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Sarno e la sua storia

10 Novembre 2014 Author :  

SARNO

La città di Sarno si sviluppa alle falde del monte Saro. In tutta la fascia pedemontana si trovano numerose sorgenti, che danno origine ad altrettanti corsi d'acqua. Tra i più notevoli il rio Foce, il rio Palazzo e il rio Santa Marina, i quali, confluendo formano il fiume Sarno. E' il fiume che ha dato il nome alla città e all'intera valle. Per la sua fertilità quest'ultima fu il cuore della Campania Felix degli antichi poeti latini. "Real Valle" la chiamarono poi gli Angioini.

Popolazione: 31.250 abitanti

Superficie: 40,00 km²

Densità: 781,22 ab./km²

Nome abitanti: sarnesi

Santo Patrono: san Michele Arcangelo - 8 maggio

LA STORIA

Tracce di frequentazione preistorica, all'alba della civiltà, si hanno per i siti sarnesi di Foce e San Giovanni, adiacenti a sorgenti del fiume e distanti tra loro appena 2 Km. La comparsa dell'uomo preistorico a Foce si fa risalire ad un momento avanzato del neolitico medio, cioè seconda metà del IV millennio (3500 a.C.). La sua presenza perdura nel posto per circa 1700 anni, fino alla prima età del bronzo (1800 a.C.). a quest'ultima epoca viene datato l'abbandono del villaggio preistorico, che nel frattempo era sorto a Foce. Mentre per la località di San Giovanni è attestata una frequentazione nella media età del bronzo appenninico (XIV sec. a.C.). Verso l'inizio del I millennio a.C. comincia ad acquistare importanza commerciale e strategica il vecchio tratturo preistorico, divenuto vera e propria strada pedemontana (la futura Popilia, poi Tabellara), che, costeggiando i monti sarnesi, dal territorio nocerino porta a quello nolano. E' lungo l'alto corso del fiume, ai margini dell'attuale territorio sarnese, che, agli inizi del IX sec. a.C. sorgono numerosi insediamenti, come attestano le necropoli di San Marzano, San Valentino e Striano. Queste piccole comunità agricole e allo stesso tempo guerriere devono ben presto confrontarsi e forse scontrarsi sia con i Greci giunti, verso il 770 a.C., sulle isole e coste campane, sia con gli Etruschi che, attraverso il Nolano, penetrano nella valle. Sono proprio gli Etruschi a coniare il nome Sarno, che etimologicamente significherebbe "il fiume dalle molti sorgenti". Verso la metà del VI sec.a.C. si ha un parziale spopolamento della valle in quanto le popolazioni si inurbano nelle nascenti città di Nocera e Pompei, di fondazione etrusca. Per Sarno persiste un'insediamento di tipo paganico. Tracce di popolamento si riscontrano, nell'età osco-sannita, per i siti di Foce, Episcopio e Villa Venere.  Il fiume e il popolo dei Sarrhastes, che abita lungo le sue rive, sono citati frequentemente da molti autori antichi. Tra i maggiori ricordiamo: Conone, Strabone, Virgilio, Silio Italico, Lucano, Stazio e Servio. La tradizione virgiliana fa conquistare l'intera valle da una popolazione acarnana (i Teleboi), che aveva occupato l'isola di Capri, presupponendo una successiva fusione con la popolazione indigena (Sarrhastes populi).  Sull'esistenza di un vero e proprio agglomerato cittadino per il periodo antico non si hanno prove, ma numerosi indizi archeologici fanno supporre più che certa la sua esistenza. La scoperta di un asse viario, collegante Pompei alla via Popilia all'altezza di Sarno, è un ulteriore conferma.  Dopo la catastrofica eruzione del Vesuvio (79 d.C.), che ha seppellito Pompei, Ercolano e Stabia, l'intera valle sembra scomparire anch'essa dalla scena della Storia.  Occorre aspettare il 553 d.C. quando sulle rive del Sarno il generale bizantino Narsete sconfisse duramente i Goti, guidati da Teia. Il fiume è chiamato dallo storico Procopio di Cesarea, che ci ha tramandato le alterne fasi della battaglia, con il nuovo nome di Draconteo; questo nome persisterà per tutto l'alto medioevo.  Più tardi sull'asse viario, ricalcante in parte l'antica via Popilia, si insediano i primi nuclei di stirpe longobarda. Un loro sepolcreto è stato ritrovato nei pressi dell’attuale via S.Vito.  E' il longobardo principe di Benevento, Arechi II, nel quadro del rafforzamento per la valle delle difese militari contro le frequenti incursioni bizantine del Ducato di Napoli, a procedere intorno agli anni 758-786 d.C. alla costruzione del castello di Sarno sulla cima del Saro, detto "parvulum castrum" nelle carte del tempo. Nella zona sottostante, detta poi di Terravecchia, sorge il primo nucleo abitativo della Sarno attuale. Sempre al tempo Longobardo risale la diffusione del culto di SanMichele Arcangelo, che diviene il patrono celeste della città e a cui successivamente sarà dedicata la cattedrale sorta in Episcopio.  Sarno è in quel periodo uno dei 33 gastaldati in cui è suddivisa tutta la Longobardia meridionale. Nell'anno 970 Gisulfo I, principe di Salerno, eleva il gastaldato di Sarno al rango di contea e la dona a Indulfo di sangue reale longobardo, che diventa così il primo dei 43 feudatari, che avranno la signoria sulla città per oltre novecento anni. Illustri membri di famiglie reali, quali la casa d'Angiò, nonchè di famose e potenti famiglie nobili italiane, quali i d'Aquino, gli Orsini, i Sanseverino, i Colonna, i Barberini, si fregeranno, nel corso dei secoli, del titolo di conte e signore di Sarno. Con l'avvento degli ultimi feudatari, i Medici (1690-1806), la contea sarà elevata a ducato.  Agli inizi di questo millennio la popolazione abbandona la vecchia città murata sottostante il castello e s'insedia in pianura, come dimostra un documento del Codex Diplomaticus Cavensis dell'anno 1041, in cui si parla di una "civitate betere" (l'attuale Terravecchia) e di una porta cittadina vicino alle sorgenti del rio Palazzo, quasi certamente deve trattarsi della porta della Seca, insistente alla fine dell'attuale via De Liguori e che dà in uno slargo detto Foruncolo, letteralmente piccola piazza, dove si svolge il mercato e si stipulano gli atti pubblici (ora Piazza Garibaldi).

