Le promesse del sindaco al clan su appalti e servizi, non sono mai state fatte”: il sindaco Pasquale Aliberti e suo fratello Nello Maurizio si difendono dalle accuse del pm Vincenzo Montemurro dell'Antimafia di Salerno che li accostano al sistema criminale del clan Ridosso Loreto puntando il dito sul presunto patto criminale per i consensi politici. Per i due avvocati difensori Prof. Agostino De Caro e Antonio D’Amaro, però “l'intero impianto accusatorio si fonda esclusivamente sulle dichiarazioni del collaboratore di giustizia Loreto Alfonso, che ricostruisce, in maniera fantasiosa, una vicenda di cui ha poca conoscenza diretta, poiché quasi tutti gli avvenimenti descritti, per sua espressa ammissione, non sarebbero avvenuti in sua presenza, perché in quel periodo ristretto in carcere o agli arresti domiciliari, ma li avrebbe appresi da altre fonti ed in particolare dai Ridosso Andrea e Luigi e dal Lupo Raffaele”. Per i difensori “sono molteplici le contraddizioni, sia intrinseche alle loro dichiarazioni che con quelle del collaborante o con altre risultanze processuali, che vanno a minare la credibilità e l'attendibilità di Longobardi Aniello, del Lupo Raffaele e della Mosca Antonella (ex compagna di Romolo Ridosso), al punto da non poter costituire sicuramente un valido riscontro probatorio alle dichiarazioni del Loreto”.
LE ELEZIONI DEL 2008 – Così Pasquale Loreto racconta “mi riferivano i Ridosso che l’attuale sindaco Aliberti, il fratello principalmente ha fatto campagna elettorale, viaggiava in macchina con dei membri della famiglia Sorrentino, detti “campagnuoli”…mi sembra ..del figlio di Francesco Sorrentino,...”. E invece Loreto Jr ha dichiarato di sapere ma “ ...no io non li ho mai visti, però sapevo che era molto amico dei Sorrentino e in particolare Sebastiano, che ora è defunto,…. perché sapevo che spesso si fermava là, diciamo stava là in quella zona..”. A dirglielo sarebbe stato Raffaele Lupo (come il pentito stesso dichiara al pm).
Per i difensori però anzitutto risulta poco credibile che un capoclan, quale si definisce Alfonso Loreto, impegnato in prima persona in quella competizione elettorale del 2008 fino a progettare di incendiare il camper del sindaco, come ha riferito il padre Pasquale Loreto al dott. Cardea, non può non essere informato direttamente di un fatto così importante (sostegno dei Sorrentino), ma inverosimilmente ne verrebbe a conoscenza addirittura da un avversario politico del sindaco Aliberti, tale Lupo Raffaele, candidato in quella tornata nelle file del centrosinistra. Per gli Aliberti poi, anche le sue dichiarazioni circa la presunta frequentazione del fratello del sindaco Nello Aliberti con il pregiudicato Sebastiano Sorrentino dimostrano la sua poca attendibilità rispetto a questi fatti perchè Aliberti Jr sostiene di non aver mai frequentato il pregiudicato Sebastiano Sorrentino, perché i due non si conoscevano proprio, ciò che maggiormente rileva è che lo stesso Sorrentino è deceduto non più tardi del 2004, quindi non poteva certamente nel 2008, come sostenuto da Loreto, accompagnarsi al fratello del sindaco per sostenere la sua campagna elettorale. Sui Sorrentino, Aliberti infatti ricorda anche l’avvio delle procedure per l'acquisizione in proprietà e il reimpiego del bene confiscato al Clan Sorrentino in Via Aquino come uno dei suoi primi atti da sindaco, così come la confisca della Piazzetta del Gesù, a San Pietro di Scafati di proprietà di Vincenzo Nappo o la vicenda dei beni confiscati al clan Galasso. Il pm quindi, per i difensori degli Aliberti, si sarebbero rifatti solo alle “voci di popolo” sul caso.
