La struttura, agli onori della cronaca e delle passerelle politiche, arrivò subito ad essere considertata “una manna dal cielo”.
“Numerosi sono i siti di rilevanza culturale, il più noto è sicuramente il Polverificio Borbonico, ma sono da citare Villa Nunziante, l'abbazia di Realvalle a San Pietro e i numerosi reperti archeologici ritrovati in territorio cittadino, come ad esempio la villa romana detta di Popidio Narciso. I tessuti insediativi La struttura urbana è articolata in parti che si differenziano per le diverse regole di formazione, per i diversi caratteri spaziali e morfologici” si legge nel documento strategico sul Puc di Scafati che indica quale strada avrebbe voluto prendere l'amministrazione comunale di Pasquale Aliberti (circa la soprintendenza per la sua competenza) circa quel suolo e sugli altri beni archeologici “Le risorse storiche e culturali sono risorse limitate che, una volta distrutte o danneggiate, non possono essere sostituite. In quanto risorse non rinnovabili, i principi dello sviluppo sostenibile richiedono che siano conservati gli elementi, i siti o le zone rare rappresentativi di un particolare periodo o tipologia, o che contribuiscono in modo particolare alle tradizioni e alla cultura di una data area. Si può trattare, tra l’altro, di edifici di valore storico e culturale, di altre strutture o monumenti di ogni epoca, di reperti archeologici nel sottosuolo, di architettura di esterni (paesaggi, parchi e giardini) e di strutture che contribuiscono alla vita culturale di una comunità (teatri, ecc.). Gli stili di vita, i costumi e le lingue tradizionali costituiscono anch’essi una risorsa storica e culturale che è opportuno conservare”. Conservare il patrimonio, ottenere fondi e aiuti: un obiettivo che la presenza anche di un consigliere regionale avrebbe dovuto rendere più facile.
E cosa ne è stato del sito dopo questo impeccabile piano? Oggi, a distanza di 5 anni circa, cosa ne è stato di quella villa?
Le foto parlano chiaro: il sito è abbandonato a sé stesso, preda di erbacce, rifiuti e degrado. I cartelli informativi pagati da Regione e Soprintendenza, deturpati: tutto alla mercè di vandali o saccheggiatori. Insomma, una vergogna all'italiana. La villa di Popidio Narciso ha resistito per oltre 1900 anni (almeno, vista la datazione fissata al 79 dC) quando c'erano i Romani e meno tecnologie e fondi ma, in meno di 30 anni (ovvero dalla localizzazione nel 1992), nell'era “moderna” è stata ridotta ad una discarica a cielo aperto. La storia, ammazzata.
Ad occuparsi della vicenda, qualche tempo fa, sono stati i parlamentari del movimento 5 stelle arrivati sul territorio su segnalazione del gruppo Scafati in movimento. Ma, da allora, solo silenzio sul caso: insomma, un patrimonio universale e culturale inestimabile, dimenticato e rovinato per sempre. Il fallimento della politica sulla cultura che in questo caso poteva essere anche sinonimo di rilancio economico e sociale. Il fallimento non solo a livello comunale, ma anche regionale e provinciale. Un'altra cosa per cui ringraziare la politica degli ultimi 10 anni almeno. A prescidere dal colore politico, sulla villa rustica, sono tutti sotto un'unica bandiera: quella della vergogna.
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