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Sarno. “Fan” dell'Isis aveva riempito la città di scritte: condanna definitiva per una 49enne sarnese

30 Aprile 2022 Author :  

di Danilo Ruggiero 

Arriva la condanna definitiva per la sarnese “fan” dell’Isis: la 49enne A. M. M. aveva riempito la città di scritte inneggiati all’organizzazione jihadista ed offeso le Istituzioni. Anche sui social la donna si è resa colpevole di aver minacciato le forze dell’ordine e l’autorità governative.

Correva l’anno 2016 quando la città di Sarno veniva “travolta” da scritte apparse sulle mura di edifici pubblici ed abitazioni private inneggiati all’Isis o alla violenza. Nel dicembre dello stesso anno, A. M. M. fu colta in flagranza di reato dalle forze dell’ordine, in uno dei numerosi episodi poi contestati dalla Procura relativi a scritte sui muri della città e post su Facebook e Instagram nei quali bersagliò di offese e minacce a una militare in servizio alla stazione carabinieri di Sarno. In quel periodo, numerose offese sulle mura della città erano state indirizzate al sindaco di Sarno Giuseppe Canfora, al giudice Cacciapuoti del Tribunale di Nocera Inferiore, ad un maresciallo della locale caserma dei carabinieri, ad esponenti del Partito democratico nazionale e ai giornalisti.

La donna, tra l’altro, venne indagata anche per aver esposto una bandiera dell’organizzazione terroristica dell’Isis dinanzi all’accesso degli uffici del Giudice di Pace in via Prolungamento Matteotti. E cosi, la 49enne sarnese, fu raggiunta da una richiesta di processo e condannata, successivamente, a due anni di reclusione con l’accusa di istigazione a delinquere, offese a corpo politico-amministrativo dello Stato, resistenza a pubblico ufficiale, stalking, violenza privata e diffamazione. Contro la condanna in duplice grado di giudizio, la sarnese ha proposto ricorso per cassazione per richiedere l’annullamento della sentenza della Corte di Appello di Salerno.

La donna ha provato a contestare la titolarità dei profili Instagram e Facebook da dove venivano postate le offese nonché contestato le immagini delle telecamere di videosorveglianza che avevano identificato l’imputata come autrice delle condotte di deturpamento e imbrattamento di muri ed edifici. Tuttavia la Prima sezione penale della Corte di Cassazione, presieduta dal magistrato Carlo Zaza, ha considerato infondati tutti i motivi presentati alla base dell’impugnazione della sentenza di secondo grado e dichiarato il ricorso inammissibile. In conclusione, perciò, è arrivata l’ennesima pronuncia a sfavore della 49enne sarnese condannata per istigazione a delinquere, per avere l'imputata apposto una bandiera dell'Isis, oltraggio a Corpo politico, amministrativo o giudiziario, per avere, tramite i messaggi di cui al capo che precede, offeso l'onore e il prestigio del Governo, del Parlamento e di Amministrazioni territoriali, nonché per resistenza a pubblico ufficiale, diffamazione, deturpamento ed atti persecutori.

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