Ieri mattina presso l' Aula Consiliare del Comune di San Valentino Torio si e' tenuta la conferenza stampa organizzata da "Vite di Giada", il centro antiviolenza dell’Ambito Sociale Territoriale S01_3 (comuni di Pagani, Sarno, San Marzano, San Valentino Torio) gestito da Proodos Società Cooperativa Sociale nella Casa Comunale di San Valentino Torio.
Uno spazio di relazione e condivisione in cui le donne vittime di violenza potessero sentirsi accolte e trovare ascolto, sostegno e accompagnamento verso la rifioritura di una vita nuova e nuovamente bella, emozionante, feconda. Presenti alla conferenza oltre ai sindaci dei comuni che fanno parte dell'Ambito sociale, il presidente del Cda di Agro Solidale Ferdinando Prevete, Raffaella Ruocco della Cooperaiva Prodos e le forze dell'ordine. Durante l'incontro è stato fatto il punto della situazione sugli obiettivi di Vite di Giada, cui e' seguita la presentazione della nuova programmazione del CAV (CentroAntiviolenza). Il centro antiviolenza e’ un servizio che e’ stato istituito da Agro Solidale poco più di un anno fa, grazie ad un finanziamento regionale e rappresenta il primo centro antiviolenza dell’ambito S01-3.
"Un lavoro basato sulla voglia di creare uno spazio di relazione e condivisione in cui le donne vittime di violenza potessero sentirsi accolte e trovare ascolto, sostegno e accompagnamento verso la rifioritura di una vita nuova e nuovamente bella, emozionante, feconda. - spiega il sindaco di San Valentino Torio Michele Strianese - La Programmazione prevede l' allungamento dei tempi del servizio aperto sul territorio del nostro Comune e questa e' una grande soddisfazione per tutti noi. Altri 3 anni di attivita' potranno dare davvero una mano alle tante donne in difficolta' rwsidenti nei 4 comuni del nostro ambito territoriale. Andiamo avanti con impegno e passione per dare sempre maggiori e migliori servizi ai cittadini".
A breve anche a San Marzano uno sportello inforativo antiviolenza
"Il Centro, allocato fisicamente presso il Comune di San Valentino, - spiega il sindaco di San Marzano sul Sarno Carmela Zuottolo - è punto di riferimento costante del comune di San Marzano. Molte donne sono state accolte ed accompagnate nel loro percorso di rinascita e di riaffermazione della loro dignità di donne e madri , dopo essere state vittime di violenze , abusi, angherie - psicologiche e fisiche - da parte di familiari, mariti, compagni o fidanzati, loro carnefici o Barbablu’. Sono state presentate le nuove attività programmatiche che saranno svolte. Sarà aperto uno sportello informativo antiviolenza anche a San Marzano sul Sarno. Eccellente la gestione del centro da parte della Società Coopertiva Sociale Prodos. Un ringraziamento ad Agrosolidale, Azienda Consortile senza la quale nulla sarebbe possibile".
Agro Solidale ha sempre creduto nell'importanza di questo servizio
Ad intervenire all'incontro il presidente del Cda dell'azienda consortile Agro Solidale Ferdinando Prevete: "L’azienda consortile Agro Solidale ha sempre creduto nell’importanza di questo servizio rivolto alle donne vittime di violenza di genere in quanto riconosce il grande valore sociale del mettere in campo competenze specifiche e professionalita’, strumenti imprescindibili per arginare e contrastare il fenomeno.
Agro solidale è fortemente convinta che la qualità del servizio passa attraverso la stabilità e la continuità della gestione dello stesso ed è proprio questo il motivo per cui l’azienda consortile, dopo la prima gara che prevedeva con fondi regionali un affidamento per 10 mesi, ha deciso con la nuova gara, di assicurare il funzionamento del servizio per tre anni, nonostante il finanziamento regionale annuo sia passato da 40 a 20 mila euro e ciò è stato possibile attingendo a fondi nazionali.
Il servizio, inoltre, e’ stato potenziato in quanto i giorni di apertura del centro sono passati da quattro a cinque e le ore di disponibilita’ delle operatrici sono state incrementate.
L’azienda è fortesemente convinta che le risorse destinate a questo servizio non rappresentino un “costo inutile” ma siano un vero e proprio investimento che e’ servito e serve a far funzionare quella che puo’ essere definita una “infrastruttura sociale” per gli indubbi benefici di cui si avvantaggia la societa’ civile nel vedere diminuiti o adeguatamente trattati i casi di discriminazione e di emarginazione in cui viene costretta una donna vittima di volenza.
Infatti, tutti gli studi piu’ autorevoli dimostrano come il fenomeno della violenza maschile contro le donne abbia dei costi sociali che gravano sull’intera comunita’ e, quindi, ogni azione che abbia potenzialita’ di prevenzione ha ricadute positive anche in termini di efficienza della spesa".
