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Scafati. L'assunzione di Ridosso Jr e le accuse sul 2015. I legali di Aliberti: "Ecco perchè non dovete arrestarlo..:"

19 Novembre 2016 Author :  

 

La difesa di Aliberti spiega punto per puntole accuse della Procura nella sua difesa, al Riesame, da 95 pagine.

 

L'assunzione di Andrea Ridosso al piano di zona? Loreto Jr sostiene sia Stata opera del sindaco. Per i difensori invece l'accusa ha preso un abbaglio sull'assunzione: infatti, era impiegato presso la società Onlus Sofia. Questa società della quale Ridosso Andrea risultava dipendente dal mese di luglio del 2015, era una cooperativa sociale, con sede in Benevento, che aveva regolarmente vinto una gara ad evidenza pubblica indetta dal Piano di Zona Ambito S1 per la gestione di alcuni servizi,(HCP 2014) una delle tante alle quali partecipava in tutta la Regione Campania:nello stesso periodo, infatti, ne aveva vinte altre simili nel beneventano (“Ambito territoriale B2, Comune capofila San Giorgio del Sannio”) e nell’avellinese (“Ambito territoriale A5, Comune capofila Atripalda”; “Ambito territoriale A6, Comune capofila Mugnano del Cardinale”). Ridosso Andrea, era già dipendente della cooperativa Onlus La Merdiana, precedente aggiudicataria dello stesso servizio(HCP 2012) presso il Piano di zona, ove era stato assunto nel febbraio/marzo 2013, con le stesse modalità dinanzi descritte per la cooperativa Sofia, cioè dopo aver presentato il proprio curriculum ed effettuato regolare colloquio. Non bisogna dimenticare che Ridosso aveva una laurea specifica per il settore dei servizi sociali.Lo stesso procuratore chiariva poi che la Cooperativa La Meridiana aveva la sede presso lo stesso stabile della cooperativa Sofia ed entrambe facevano parte dello stesso consorzio di cooperative (Consorzio Cooperative Onlus Meridiana). Ed è forse proprio in questo rapporto tra le due cooperative, in un’ottica di continuità lavorativa per non lasciarsi sfuggire personale competente (persona con laurea specifica e retribuita a 4/500 euro mensili) o in un successivo ulteriore colloquio del Ridosso con i vertici della cooperativa Sofia, che trova la sua giustificazione la nuova assunzione di Andrea Ridosso alle dipendenze dell’altra cooperativa. Insomma, il sindaco non c'entrerebbe. In pratica non vi era mai stata alcuna assunzione di Ridosso Andrea al Piano di Zona S1 (come sostiene il Loreto Alfonso) né alcun conferimento di incarico (come dichiarato da Lupo Raffaele): semplicemente il giovane scafatese, avendone i requisiti, (laurea specifica) veniva assunto, al pari di tantissimi altri candidati. E la presenza del curriculum a casa del sindaco? Ne aveva anche altri 300 e se fosse stato scomodo per lui lo avrebbe buttato.

ACSE, NOMINA DI PETRUCCI - Anche la nomina di Ciro Petrucci nel CdA dell’Acse S.p.A., la società in house del Comune che gestisce la raccolta dei rifiuti solidi urbani, a parere dell’accusa, costituirebbe un’evidente riprova dell’esistenza del patto elettorale tra il sindaco Aliberti ed il clan Ridosso-Loreto. Su tale nomina l'imprenditore Longobardi e il pentito Loreto, per la difesa, offrono due versioni completamente differenti, mentre Lupo Raffaele, persona molto vicina al clan non fa alcun accenno nelle sue dichiarazioni. Ciro Petrucci, per i legali di Aliberti, era un sostenitore del Sindaco Aliberti sin dal primo mandato nel 2008, prima candidato nelle sue liste, poi da lui nominato, nel periodo 2008-2013, in ruoli importanti presso l’ente o le partecipate, e non certo,un nome nuovo indicato dal clan al sindaco nel 2013 per farlo nominare nel CdA dell’Acse S.p.A. La nomina di Petrucci secondo la difesa fu fatta su indicazione dei consiglieri di maggioranza Pasquale De Quattro, Brigida Marra,Nicola Acanfora e Carmela Berritto.
Il sindaco poi evidenzia le incongruenze dei suoi oppositori.

