×

Attenzione

JUser: :_load: non è stato possibile caricare l'utente con ID: 736

banner agro

Namastè - No alla violenza, sì a ciò che fa "sorridere il cuore"

19 Marzo 2017 Author :  

Namastè cari lettori!
“Trova quello che ti fa sorridere il cuore”. Coelho
Quanta saggezza racchiusa in poche parole, dal messaggio chiaro, eppure quanto siamo realmente capaci di inseguire realmente ciò che ci fa bene, che ci fa sorridere il cuore? Pochi di noi lo sanno realmente.
Sta volgendo al termine il mese di Marzo, ormai denominato “Marzo in Rosa”, che ha visto tante iniziative con lo scopo di prevenire la violenza di genere. L’intento è cercare di sensibilizzare, specialmente le nuove generazioni, a relazioni sane e che innamorarsi è sempre una emozione immensa, ma vanno anche valutate alcune cose.
Con questo articolo non vorrei soffermarmi solo sugli episodi più estremi e forti, quanto piuttosto su come si strutturano le relazioni quotidiane, senza fare differenza sull’orientamento sessuale, che vestono i panni apparenti della “normalità”, ma celano al loro interno scenari dolorosi per entrambi i partners.
Relazionarsi con l’altro non è mai semplice. Ma quali sono i meccanismi reali che ci mettono in difficoltà nella relazione con l’altro?
Se volessimo solo soffermarci al concetto freudiano di Principio del Piacere (quel principio economico che ha per scopo quello della gratificazione immediata, di evitare il dispiacere e di procurare piacere che, equivalgono l'uno, all'aumento della quantità di eccitazione e, l'altro, alla sua riduzione), a mio avviso sarebbe troppo riduttivo. Come per dire che una persona si catapulta nelle relazioni indipendentemente da chi si sceglie, ma solo dalla necessità di soddisfare quel desiderio. È vero che la ricerca del piacere è uno dei nostri motori, ma non è l’unico, e a dirla tutta da Freud ci sono stati enormi cambiamenti nello studio delle dinamiche umane!!!
Ci sono diverse tipologie di persone, con scopi diversi, vite diverse e che hanno avuto esperienze diverse. Ognuno ha raccolto delle informazioni attraverso le quali decifra il mondo, gli altri e se stesso, ma soprattutto in questo viaggio ha sperimentato le proprie emozioni e come esse possono essere vissute anche dall’altro. Mi piacerebbe prendere in esempio insieme a voi due estremi ( fermo restando che esistono innumerevoli declinazioni sulle modalità dell’affrontare le relazioni). Prima di cominciare bisogna però fare una ulteriore precisazione, non sono generi dipendenti, ovvero non sono necessariamente dei “ruoli” femminili o maschili. È ormai evidente che la società in cui viviamo non segue più norme o regole precise, ma è estremamente variabile.
Andando nel pratico esistono:
Quello del Non Vivo senza di te!
Come se davvero solo la presenza di un altro potesse darci il permesso di esistere. Una personalità del genere potrebbe sembrare un individuo con grossi problemi di insicurezza ed autostima. È una persona che vive contemporaneamente il piacere di stare con la persona amata contemporaneamente al terrore di perderla. Emozioni ugualmente forti, ma diverse che creano nello stesso una profonda angoscia e malessere psicofisico. A questo sussegue la messa in atto di comportamenti altamente disfunzionali, come quello di cercare di accontentare costantemente l’altro, talvolta essendo particolarmente appiccicoso e fastidioso, oppure nel peggiore dei casi sopportare delle vere e proprie vessazioni, senza avere la forza di difendersi. Se volessimo solo soffermarci, come ho detto prima, solo a ciò che si può vedere basterebbe dire che non ha carattere. Se invece andassimo al di là di ciò che appare, forse ci ritroveremo di fronte ad una persona che nella sua vita non ha vissute esperienze che gli abbiano mostrato che ci si può sentire amati anche senza fare nulla oppure che avesse valore solo per il fatto di esistere. Crescere con la rappresentazione di sé di non essere abbastanza, e di dover essere grati per quel poco che l’altro è disposto a darci, non deve essere semplice da sopportare. Sarebbe bello che una personalità del genere imparasse, anche solo per poco, a non guardarsi così tanto duramente, e magari a volersi un pochino di bene, forse questo potrebbe dimostrargli che si Vive lo stesso, anche senza un altro da cui dipendere. Amare troppo l’altro impedisce di amare prima se stessi.

Poi andando dall’altra parte della barricata possiamo trovare il tipo: Mi appartieni, e devi fare come dico!
Per dirla alla francese il classico St****, pieno di sé e molto prolisso nel descrivere le innumerevoli doti possedute. Generalmente, questa è una personalità che presenta dei tratti narcisistici, ovvero una persona che necessita di ammirazione e manca di reale capacità empatica. Ha buone doti affabulatore e buone capacità manipolatorie. Nella maggior parte dei casi ritengono le loro necessità primarie e speciali e richiedono costante attenzione e ammirazione da parte degli altri. Come per il caso precedente bisognerebbe apparentemente ci troviamo di fronte a una persona che sa ciò che vuole, e sembra che nulla possa toccarlo. Ma anche in questo caso andare al di là ci consentirebbe di vedere cosa si cela dietro una personalità del genere. Una persona del genere in realtà ha una rappresentazione di se stesso estremamente altalenante: abbiamo da una parte una persona che sa di essere speciale (un fico per intenderci) che sa di valere e dall’altra una persona che ricerca costantemente l'altro a causa della profonda angoscia connessa alla necessità viscerale che qualcuno lo noti, come se non ritenesse di esserlo in realtà. Il rifiuto e l’indifferenza sono vissute con estremo dolore, e per questo dominare e controllare il partner diventa basilare. Con molta probabilità anche in questo caso ci troviamo di fronte ad una persona che ha dovuto fare i conti con esperienze di vita non tanto piacevoli, che lo hanno indotto a credere di poter gestire tutto quel dolore solo attraverso l’utilizzo dell’altro.
Quanto allora cerchiamo realmente ciò che ci fa sorridere il cuore?
Entrambi gli esempi hanno cercato di porre rimedio alla loro sofferenza cercando di mettere in atto comportamenti ritenuti “corretti”, ma che alla fine non hanno fatto altro che perpetrare la loro sofferenza, impedendo loro di vivere un amore in modo sano.
L’amore sano e funzionale esiste, ma parte dall’accettazione reale e profonda di se stessi, come unica strada per interagire realmente con l’altro. Esso si declina attraverso la capacità di comunicare ciò che si prova e sente all’altro, senza la paura che le proprie fragilità vengano vissute come parti da nascondere o cancellare.
Forse la vera felicità risiede il abbracciare le nostre fragilità e abbracciare l’altro accettando anche le sue di fragilità? Cosa ne pensate?
Se qualcuno di voi vuole approfondire l’argomento, o fare domande in merito, può contattarmi in privato al mio indirizzo mail.

 

Dottoressa Raffaella Marciano
Curatrice Rubrica Namastè
Psicologa - Psicoterapeuta Cognitivo Comportamentale.
Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo.

Studio di Consulenza Psicologica e Psicoterapia,
via Giacomo Matteotti 16 San Valentino Torio (Sa)

banner belmonte

Punto Agro News

PuntoAgronews è un giornale online che si occupa del territorio tra l'Agro Nocerino Sarnese e la Costiera Amalfitana. 

CONTATTACI: 

redazione@puntoagronews.it

Via Nazionale, 84018 - Scafati

Tel. 3285848178

 

 

Publica Blu Trasp2