di Francesco Apicella
‘O Munaciello è uno spirito imprevedibile e capriccioso, un fantasma di piccola statura, indossa un saio francescano, porta in testa, sulla chierica, una scazzettella (zucchetto) rossa e delle fibbie d’argento sulle scarpe; se qualcuno gli ruba il copricapo rosso, scoprendo la sua grossa testa, lo tiene in suo potere e lui, disperato, pur di riaverlo, è disposto a fare qualsiasi cosa. A seconda delle circostanze e dal trattamento che riceve, il suo atteggiamento può essere molto dispettoso o molto generoso nei riguardi del padrone di casa che, involontariamente, lo ospita. Se viene trattato con gentilezza e rispetto, il Monaciello, per riconoscenza, può portare fortuna e ricchezza agli abitanti della casa; a patto, però, che nessuno di loro riveli ad altri la sua presenza ,se si dice in giro di avere il Monaciello in casa, lui si arrabbia e la fortuna che aveva regalato va a farsi benedire e si trasforma rapidamente in iattura e sfortuna. Se, poi, i suoi ospiti lo trattano male e sono sgarbati, lui diventa cattivo e fa dispetti a tutto spiano, seminando guai, caos, miseria e malasorte. Perciò si dice di lui:”’O Munaciello’ a chi arricchisce e a chi appezzentisce’”. Però, a tutto c’è rimedio e si può ottenere la sua simpatia, lasciandogli sempre un piatto con qualcosa di buono da mangiare. Lui è molto goloso, sopratutto di dolci e di frutta, e se si sente accettato e amato, diventa buono ed è pronto ad aiutare le persone che dimostrano, con le loro attenzioni, di volergli bene. Può trasformare il cibo in oro, lasciare monete e oggetti preziosi in giro per la casa e, a volte, far trovare al suo ospite anche qualche prezioso tesoro. Ma non bisogna mai rivelare a nessuno che il Monaciello è la fonte da cui proviene un’improvvisa fortuna, altrimenti scomparirà all’istante. Su questo non transige!
A Napoli, quando una persona si arricchisce improvvisamente, si suole dire:”Forse téne ‘o Munaciello dint’a casa!”Il Monaciello, di solito, si stabilisce in un’abitazione da lui scelta ma, a volte, può essere semplicemente di passaggio in una casa, per non tornarvi, in seguito, mai più e, in questo caso, non causa alcun danno. Anzi, nel suo passaggio, se prova simpatia per gli occupanti della casa, può lasciare loro delle monete e fare dei piccoli scherzi che, se vengono ben interpretati con l’aiuto della Smorfia napoletana, trovando i numeri giusti, possono portare fortunate vincite al lotto. A volte, incantato dalla bellezza, si ferma a sfiorare e a palpare le belle donne a cui, prima di andar via, regala gioielli e altri doni preziosi. Nelle case delle persone povere, sull’orlo della disperazione, il Monaciello diventa generoso e caritatevole e le aiuta ad uscire dalla miseria.