GLI ACCORDI CON LORETO JR NEL 2013 E IL CASO BARCHIESI – Per il collegio difensivo, Loreto Jr parla della composizione di una ditta fatta su consiglio di Aliberti, ma per gli avvocati i tempi sono sfasati e quindi la dichiarazione del boss non sarebbero attendibili. L'incontro avvenuto tra il sindaco, Andrea Ridosso e Raffaele Lupo a cui si rifà il pm Montemurro, durante il quale veniva proposta al primo cittadino la possibile candidatura nelle sue liste di Andrea Ridosso, dal sindaco non accettata, per cui il ragazzo era sostituito da Roberto Barchiesi, per gli Aliberti non tiene però conto di tante inesattezze e contraddizioni intrinseche alle dichiarazioni delle persone indagate o solo ascoltate. Contraddizioni che i legali contestano. In particolare Loreto Jr riferirebbe sempre di fatti “per sentito dire e mai avvenuti in sua presenza”. Sulla voglia di Andrea Ridosso di candidarsi alle amministrative 2013, delusa dal primo cittadino, gli avvocati sottolineano che il sindaco Aliberti decideva, in quell’occasione, di non candidare quel ragazzo, non solo perché si era sempre battuto per portare avanti liste realmente pulite, ma anche perché non voleva che ci fosse neanche il minimo sospetto o dubbio sulla loro genuinità. Per questo motivo, non accoglieva le richieste di quel giovane laureato, pur essendo convinto della sua onestà e della sua totale estraneità alla famiglia di appartenenza.Aliberti gli avrebbe anche chiesto di rinnegare pubblicamente la sua famiglia camorristica: questo, per i legali, sarebbe evidente segno della buona fede del sindaco e sulla sua estraneità rispetto al coinvolgimento del clan su quel nome. Pure sulle presenze-assenze di Lupo, Longobardi e Luigi Ridosso agli incontri raccontati da Loreto ed usati dal pm, per i difensori, ci sono troppe incongruenze e contraddizioni. A proposito della scelta di Barchiesi come candidato in Grande Scafati, gli avvocati De Caro e D'Amaro si rifanno alle contraddizioni di Raffaele Lupo sugli incontri per decidere chi piazzare in lista come “vicino”al clan. Aliberti, quindi, non ne sapeva nulla secondo i suoi difensori.Allora perchè Lupo avrebbe accusato Aliberti di aver stretto un patto con il clan?
Sarebbe a causa del risentimento di quest’ultimo nei confronti del sindaco, suo avversario politico. Per la difesa Lupo aveva dichiarati e notori risentimenti politici nei confronti del sindaco Aliberti, perché quest’ultimo, a causa delle numerose assenze in consiglio comunale del Lupo, come da regolamento, ne aveva fatto dichiarare la decadenza da consigliere, con provvedimento del 2011 contro cui il Lupo, difeso dall’avvocato Marco Cucurachi, attuale capogruppo del PD in consiglio comunale. Lupo, secondo la tesi degli Aliberti, non ha composto la lista Grande Scafati: la scelta di Barchiesi arrivò dopo che quest'ultimo gli fu presentato da altre persone, non dagli uomini del clan.
LA FIGURA DI ROBERTO BARCHIESI – Uomo del clan o vittima? Secondo i difensori di Aliberti, un consigliere che veniva prima minacciato, poi picchiato e costretto a dimettersi e ciò nonostante ricorreva al TAR per rientrare in consiglio comunale e nel contempo provava a registrare chi lo aveva minacciato, non sembra il referente di un clan, ma piuttosto una persona che cercava di trovare il coraggio di ribellarsi alle loro pressioni. Barchiesi poi, già in passato si era candidato al consiglio comunale nelle liste di Alleanza Nazionale.I suoi 300 voti (anche pochi se si pensa che dovrebbero rappresentare tutto il potere del clan) sarebbero stati presi senza alcuna forma di intimidazione o minaccia per sostenerne la candidatura anzi la propaganda elettorale veniva fatta tra amici e conoscenti, senza alcuna forma di violenza o intimidazione tipica del metodo mafioso.
GLI APPALTI NELL'AREA EX COPMES O IN VILLA COMUNALE – Sarebbe stato impossibile darglieli, spiegano i difensori, in quanto si tratta di capannoni in gestione ad imprenditori e su cui il comune non avrebbe potuto prendere decisioni: un'altra smentita del collegio difensivo degli Aliberti alla tsi accusatoria del pm Montemurro. E’ il consorzio, infatti, che gestisce il servizio di sorveglianza, guardiania e pulizie nell’area e mai il sindaco Aliberti risultava essere intervenuto sui singoli imprenditori consorziati o sul presidente V.E. per suggerire imprese di pulizie o di servizi. Pertanto, la promessa di appalto riferita dal Loreto (ed appresa da altri) risulta fantasiosa e grossolana per i difensori. Quindi, il fantomatico “grosso appalto” presso l’area ex Copmes ed il servizio di manutenzione del verde pubblico nella villa comunale sono appalti e servizi inesistenti o che comunque non sono di competenza comunale e che, in ogni caso, mai potevano essere affidati al loro clan. La società riconducibile al clan che, secondo la tesi accusatoria, era stata costituita proprio per accaparrarsi gli appalti pubblici, la Italy Service S.r.l., presentava un DURC (Documento Unico di Regolarità Contributiva) irregolare, per cui non avrebbe mai potuto avere rapporti commerciali con la pubblica amministrazione. Sul presunto interessamento del clan nella gestione dei parcheggi, invece, ci sarebbe la contraddizione tra le parole di Mosca, Loreto Jr e altri protagonisti della vicenda.
LEGGI GLI ALTRI EPISODI CONTESTATI DALLA DIFESA DEGLI ALIBERTI


