Sulla Corea del Sud pende uno stato d'emergenza permanente: un nuovo test nucleare, possibile in ogni momento, e lanci di missili intercontinentali in date sensibili per la storia del Nord come il 9 settembre, giorno della fondazione dello Stato, e il 10 ottobre, dedicato alla nascita del Partito dei Lavoratori. A poche ore dall'avvio dei lavori al Palazzo di Vetro sul sesto test nucleare del Nord tra condanna unanime e divergenze su sanzioni e mosse da adottare, a Seul l'agenzia d'intelligence sudcoreana (Nis) ha tracciato un quadro allarmante sugli scenari futuri con un vettore balistico intercontinentale di fatto in rampa di lancio e con una "traiettoria standard verso il Pacifico del Nord", simile a quella del Hwasong-12 di fine agosto che sorvolando il Giappone finì poi in mare. Anche i leader del G7 hanno condannato "nei termini più forti possibili il nuovo test nucleare condotto dalla Corea del Nord" con comportamento "irresponsabile".
Nella dichiarazione firmata da Paolo Gentiloni, Justin Trudeau, Emmanuel Macron, Angela Merkel, Shinzo Abe, Theresa May, Donald Trump, Jean-Claude Juncker e Donald Tusk, si chiede con forza che la Corea del Nord abbandoni immediatamente "tutti i programmi nucleari e di missili balistici in una maniera che sia completa, verificabile e irreversibile".
Angela Merkel e Donald Trump, in una telefonata, hanno affermato che bisogna aumentare la pressione internazionale sulla Corea del Nord e il consiglio di sicurezza dell'Onu deve ratificare velocemente nuove e più forti sanzioni. È quello che hanno affermato. Merkel ha ribadito che "obiettivo resta una soluzione pacifica", e ha affermato che la Germania "si impegnerà in Europa perché in Ue vi siano sanzioni contro la Corea del nord". Per Trump, invece, "Tutte le opzioni per affrontare la minaccia della Corea del Nord sono sul tavolo".

