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Area archeologica di Paestum

23 Ottobre 2014
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Paestum, che in età greca era chiamata Poseidonia, venne fondata agli inizi del VI sec. a.C. da Achei provenienti da Sibari che si stanziarono nella fertile pianura a Sud del Sele; alla fine del V sec. a.C. la città venne conquistata dai Lucani e nel 273 a.C. divenne colonia latina. Oggi è possibile visitare un’ampia zona, dall’incantata atmosfera, divisa in tre aree: due sacre, il santuario settentrionale e quello meridionale, ed una pubblica al centro, prima Agora greca e poi Foro romano.
Nei due santuari sono visibili tre templi dorici, splendidamente conservati: a Nord il tempio cd. di Cerere, dedicato ad Athena, a Sud la cd. Basilica, tempio di Hera e il tempio cd. di Nettuno sacro forse ad Apollo. Nell’area pubblica si conservano edifici di età greca (l’ekklesiasterion, l’heroon: la tomba ipogeica dell’eroe fondatore della città) e romani (il foro, il tempio italico, l’anfiteatro e i quartieri di abitazioni). La città antica è circondata dalle mura con quattro porte in corrispondenza dei punti cardinali (Porta Aurea a nord; Porta Giustizia a sud; Porta Sirena a est; Porta Marina a ovest), datate tra la fine del IV a.C. e l’epoca della colonia latina (III secolo a.C.).

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Tempio di Hera Argiva
Come racconta Strabone, la mitica fondazione del santuario di Hera Argiva alla foce del Sele avvenne ad opera di Giasone di ritorno con gli Argonauti dopo la conquista del Vello d’oro. In realtà, fu opera degli stessi Achei Sibariti che fondarono Poseidonia. Le cerimonie sacre, agli inizi del VI sec. a.C., iniziarono intorno ad un semplice altare di ceneri, che fu presto circondato da edifici di accoglienza; fu anche iniziato il progetto di un tempio mai completato per il quale vennero realizzate le splendide metope arcaiche conservate al Museo Nazionale di Paestum. La monumentalizzazione del Santuario avvenne all’inizio del V sec. con la costruzione del Tempio maggiore e dei due altari. In età lucana fu edificato l’edifico quadrato per la tessitura del vestito della dea, una nuova stoa e due pozzi sacri per i sacrifici; dall’età romana, dopo numerosi rifacimenti e un certa vivacità costruttiva, il santuario venne lentamente e progressivamente abbandonato fino ad essere ricoperto da una palude.

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