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Istat: ma quale lavoro? Solo voucher

26 Agosto 2016 Author :  
La frenata dei contratti a tempo indeterminato e la crescita dei voucher. I due elementi fotografati dall’Istat e messi uno accanto all’altro rimandano l’immagine di un mercato del lavoro molto più precario e instabile dell’anno scorso. Nel 2015 i posti fissi (o quasi, considerato che il Jobs act di fatto ha neutralizzato l’articolo 18 per i nuovi assunti) avevano avuto un’impennata grazie all’effetto di forti incentivi (abbattimento integrale dei contributi previdenziali a carico del datore di lavoro per un periodo di tre anni). Ma da quest’anno il governo ha dimezzato il bonus. E il risultato è che le aziende hanno ridotto il ricorso ai contratti stabili. Nei primi sei mesi del 2016 il saldo positivo dei posti a tempo indeterminato è sceso a 74.502 unità: una riduzione dell’81,9% rispetto al risultato positivo di 411.675 nuovi posti stabili registrato nello primo semestre del 2015. Secondo i dati diffusi dall’Inps, nel primo semestre del 2016 sono stati stipulati 845.392 contratti a tempo indeterminato (comprese le trasformazioni di rapporti a termine e di apprendistato) mentre le cessazioni di questo tipo di contratto sono state 770.890. Ma il dato più preoccupante è che le 74.502 unità stabilizzate in più di questo semestre è molto inferiore non solo rispetto a primo semestre 2015 ma anche nei confronti del saldo positivo dello stesso periodo di due anni fa (2014) quando non c’erano i super-incentivi alla stabilizzazione. Quell’anno, infatti, i posti stabili in più furono 120.981. Nel 2016, come ricordato, gli incentivi alle nuove assunzioni a tempo indeterminato sono stati ridimensionati: l’abbattimento dei contributi previdenziali a carico del datore di lavoro (esclusi i premi Inail) è del 40% (entro il limite annuo di 3.250 euro) per due anni dalla data di assunzione e questo ha avuto il suo effetto. Dunque se è vero che nel 2015 si è creata una sorta di "bolla" occupazionale che si sconta sul 2016 e altrettanto vero che la forte liberalizzazione del mercato del lavoro introdotta con il jobs act non appare ancora sufficiente a contrastare la crisi e la disoccupazione. L’altra faccia della medaglia, appunto, è quello dei voucher. Il ricorso ai buoni, pur rallentando, resta in robusta crescita (+40,1% rispetto al primo semestre 2015 con quasi 70 milioni di voucher venduti) e questo dato conferma che la precarizzazione e la frammentazione del mondo del lavoro, soprattutto giovanile, appare insuperabile. Ad aggravare il quadro, il fatto che i nuovi rapporti di lavoro (a tutele crescenti, a termine, apprendistato), nei primi 6 mesi sono stati 2 milioni e 572mila e hanno registrato un calo del 10,5% rispetto allo stesso periodo del 2015 (- 302 mila unità).

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