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I giovani e la violenza

08 Novembre 2016 Author :  

Namastè cari lettori!
In queste settimane ho riflettuto molto sul tema da trattare con voi questa settimana, ma in questo caso il calendario mi è venuto in soccorso!
Si sta avvicinando la giornata nazionale contro la violenza di genere, un argomento che mi sta particolarmente a cuore non solo perché da donna mi sento vicina a quante soffrono per amori insani, ma soprattutto perché da psicologa so quanto tutto ciò possa distruggere interiormente un essere umano.
Oggi però non rifletteremo solo sulla violenza di genere, ma sul concetto di violenza in generale. Mi chiedo cosa possa spingere una persona a non capire quanto una sua azione possa ferire profondamente un altro essere umano. Assistiamo quotidianamente, quasi inermi, ad una escalation di violenza che purtroppo sta interessando sempre di più le giovani generazioni.
Gli episodi in cui i giovani usano violenza contro un proprio pari ormai non si contano nemmeno più: episodi di bullismo, cyberbullismo, violenza sessuale di gruppo, fenomeni di omofobia sociale.
Sembra quasi che per i giovani la vita stessa non avesse più il giusto valore. Le scale delle priorità e dei valori risultano essere alterate, la forma prende il posto della sostanza, tutto deve essere secondo quanto la massa o la legge del più forte detta!
Ma mi chiedo come mai una società che ha fatto passi da gigante nelle nuove tecnologie stia regredendo così velocemente sotto l’aspetto relazionale ed umano?
Una delle cause potrebbe essere che purtroppo le relazioni nella maggior parte dei casi si fermano a contatti virtuali, avvenuti su chat e social, che non hanno nulla a che fare con la realtà. Il calore delle relazioni viene sostituito con lo schermo freddo di uno smartphon, e questo non aiuta i ragazzi a sperimentarsi in modo caldo e diretto con un proprio simile.
Un’altra causa potrebbe essere la frenesia della nostra società, sempre volta al fare e non all’essere. Gli standard da dover raggiungere sono sempre diversi e più alti, e non tutti hanno gli stessi tempi. Talvolta chi è più lento viene fagocitato dalla massa, che segue una logica individualista e non di gruppo. Come se ammettere di poter essere imperfetti possa segnarci inevitabilmente.
Da professionista ho imparato ad osservare i fenomeni, comprenderli nel profondo e cercare di capire dove poter agire per tentare di migliorare le situazioni. Ebbene io credo che parte della causa di questa problematica risieda nelle difficoltà di tanti a relazionarsi con le proprie emozioni, questo impedisce loro di riconoscere le emozioni altrui. Qui si insinuano comportamenti violenti, proprio dove non si ha coscienza di quanto una propria azione possa realmente far del male al prossimo.
La costruzione di una identità sana passa attraverso il riconoscimento della propria esistenza da parte dell’altro, ma in una società dove viene premiato un esasperato individualismo essa viene profondamente alterata. In questo dovrebbe intervenire il supporto della famiglia come primo modello relazionale, cercando di evitare di colmare gli spazi con oggetti materiali, ma piuttosto compensando il vuoto con una sana affettività. Ma le emozioni spaventano, disorientano, specialmente nella nostra società, dove ammettere di aver paura è troppo pericoloso, per cui è necessario negare e cancellare. Purtroppo questo porta delle conseguenze molto serie specialmente nei propri figli. Di fatti osserviamo in molti la difficoltà di riuscire a leggere le proprie emozioni, i propri bisogni e le proprie vere necessità. Non riconoscendoci nei nostri bisogni ci affidiamo alle regole sociali, a ciò che detta la massa, che nella maggior parte dei casi è composta da stereotipi e preconcetti (La donna deve sottomettersi all’uomo! Gli omosessuali sono diversi! I disabili sono inferiori! I bulli sono più forti!... insomma tutte baggianate).
Creare una società più sana parte dal combattere questi preconcetti, passando attraverso la riconquista delle proprie emozioni. Spero di avervi dato degli spunti di riflessione! E credo fermamente che noi tutti abbiamo il dovere di provarci a cambiare questa situazione, a lottare per i nostri giovani, a riappropriarci nella nostra umanità.
Con questo vi saluto e vi invito a scrivermi per condividere con me il vostro pensiero.
Namastè a tutti voi!

Dottoressa Raffaella Marciano
Psicologa - Psicoterapeuta Cognitivo Comportamentale.
Esperta in tecniche per la gestione dello stress.
Segue il Modello Metacognitivo Interpersonale per i Disturbi di Personalità.
Socia della Società Italiana Terapia Cognitivo Comportamentale (SITCC).
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