Il report dopo un anno di attività
Dal report complessivo fornitomi dal consorzio Prodos sulle attivita’ del Cav, due dati mi hanno colpito e sono, a mio parere, particolarmente significativi: il primo e’ che il 70% delle donne vittime di violenza non sono occupate; il secondo e’ l’alta percentuale della violenza assistita in quanto laddove vi sono figli minori, questi erano sempre presenti al momento della violenza in famiglia. - continua Ferdiando Prevete - Questi due dati devono essere uno spunto di riflessione e soprattutto un’occasione utile per privilegiare alcuni obiettivi su cui la rete antiviolenza territoriale ed, in particolare, il cav in sinergia con i servizi sociali potra’ concentrarsi in un’ottica di potenziamento del servizio: il primo obiettivo potra’ essere quello di implementare la collaborazione con il mondo del lavoro e della formazione professionale per incrementare le possibilita’ di inserimento/reinserimento lavorativo della donna, che è il vero tallone di achille dei progetti di fuoriuscita dalla violenza. sara’ utile dunque creare una sinergia con il mondo imprenditoriale, anche attraverso la stipula di accordi/convenzioni per l’attivazione di borse lavoro avendo ben chiaro l’obiettivo di rendere la donna sempre piu’ autonoma e, quindi, economicamente indipendente. In questo modo, infatti, la donna potra’ sentirsi veramente libera di scegliere e soprattutto affrancata dall’angoscia di non essere in grado di avere un degno sostentamento ed un futuro sereno per se e di non poterlo assicurare al proprio figlio.
Il secondo obiettivo dovra’ essere quello di garantire laboratori di accoglienza e rielaborazione per i minori vittime di violenza assistita, percorsi di psicoterapia specifica per i minori maggiormente compromessi e attivita’ di socializzazione per gli stessi e le madri. in tal senso, potra’ essere utile prevedere dei protocolli d’intesa con le scuole in modo da poter accogliere il minore vittima di violenza assistita come un alunno con bisogni educativi speciali da far rientrare, dunque, in un piano educativo individualizzato. garantire al minore vittima di violenza assistita questi servizi servira’ ad attutire il trauma subito assicurando anche alla madre un maggiore sollievo.
Altro dato che reputo importante e’ che le donne accolte e prese in carico derivano prevalentemente da segnalazioni da parte dei servizi, ben 29 su 40, una dalle forze dell'ordine. e nove accesi diretti.
A questo proposito sara’ utile ricordare che sono state da qualche anno emanate (con un dpcm del 30 gennaio 2018) le “linee guida nazionali per le aziende sanitarie e le aziende ospedaliere” il cui obiettivo dichiarato e’ quello di fornire un intervento adeguato ed integrato nel trattamento delle conseguenze fisiche e psicologiche che la violenza maschile produce sulla salute della donna.
Le linee guida nazionali si rivolgono alle operatrici ed agli operatori socio-sanitari e sono destinate agli attori pubblici e privati che a diverso titolo operano per la prevenzione ed il contrasto alla violenza maschile contro le donne.
Ebbene, tra questi attori vengono espressamente indicati i centri antiviolenza e le case rifugio che sono invitati a siglare dei protocolli operativi di rete specifici.
Tali protocolli servono ad individuare interventi comuni e condivisi tra gli attori della rete territoriale per assicurare adeguata assistenza, accompagnamento e orientamento, protezione e messa in sicurezza della donna.
Le stesse linee guida prevedono che l’operatore sanitario ha sempre l’obbligo di informare la donna della possibilita’ di rivolgersi ai centri antiviolenza presenti sul territorio, ai servizi pubblici e privati della rete locale e, ogni qual volta la donna acconsenta, attiva la rete antiviolenza territoriale, allertando gli attori coinvolti nei protocolli formalizzati.
Dunque, i centri antiviolenza vengono chiamati in prima linea in quanto rappresentano un riferimento per le strutture sanitarie e ospedaliere e possono lavorare in sinergia e a supporto delle oepratrici e degli operatori del pronto soccorso in seguito alla stipula di appositi accordi o convenzioni con le direzioni sanitarie
Pertanto, in un’ottica di potenziamento e di efficientamento del servizio, Agro Solidale intende incoraggiare la stipula di questi accordi o convenzioni tra il centro antiviolenza e le strutture ospedaliere poiche’ spesso sono proprio i pronto soccorso la prima porta di accesso alla rete territoriale antiviolenza in quanto e li’ che la donna purtroppo e’ costretta a ricorrere nei casi di violenze fisiche piu’ o meno gravi.
Il modello della convenzione o del protocollo d’intesa potra’ essere adottato anche con l’autorita’ giudiziaria, il tribunale per i minorenni, la procura della republica, il consiglio dell’ordine degli avvocati ecc. al fine di condividere modelli operativi che servano a velocizzare tutte le procedure utili per mettere in sicurezza sia la donna vittima di violenza sia il di lei figlio".
Tante le donne straniere che si rivolgono al centro antiviolenza
"Un ultimo dato del report su cui ritengo utile fare una riflessione e’ quello che riguarda le donne straniere. - continua Prevete - Il centro in circa un anno di attivta’ ne ha prese in carico otto su 42; e’ ragionevole ritenere, che il dato, gia’ significativo, sia destinato ad aumetare anche in considerazione del flusso, gia’ costante ed oggi in aumento, delle migranti e soprattuto delle profughe di guerra che sta accogliendo il nostro paese a seguito delle ostilita’ in corso in Ucraina.
Dunque, sempre in un’ottica di potenziamento del gia’ ottimo servizio prestato dal centro, sarebbe utile che lo stesso preveda nel futuro prossimo anche la presenza di una mediatrice culturale e linguistica cosi’ da agevolare l’accesso alla rete anche a queste donne per le quali la violenza di genere, putroppo, spesso si aggiunge ad altri e piu’ gravi traumi gia’ subiti".
Prossima apertura una casa di accoglienza per donne vittime di violenza a Sarno
"Sempre in un’ottica di rafforzamento della rete antiviolenza territoriale, ho il piacere di annunciare che quest’ultima sara’ a breve implemetata, sempre grazie a fondi regionali, con l’apertura di una casa di accoglienza per donne vittime di violenza che avra’ sede in un immobile messo a disposizione, anche in questo caso gratuitamente, dal comune di Sarno, conclude Prevete.


