film di HitchcockCaccia al ladro”. Mi ritirai che era quasi l’alba ma il giorno dopo, puntuale come sempre, mi recai sul set, come se niente fosse accaduto. Sicuramente ero stata spinta dal senso del dovere, dalla volontà di mantenere l’impegno preso e dal rispetto per il lavoro degli altri ma più di tutto a spingermi era stata la consapevolezza che, nel lavoro, ritrovavo l’ordine che era stato sconvolto. Facendo quello che sapevo e dovevo fare, avevo la sensazione di poter recuperare quel controllo che The Cat, col suo furto, mi aveva rubato e si era portato via. Quella mattina, durante una pausa delle riprese, all’improvviso mi sentii circondata da tutta la troupe. “Che c’è?” chiesi spaventata. A nome di tutti, Peter mi porse un pacchettino argentato con un nastrino d’oro. Era un piccologrande regalo per me: una bellissima spilla con cui i miei colleghi mi dimostravano la loro solidarietà e il loro affetto. Fu quel gesto a farmi capire che niente era davvero perduto. Che ci sarebbero stati tanti altri film da vivere, tanti successi da festeggiare, tanti momenti da ricordare e anche tanti altri gioielli da indossare. Ma fu ancora una volta De Sica a farmi il regalo più prezioso. Era arrivato a Londra da qualche giorno, per fare un piccolo cammeo nel nostro film. Appena aveva saputo del furto, si era precipitato da me per vedere come stavo. Mi aveva trovato in lacrime, seduta sul letto, mentre guardavo sconsolata il comò, la finestra e il vuoto che The Cat aveva lasciato dietro di sè. Si sedette accanto a me e, porgendomi il suo fazzoletto, affettuosamente mi disse:” Donna Sophì, non sprecare le tue lacrime. Siamo due napoletani nati nella povertà. I soldi vanno e vengono. Pensa quanti ne perdo io al casinò…” “Che dici, Vittò, nun aje capito. Quei gioielli erano parte di me…” “Sophì, stammi a sentire: non piangere mai per qualcosa che non possa piangere per te.” Ringrazio la “nostra”Sophia Loren, per la sua generosità, la sua squisita umanità, la sua bellezza ,la sua solarità, per le emozioni che, sempre, ci ha regalato dal grande schermo con le sue interpretazioni e per la bellissima autobiografia: “Sophia Loren-Ieri, oggi, domani-La mia vita”, la cui lettura mi ha appassionato sin dalla prima pagina e mi ha permesso di conoscere più profondamente un’attrice dotata di un immenso talento naturale, che tutto il mondo ci invidia e che, da sempre, onora con la sua stima e la sua ammirazione.

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