LE DICHIARAZIONI DI ROMOLO RIDOSSO - Il capo clan della famiglia, sconfessando quanto riferito da Loreto e Lupo, dichiarava che quell'incontro tra Andrea Ridosso, il sindaco e Lupo Raffale, non si era mai tenuto, a conferma di quanto sostenuto anche dal nipote Andrea Ridosso. Praticamente l’incontro chiave dell’intera vicenda processuale, durante il quale si sarebbe perfezionato il famoso scambio elettorale, promessa di voti, in cambio di grossi appalti, veniva smentito per ben due volte, secondo la difesa di Aliberti. Sempre i legali sottolineano come l’anziano collaborante, in due passaggi chiariva che nessuno dei membri del clan aveva mai incontrato il sindaco di persona, neanche nell’occasione del presunto appoggio elettorale del 2013. Pure quando Romolo Ridosso dichiara che i nipoti avrebbero gestito un centro sportivo nell'area Ex Copmes, smentiva quanto dichiarato da Loreto Alfonso circa il presunto appalto all’interno dell’area per servizi di pulizia e manutenzione. Inoltre lì sarebbero realizzati solo capanni e quindi non c'era posto per le strutture sportive. Ma, in realtà nel lotto 2 del progetto è previsto un centro direzionale con strutture per il sociale. Per i difensori però, la ricostruzione è frutto della fantasia di Ridosso.

L'INCONTRO CON NELLO ALIBERTI AL BAR – Un incontro inverosimile per i difensori: infatti, non sarebbe stato possibile per Nello Aliberti incontrarlo visto che il boss in quel periodo della campagna elettorale era ai domiciliari. Gli avvocati contestano anche il fatto che Romoletto Ridosso avrebbe sostenuto di aver fatto campagna elettorale in provincia di Napoli e Caserta, ovvero dove Monica Paolino, moglie del sindaco, non poteva essere votata, appartenendo al collegio salernitano.

IL RUOLO DI NELLO ALIBERTI – Completamente estraneo al patto con i clan, almeno secondo i suoi avvocati. Infatti, aveva assunto per la procura un ruolo di intermediario ma invece, per i legali difensori, quando gli esponenti del clan gli chiesero lavoro in alcune ditte come “L'Igiene urbana”, lui non aveva capito che quella dei suoi interlocutori non era una semplice richiesta, ma una vera e propria pretesa estorsiva, per la quale veniva anche minacciato di morte. Pertanto il fratello del sindaco, terrorizzato, si rivolgeva al Longobardi per fare da intermediario e paciere in quella vicenda ed eventuali sue promesse lavorative, fatte in quella circostanza ai malavitosi, se mai ci siano state, non possono che essere concessioni fatte da una persona impaurita a favore di chi lo aveva minacciato di morte e non certo il corrispettivo di un precedente accordo elettorale. Anche sulle promesse presunte fatte da Nello Aliberti, i legali smentiscono passo dopo passo le dichiarazioni di Loreto sostenendo si tratti di dichiarazioni “fantasiose”. E sul fatto che la società di Nello Aliberti faceva visite mediche per la ditta di Loreto? “In effetti la società di Aliberti Nello, nel 2015,aveva effettuato le visite mediche ad alcuni dipendenti della Italy Service S.r.l. su pressante sollecitazione di Longobardi e su indicazione del geometra L.D.L.,tecnico addetto alla sicurezza dei lavoratori e dei luoghi di lavoro. Questo perché la Italy Service risultava svolgere attività di pulizia presso l’azienda del Longobardi, che si serviva proprio della società medica di Nello Aliberti per tali controlli” sostengono gli avvocati degli Aliberti. Quindi, Nello Aliberti, fratello del sindaco, presunto mediatore tra Pasquale Aliberti e il clan, incontrava queste persone non più di un paio di volte, quando era da loro minacciato di morte per la questione dell’Igiene Urbana e quando gli veniva imposto di effettuare le visite ad alcuni dipendenti delle loro società, ed in entrambi i casi il tutto avveniva sempre attraverso l’intermediazione del Longobardi che invece per la Procura è parte lesa.

IL CASO DELLA GIORNALISTA VALERIA COZZOLINO – Per Aliberti e suo fratello le dichiarazioni della giornalista sulle presunte minacce subite, sarebbero intempestive e prive di fondamento. Per gli avvocati “è evidente come la Valeria Cozzolino non sia assolutamente attendibile” e quelle dichiarazioni sarebbero rimaste prive di qualsiasi riscontro e caratterizzate da evidente risentimento nei confronti dei fratelli Aliberti. Addirittura sarebbe stata una vendetta della giornalista per le querele subite e per cui sarebbe imputata in un procedimento al Tribunale di Avellino: ma, ad oggi la giornalista non è mai stata coinvolta nel procedimento insieme all'ex direttore del giornale.