I MONUMENTI

Museo Archeologico Nazionale della valle del Sarno. Vi sono conservati reperti della civiltà del Sarno risalenti all'età del ferro, fino all'epoca romana.

Teatro greco - romano. Probabilmente faceva parte di un santuario degli ultimi secoli a.C.. E' stata rinvenuta solo la parte bassa della cavea con sedili in tufo grigio locale con braccioli decorati a figure. L'orchestra e ilproscenio del teatro, paragonabile al teatro piccolo di Pompei, risalgono al I secolo a.C..

Santuario e convento della Madonna della Foce. Sorto su un preesistente edificio del 1520, fu costruito nel 1631. La sua facciata è semplice e lineare, solo all'interno ci sono elementi degni di nota: l'altare maggiore (1720) con affreschi del '900 e la struttura ipogea, l'unico elemento medioevale ancora visibile, che conserva la tomba del guerriero Gualtieri da Brienne e alcuni affreschi del '300. Il convento, forse del 1134, e' stato del tutto stravolto.

Duomo di Episcopio. Fu costruito nel 1066, venne completamente riedificato intorno al 1620, subendo poi molti restauri. L'interno è reso prezioso da opere di Angelo Solimena e della sua bottega. Notevole è anche lasacrestia, con volta affrescata, del XVIII secolo. Il campanile a pianta quadrata, con apertura a cuspide e monofore ad arco acuto, è l'unico elemento medioevale conservato.

Castello. Risale all'alto Medioevo, purtroppo oggi è ridotto allo stato di rudere. Nelle vicinanze si trovano due torri aragonesi del XV secolo.

Torri e cinta muraria. La cinta muraria, di forma triangolare, di cui si conservano molte parti, come lungo il terrazzo di S. Matteo, è interrotta da alcune porte, come quella presso la torre normanna e quella sotto la chiesa di S. Matteo. Sono visibili anche torri a pianta circolare che salgono fino al castello.

Collegiata di S. Matteo. Risale al X secolo, fu rifatta nei secoli XIII-XIV in stile gotico e rimaneggiata alla fine dell' '800, in stile neogotico. Importanti sono il campanile ('700-'800) e il portale d'ingresso ad arco acuto decorato con stucchi e terrecotte. All'interno si trova un affresco raffigurante la Madonna col Bambino del XVI secolo.

Borgo  Terravecchia. E' il primo insediamento dell'alto medioevo, posto alle pendici del Monte Sarno, vicino al castello. Il quartiere rispecchia la caratteristica urbanistica medioevale, cioè l'intricato insediamento di piccole e modeste case, una sull'altra.

 

 

ALTRI MONUMENTI

 

Chiesa di S. Andrea. Risale al 1381 e presenta sulla facciata alcuni elementi di chiara impronta neoclassica, come il timpano triangolare e le paraste in stucco.  Cappella gentilizia di S. Giacomo. Si trova all'interno del palazzo Abignente, presenta una facciata molto semplice, dell'800, mentre l'interno, settecentesco decorato con pitture e stucchi, in passato conteneva una tela del Solimena. Chiesa di S. Teodoro e oratorio della Maddalena. La chiesa risale ad un'epoca antecedente al 1500. La sua facciata (attuale) fu rifatta, nel '700, col magnifico frontale e il portale. Lo stile della chiesa risente di influenze rinascimentali con elementi del barocchetto napoletano. La facciata dell'oratorio è stata completamente rifatta nel 1886, con loggette sovrapposte a doppio ordine. Palazzo baronale (palazzo Napoli). Sorse nel centro della città nel XVI secolo come palazzo del feudatario. Venne ristrutturato verso la metà del '600; i due corpi aggiunti ai fianchi furono costruiti alla fine dell' '800. Chiesa e convento di S. Francesco. La chiesa attuale, ricostruita più volte, risale nella sua configurazione odierna ai secoli XVIII-XIX. Nel chiostro sono visibili tracce di affreschi del '700 con episodi della vita del santo. Chiesa della Confraternita dell'Immacolata. In stile rococò, risale alla metà del '700. Sulla facciata degni di nota sono: il portale in pietra sormontato da una finestra trilobata con decorazioni in stucco. L'interno è caratterizzato da stalli lignei, tipici delle confraternite. Palazzo Buchy. Palazzo residenziale, oggi restaurato, risale agli anni a cavallo fra '800 e '900. Opera dell'architetto A. Curri, combina armoniosamente nella facciata svariati elementi, soprattutto neorinascimentali. Ex filanda D'Andrea. Opificio della fine dell' '800, conserva la sua originaria fisionomia (sono ancora evidenti la ciminiera e il vano per le cinghie di trasmissione del motore) e la struttura. Ben conservate, all'interno, le colonne portanti in ghisa e il tetto a capriate. Palazzo comunale. Autore della facciata A. Curri, che fonde elementi neorinascimentali con altri neoclassici contemporanei.

 

Punto Agro News

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