Numerose leggende circolano sulla figura del Monaciello, alcune molto divertenti e simpatiche: si narra che in via dei Tribunali, nel centro storico di Napoli, vi fosse una casa infestata da un Monaciello, particolarmente, scontroso e irascibile, che voleva l’abitazione tutta per sé, per cui, per paura, nessuno voleva andarci ad abitare. Un giorno, però, uno studente di filosofia, spavaldo e bisognoso di un alloggio, prese, per pochi soldi, in affitto la casa. Il Monaciello era furente per quell’intrusione fastidiosa e fece di tutto per spaventarlo e farlo andare via: provocò rumori improvvisi e sinistri, creò disordine in casa, fece cadere una mensola in cucina che, con un frastuono incredibile, provocò la rottura dei piatti e di tutto il vasellame vario che vi erano appoggiati sopra e, per completare l’opera, fece suonare il campanello di casa per tutto il giorno e la notte. Lo studente non si spaventò per niente e trovò una spiegazione logica per ogni cosa: diede la colpa ai topi per il disordine in casa e i rumori vari e prese un gatto, pensò che, in cucina, la mensola era caduta perché i chiodi che la sostenevano non erano molto forti e li cambiò, e concluse che, a suonare il campanello di casa ininterrottamente, erano stati sicuramente gli scugnizzi della strada, sempre in vena di scherzi e di dispetti. “Stu guaglione è tuosto comme a ‘na preta” pensò il Monaciello “è proprio ‘nu figlie ‘e zoccola ma, mò, lo sistemo io, stanotte‘o faccio cacà sotto d’a paura, accusì se ne fuje!” Quella notte fece un baccano tremendo, sbattendo pentole, coperchi, stoviglie e rompendo oggetti. Ma niente!Lo studente era irriducibile e, come se fosse sordo, continuò a dormire, imperterrito, per tutta la notte. La notte seguente, per spaventarlo a morte, decise di svegliarlo e di apparirgli nelle sue sembianze ma anche questa volta i suoi tentativi per farlo scappare fallirono perché il ragazzo si convinse che era stato tutto un sogno. Alla fine, stanco di tanti fallimenti, il Monaciello capitolò, si presentò al giovane con umiltà e gli fece promettere di non rivelare a nessuno quello che aveva visto e sentito: "Vedrai, ti prometto che non te ne pentirai!”. Il giovane mantenne la promessa, tenne la bocca chiusa e non rivelò a nessuno la presenza del Monaciello in casa. Colpito dal coraggio e dalla serietà dello studente, il Monaciello lo prese in simpatia e mantenne anche lui la sua promessa, facendolo diventare ricco e famoso. A Piazza Garibaldi, nei pressi della stazione Centrale viveva una giovane vedova con i figli. Era poverissima, viveva di stenti e si arrabattava per tirare avanti e dar da mangiare ai suoi figli; commosso dalla forza e dalla disperazione di quella donna, il Monaciello decise di aiutarla e così, ogni giorno, le faceva trovare, a sorpresa, del denaro nei posti più impensati della casa. Il fratello della vedova, saputo cosa accadeva nella casa di sua sorella, capì subito di cosa si trattava e, fiducioso, si giocò i numeri al lotto: 14( i soldi), 15 (la meraviglia) e 1 (il fantasma). Fece terno secco e con la vincita si comprò un palazzo su Corso Umberto I° (il Rettifilo), attualmente adibito ad albergo.
Una volta il Monaciello fece impazzire l’avvocato Gargiulo, un’eccellenza del Foro napoletano; il poveruomo, poichè si perdeva continuamente tutte le carte importanti dei processi, pensando di avere in casa il Monaciello, che gli faceva i dispetti, convinse la moglie a cambiare casa. I mobili furono messi su un carretto per essere portati via e il trasloco cominciò. A un certo punto l’avvocato si girò e vide un folletto seduto su un armadio che, guardandolo, allegro domandò: “Che bellezza, avvocà, cagnammo casa? “.Una volta per le vie e i vicoli di Napoli girava ‘o franfelliccaro (uno dei mestieri più antichi di Napoli) con la sua sporta traboccante di franfellicche (o frammellicchi) che erano dei bastoncini dolci colorati, fatti a mano, a base di zucchero, miele e coloranti vari. Spesso venivano preparati in casa e, poi, portati in giro per la vendita. A volte, invece, il franfelliccaro girava con un carrello ben attrezzato, dotato di un fornello a carbone, su cui troneggiava un pentolone annerito dal tempo e dall’usura, in cui lui versava una gran quantità di zucchero per farlo ‘squagliare’(sciogliere) col calore e, poi, vi aggiungeva miele e alcuni coloranti; impastava il tutto e, appena si era raffreddato un po’, lavorava l’impasto con le mani esperte, preparava le sue deliziose franfellicche, le appendeva a un gancio e chiamava i bambini a gran voce:”Guagliù, currite, accattateve ‘o frammellicco, cinche culure e cinche sapure, ‘nu sordo all’uno”.
