Pompei, l’armadio del 79 d.C. restituisce i segreti di una vita interrotta e due topi sul soppalco

30 Ottobre 2026 Author :  

POMPEI. Una fotografia sospesa nel tempo, la memoria di una vita racchiusa in un armadio che non fu mai più riaperto e che oggi torna alla luce. Durante i nuovi scavi nell'area centrale di Pompei antica, lungo l’affollata via dell’Abbondanza, gli archeologi hanno rinvenuto un eccezionale spaccato di quotidianità all'interno della casa di Cornelius Maximus (Regio IX, insula 11, civico 7). Grazie ai dati di scavo, il mobile è perfettamente ricostruibile e racconta la storia di una donna che non fece mai più ritorno alla propria dimora dopo la catastrofica eruzione del Vesuvio nel 79 d.C.
L’armadio custodiva un intero microcosmo: oggetti legati alla bellezza e alla cura personale, come pinzette, uno stemperatoio per il trucco, un balsamario in vetro e un bruciaprofumi, ma anche tracce di attività commerciali, tra cui pesi di piombo conservati in una cassettina lignea. Tra i reperti più emozionanti spicca una collana composta da ventiquattro piccoli amuleti in faïence, osso e cristallo di rocca raffiguranti divinità come Bes e Mercurio. Si tratta dei crepundia, i sonagli che nel mondo romano venivano donati ai bambini come protezione e che le persone adulte continuavano a conservare come prezioso ricordo d'infanzia.
Insieme ai ricordi, l’armadio nascondeva anche un piccolo tesoretto di 38 monete di bronzo custodite in una "cistella", un contenitore in materiale vegetale intrecciato. La presenza del denaro lascia presupporre che i proprietari siano fuggiti in tutta fretta senza avere il tempo di recuperare i propri averi, finendo forse tra le vittime senza eredi i cui beni – come ricorda lo storico Tacito – vennero poi incamerati dallo Stato per una rifondazione di Pompei che non ebbe mai luogo.
«Pompei non è soltanto un luogo di grandi opere d’arte: è anche un luogo in cui gli oggetti più comuni restituiscono la dimensiona umana del passato», ha dichiarato Gabriel Zuchtriegel, direttore del Parco Archeologico di Pompei. «Il valore di questa scoperta sta nella possibilità di leggere insieme le diverse tracce di una vita. Questi frammenti ci avvicinano alla quotidianità di chi abitava la casa».
Le indagini, condotte nell'ambito del grande progetto di restauro dell’adiacente Insula dei Casti Amanti, hanno rivelato anche un dettaglio insolito sulla vivibilità della casa, che presentava sì raffinate pitture ma era anche interessata da lavori in corso. Sul soppalco dell'abitazione, all'interno di un'anfora, sono stati infatti rinvenuti 117 minuscoli frammenti scheletrici appartenenti a due esemplari non maturi di topo selvatico (Apodemus sylvaticus). Un ritrovamento che aggiunge un ulteriore tassello alla conoscenza della fauna urbana dell'epoca e delle costanti battaglie dei pompeiani contro gli ospiti sgraditi.
Tutti i dettagli e le relazioni preliminari dello scavo sono consultabili in open access sull’e-journal ufficiale del Parco Archeologico di Pompei alla pagina: https://pompeiisites.org/e-journal-degli-scavi-di-pompei/.

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