Pagani città di Santi, Artisti e Mercanti. Ancora una volta è l’arte a farla da padrona perché il nostro territorio, dell’Agro in generale e di Pagani in particolare, pullula di artisti, musicisti, scrittori, attori e sceneggiatori di teatro. E l’arte diventa quasi un motivo di riscatto in una società che sa offrire ben poco dal punto di vista economico e occupazionale. Dalla mente, dall’estro di Gerardo Sinatore, scrittore, poeta, esperto di storia locale e antropologia, nasce “L’Incanto – Una mitica storia d’amore”, un’opera teatrale che andrà in scena per la prima volta a Pagani il prossimo 20 marzo presso l’Auditorium. Non una semplice rappresentazione di una storia d’amore, ma il frutto di un lungo studio e continue ricerche storico-antropologiche che danno forma alla mitologia, agli arcaici del nostro territorio.
Parlare con il professor Gerardo Sinatore significa inebriarsi di cultura locale, scavare la terra del tempo e portare alla luce le nostre radici più profonde. Significa andare oltre il visibile e trovare una spiegazione inconscia e collettiva alle nostre abitudini, ai nostri riti, al nostro presente. Il tutto in una veste teatrale resa possibile da un uomo di grande esperienza artistica come il maestro e regista Carmine Califano, mente e cuore del laboratorio teatrale ‘Collettivo Acca’.
Professor Sinatore, da dove prende ispirazione “L’Incanto – Una mitica storia d’amore”?
“L’Incanto nasce da uno studio che ho perseguito per anni, da cui è venuto fuori il cd ‘Mammeddio’, che traccia una genesi della musica e della ritualità, ‘Uhanema’ che è una trasformazione dei generi musicali, il libro ‘Madonna de’ Pagani’, edito nel 2014, e poi quest’opera “L’Incanto’ di cui ho curato i soggetti, i dialoghi, le musiche e i testi.
Questo lavoro è anche uno studio storico-antropologico ricco di simboli…?
Racconta una storia d’amore, ma vuole raccontare anche in termini mitologici com’è nato il nostro territorio. I personaggi sono cinque: ‘Saro’, come il monte Saro da cui nasce anche il nome del Sarno, l’altro si chiama Etheo ed è un pellegrino, l’altra si chiama Krìa (Nou Kria=Nuova Nocera) che impersonifica quella che sarà la Nocera del domani, poi c’è il personaggio del Gallo e poi c’è Alpa da cui deriva il nome Monte Albino, bianco.
Alpa ed Etheo, Nancy Pepe e Vincenzo Romano, sono gli indigeni che vivono e hanno sempre vissuto nella nostra valle, mrntre Saro e Kria sono due personaggi che arrivano dall’Anatolia, perché all’epoca c’era l’usanza che il Gallo, il Gran Sacerdote, invitava i maggiorenni a conquistare nuove terre, ma non con le armi, con il cuore, per stabilirsi e trovare l’amore.
Quanto ha inciso il lavoro del maestro Carmine Califano?
Io ho scritto, la messa in scena è sua, ha fatto in modo che i dialoghi non siano troppo aulici (perché sono un po’ barocco quando scrivo), ha eliminato una piccola parte del testo, ha posposto o anteposto delle battute affinchè l’effetto scenico fosse migliore. Ma il lavoro principale del maestro Califano è la messa in scena perché ha dovuto mettersi nei miei panni, nella mia testa e nel mio cuore ed entrare nel profondo dei personaggi.
Pagani città di santi, artisti e mercanti. Ma a quanto pare è l’arte il motivo dominante di Pagani…
Gli artisti crescono quando non c’è benessere, ce lo insegnano i Paesi dell’Est che sono una miniera di artisti, la Russia ad esempio è ricca di grandi ballerini e musicisti, come la Bulgaria, la Romania. Le arti prevalgono quando non c’è benessere economico perché solo attraverso la cultura si può cambiare il mondo. Attraverso il lavoro di uno si può cambiare l’atteggiamento di molti.