LA CAMPAGNA ELETTORALE DEL 2015 - A parere degli inquirenti, il presunto patto politico camorristico, stipulato per le elezioni comunali scafatesi del 2013, con il clan Loreto-Ridosso, veniva poi rinnovato nel 2015 per le elezioni regionali che vedevano impegnata la consorte del sindaco Aliberti, Monica Paolino, candidata al consiglio regionale. Un appoggio elettorale che appare, secondo i difensori di Aliberti, sin dalle prime battute del collaborante, marginale, non esclusivo e privo di qualsiasi contropartita: difatti, in questa occasione, mai il Loreto riferiva di accordi, promesse e compensi. In tale tornata il clan, infatti, veniva descritto senza unità di intenti o addirittura in contrasto sulle scelte elettorali: ..”in favore della Paolino fu fatta campagna elettorale da parte solo di Ridosso Luigi e Ridosso Andrea”. Praticamente,all’interno del clan, ognuno votava ed appoggiava un proprio candidato e se si considera che tutta la forza elettorale di quel gruppo non superava i 265 voti (quelli ottenuti dal Barchiesi compresi i personali) una volta sottratte le preferenze di quelle 60 persone con i rispettivi familiari che appoggiavano il Coppola, l’apporto ricevuto da Monica Paolino in quella competizione elettorale apparirebbe del tutto irrisorio, specie se confrontato con il suo risultato generale nel Comune di Scafati, circa 4700 voti. Del resto, per gli avvocati Agostino De Caro e Antonio D’Amaro, anche il Gip del Tribunale di Salerno che aveva respinto gli arresti non lo aveva valutato. Sulle cene, in particolare, il discorso delle presunte cene elettorali solo tra pochi intimi, non trovava riscontro in nessun altro elemento di indagine, anzi sembra addirittura venga smentito secondo i legali degli Aliberti, dai collaboratori e dagli ascoltati.

I TABULATI DEGLI ALIBERTI - Prive di rilievo anche solo indiziario risultavano, poi, essere gli esiti dell’attività investigativa sulle utenze telefoniche di Pasquale e Nello Aliberti. Innanzitutto, va evidenziato che dall’acquisizione dei tabulati delle utenze intestate ai fratelli Aliberti non emergeva alcun contatto telefonico tra questi ed i presunti esponenti del clan nel periodo relativo alle elezioni comunali e regionali .Nessuna telefonata o sms risultava, invece, tra il sindaco e Ridosso Luigi o Ridosso Gennaro. Il fratello Nello Maurizio Aliberti, nello stesso arco temporale di 16 mesi, risultava aver avuto un solo contatto telefonico con Gennaro Ridosso mentre fuori dalla campagna elettorale, si erano sentiti sicuramente per vicende lavorative legate alla medicina del lavoro.

LE DICHIARAZIONI DI CACCHIONE – Le accuse di Cacchione, sarebbero arrivate per i difensori del sindaco e del fratello, perchè risentito dalla minima valutazione effettuata dal Nucleo di Valutazione per il 2010 sul suo operato che gli aveva provocato un abbassamento di stipendio. “Si comprende immediatamente come l’applicazione del minimo contrattuale come indennità economica di risultato risultasse comprensibile, opportuna e dovuta, nell’attesa che lo stesso dispiegasse la sua attività in maniera più completa” sostengono gli avvocati degli Aliberti. Cacchione non si dimostrava impaurito ed aveva proseguito, secondo i legali quindi le sue dichiarazioni sarebbero inverosimili. “E’ forse più plausibile pensare che egli, trovandosi a gestire il passaggio di consegne del servizio di pubblicazioni dal comune alla società vincitrice dell’appalto, abbia non correttamente curato tali operazioni non sapendo chi dovesse rimuovere la cartellonistica, se l’ente o il soggetto subentrato nella gestione del servizio e che comunque, a seguito di denuncia, non sapendo cosa fare si era impegnato a rimuovere quei cartelloni presenti sul territorio comunale” spiegano i legali “Ad ulteriore conferma dell’inverosimiglianza delle dichiarazioni rese dal dott. Cacchione appare opportuno ribadire che l’amministrazione Aliberti, sin dal suo insediamento, ha osteggiato con forza la criminalità organizzata ponendo in essere tutti quegli atti amministrativi di sua competenza finalizzati a contrastarne l’attività illecita”.

ECCO PERCHE' NON DOVETE ARRESTARE ALIBERTI - Per gli avvocati infine, gli Aliberti non vanno arrestati perchè non ci sono i presupposti giuridici e perchè, tra tutte le motivazioni di un'esigenza cautelare, al massimo ci sarebbe il rischio di reiterazione del reato ma ad oggi, a Scafati, non ci sono elezioni imminenti. Nemmeno si può considerare concreto il pericolo di reiterazione in merito alle elezioni regionali, perché la prossima consultazione sarebbe in programma addirittura nel 2020. Il pericolo, quindi, mai potrebbe essere considerato attuale. Quindi la scelta di un suo arresto “apparirebbe oltremodo eccessiva in relazione alla personalità dell'indagato, cittadino incensurato, Sindaco stimato, già provato da diversi procedimenti giudiziari definiti con l'assoluzione o il non luogo a procedere (tutti scaturiti da denunce derivanti da oppositori politici)”.

 

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