A Napoli, nella zona della Duchesca, c’era un povero franmelliccaro, molto amato dai bambini perché era simpatico, sempre sorridente e preparava delle franfellicche deliziose. Poi, quando la sua sporta si era completamente svuotata, ritornava nel suo basso e, prima di andare a letto, preparava quelle da vendere il giorno dopo. Eppure, nonostante il basso fosse chiuso e non aveva finestre, ogni mattina si ritrovava qualche franfellicca in meno. Qualcuno gliele rubava durante la notte, non c’erano altre spiegazioni! Ma chi era il misterioso ladro e come si introduceva in casa, di notte? Mah! Ne parlò con una capera (acconciatrice di capelli, pettegola) che abitava nel suo stesso vicolo, nota per sapere tutto di tutti, questa l’ascoltò e, sicura, gli disse:”Pascà, ma quale mariuolo vai truvanno? Chillo è ‘o Munaciello ca’ t’arrobba ‘e franfellicche! Si sta ‘a casa toia pecchè ‘e piaceno ‘e franfellicche ca’ fai, te vò bbene. Apprufittene, fatte dà ‘e nummere, sicuramente te fa vencere ‘o banco- lotto”. Quella notte il brav’uomo, prima di andare al letto, si fece coraggio e chiamò il Monaciello:”Munaciè, damme ‘e nummere! Aiutame!” Improvvisamente un bicchiere cadde dal tavolo e si ruppe: 1 (il bicchiere rotto), 15 (la meraviglia) e 12 (‘o Munaciello). Il brav’uomo si giocò i 3 numeri sulla ruota di Napoli, e vinse. Terno secco! Con i soldi della vincita comprò una botteguccia in un vicolo di Napoli, ben attrezzata, e continuò a preparare le sue franfellicche e a venderle al coperto.
Oltre che nel libro “Leggende napoletane” di Matilde Serao, la figura del Monaciello la troviamo in diverse opere letterarie, teatrali e cinematografiche; è presente nelle ‘Storie e leggende napoletane’ di Benedetto Croce, nella fiaba ‘La gatta cenerentola’ del libro ‘Lo cunto de’ li cunti’ scritto da Giambattista Basile, tra il 1634 e il 1636, nel racconto ‘Il Monaciello di Napoli’ di Anna Maria Ortese (1940), nella commedia ‘Nu munaciello dint’a casa ‘e Pullecenella’di Antonio Petito del 1901, nella commedia ‘Questi fantasmi’, scritta dal grande Eduardo De Filippo, nel 1945, in cui Pasquale Lojacono, il protagonista, crede che sia il Monaciello a portare il benessere in casa e non l’amante della moglie; lo troviamo ancora nella bellissima opera teatrale ‘La gatta Cenerentola’,scritta nel 1975 dal maestro Roberto De Simone e tratta dalla fiaba omonima di Basile, nel film ‘O re’ di Luigi Magni ,girato nel 1988 e nel film ‘’E’ stata la mano di Dio’ di Paolo Sorrentino del 2021, in cui il Monaciello compare due volte; lo troviamo anche nella canzone ‘’O Munaciello’ di Roberto Bracco del 1891, nel brano con lo stesso titolo del gruppo musicale ‘E Zezi’ del 1995 e nella canzone ‘O Munaciello d’ ‘o teatro’, scritta e cantata da Lucariello nel 2011. Seconda la tradizione il Munaciello si manifesterebbe ancora oggi in alcune zone di Napoli e nei paesi vicini. Sembra che compaia nella zona napoletana di Sant’Eframo, nei pressi dei Ponti Rossi, nei vicoli di piazza Garibaldi, nel centro storico della città, e, soprattutto, in alcune abitazioni di Spaccanapoli; si dice che infesti alcune case a Secondigliano, quartiere periferico di Napoli, e che si può trovare nel rione Annunziatella di Castellammare di Stabia, dove gli è stata dedicata anche una via col suo nome e dove, di notte, continua a fare dispetti agli abitanti della zona.
Saluto i lettori della mia rubrica e li ringrazio per l’affetto che mi dimostrano, leggendo i miei articoli. Adesso scappo, ho sentito un rumore sospetto in cucina, che mi ha fatto sobbalzare. E’ solo la lampadina della cappa che è scoppiata, eppure l’avevo cambiata domenica scorsa. Come sarà successo? Fosse stato il Munaciello, che, curioso, è venuto a trovarmi, per vedere quello che ho scritto su di lui? Chissà!

