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Napoli Sotteranea. L'altra faccia della città: tra magia, leggende e storia

10 Maggio 2017 Author :  

Tra cunicoli e cavità la straordinarietà di Napoli sotterranea. Una vera e propria città speculare: sopra una vita chiassosa e rumorosa, sotto, il silenzio e il mistero tra il reticolo di cunicoli e cavità, e che formano una vera e propria città che ricalca, in negativo, la città di superficie. Un’altra città da scoprire piena di storia, cultura, tradizioni. Inizialmente, con i Greci, usata per cavare tufo per costruire sopra, con i Romani sfruttate per creare la rete idrica, fatta di acquedotti, cisterne e pozzi. o, come nel caso del celebre cimitero delle Fontanelle, nel rione Sanità, per il culto dei morti. Un enorme ossario in una cava di tufo di circa tremila metri quadrati e 30mila metri cubi che contiene oltre 40mila resti. Infine, durante le guerre utilizzata come luogo di rifugio, come riparo dai bombardamenti. Tutto questo è la Napoli Sotterranea. Circa 800 cavità in tufo per quasi 1 milione di metri quadrati al di sotto dei quasi 60 Kmq della superficie cittadina scavate, a partire da circa 2500 anni fa, da antichi Greci e Romani. Questa è Napoli: la città che fonda il suo fascino sui propri paradossi, che smentisce di continuo se stessa con le sue disarmanti contraddizioni. Una rete estesa, di cunicoli, tombe e cisterne che per secoli hanno custodito i morti e protetto i vivi. Un’altra città per la maggior parte ancora inesplorata.

LA STORIA DI NAPOLI SOTTERRANEA - Napoli sotterranea è legata alla conformazione morfologica e geologica del territorio partenopeo, composto da roccia tufacea, una roccia con caratteristiche particolari di leggerezza, friabilità e stabilità del tutto particolari. I primi a cavare nel sottosuolo sono stati i Greci a partire dal 470 a.C., danno inizio alla crescita di quel mondo affascinante che è la Napoli sotterranea. Tali trasformazioni sono state dettate da esigenze di approvvigionamento idrico, che ha portato alla creazione di cisterne sotterranee adibite alla raccolta di acque piovane, e dalla necessità di recuperare materiale da costruzione per erigere gli edifici di Neapolis. Nei secoli successivi l'espansione della città portò alla realizzazione di un vero e proprio acquedotto che permetteva di raccogliere e distribuire acqua potabile grazie ad una serie di cisterne collegate ad una fitta rete di cunicoli. Durante il dominio romano l'esistente acquedotto fu ampliato e perfezionato, ma con l'avvento degli Angioini, nel 1266, la città conobbe una grande espansione urbanistica cui, ovviamente corrispose un incremento dell'estrazione del tufo dal sottosuolo per costruire nuovi edifici. Dal 1588 al 1615 gli editti proibivano l'introduzione in città di materiali da costruzione, onde evitare l'espansione incontrollata di Napoli, I cittadini, per evitare sanzioni e soddisfare la necessità di ampliamento urbanistico, pensarono bene di estrarre il tufo sottostante la città, sfruttando i pozzi già esistenti, ampliando le cisterne destinate a contenere l'acqua potabile e ricavandone di nuove. Solo nel 1885, dopo una tremenda epidemia di colera, venne abbandonato l'uso del vecchio sistema di distribuzione idrica per adottare il nuovo acquedotto, che ancora è in funzione. L'ultimo intervento sul sottosuolo risale alla seconda guerra mondiale, quando per offrire rifugi sicuri alla popolazione si decise di adattare le strutture dell'antico acquedotto alle esigenze dei cittadini. Furono allestiti in tutta Napoli 369 ricoveri in grotta e 247 ricoveri anticrollo. Un elenco ufficiale del Ministero degli Interni del 1939 annoverava 616 indirizzi che portavano nei 436 ricoveri suddetti, alcuni dei quali con più di un accesso. L'allestimento dei ricoveri portò ad un ulteriore frazionamento dell'antico acquedotto. Finita la guerra, per la mancanza di mezzi di trasporto, quasi tutte le macerie furono scaricate nel sottosuolo, quasi a voler seppellire con esse, anche tutti i ricordi di quel triste periodo. Fino alla fine degli anni '60 non si è più parlato del sottosuolo, anche se molti continuavano ad utilizzare i pozzi come discariche. Dal 1968, però, cominciarono a verificarsi alcuni dissesti dovuti essenzialmente a rotture di fogne o perdite del nuovo acquedotto: tali inconvenienti, che in tutte le città del mondo si evidenziano con rigurgiti di liquami in superficie o allagamenti, a Napoli invece, proprio per la presenza del vasto sottosuolo cavo, si palesano con grosse voragini.

GLI INGRESSI ALLA NAPOLI SOTTERRANEA - Due gli ingressi per esplorare Napoli Sotterranea: Piazza San Gaetano, in via dei Tribunali alla fine di via San Gregorio Armeno, si accede dopo una discesa di 140 gradini, a 40 metri sotto il manto stradale. Ci si inoltra nell'antico acquedotto, dove i Romani facevano confluire le acque del fiume Serino, a circa 70 chilometri da Napoli. L'itinerario, della durata di circa due ore, prosegue con una visita all'antico teatro greco-romano (IV sec. a.C – II sec. d.C.) in via Anticaglia. Anch'esso sotterraneo, per accedervi oggi bisogna letteralmente entrare in casa dei napoletani, sollevando la botola, nascosta sotto un letto, di un tipico "basso". Il teatro è inoltre famoso per aver ospitato l'esibizione dell'imperatore Nerone. L’altro ingresso e via S. Anna di Palazzo 52, a ridosso di via Toledo e delle centralissime piazza del Plebiscito e piazza Trieste e Trento dove è posto il punto di ritrovo (esterno del Caffè Gambrinus) da dove parte la visita alla Napoli sotterranea, che conduce ad un rifugio di circa 3200 metri quadrati, a circa 40 metri di profondità, che, durante la seconda guerra mondiale, dava rifugio a oltre 4mila persone. Oltre ai due ingressi principali vi sono molte altri accessi verso il sottosuolo napoletano. Gran parte di essi è ancora inesplorata: le circa 800 cavità che attualmente infatti si conoscono equivalgono ad appena un terzo degli spazi sotterranei. Altre cavità, invece, di recente scoperta, sono accessibili da poco tempo ed altre ancora sono in fase di recupero. Altro straordinario luogo della Napoli Sotterranea è il tunnel sotterraneo dei Borboni, voluto da Ferdinando II di Borbone nel 1853. La galleria nasce come via di fuga per la famiglia del re, collegando il Palazzo Reale di piazza del Plebiscito a piazza della Vittoria, in modo che da qui si potesse raggiungere facilmente, via mare, la Caserma Vittoria di via Morelli.

LA STANZA DI FILOMENA SOTTO PIAZZETTA AUGUSTEO - A venti metri di profondità, nel rifugio di guerra sotto piazzetta Augusteo, è venuta alla luce l’ennesimo segreto di guerra celato nella Napoli sotterranea, dal buio si è materializzata una piccola grande storia, di quelle che solo la Napoli più segreta riesce a custodire, otto parole in fila che raccontano più di un libro intero: "La signorina Filomena riceve anche in questo ricovero". Un messaggio inequivocabile in una piccola grotta dove la signorina Filomena accoglieva i suoi clienti, munita probabilmente di tutto l’occorrente per lasciarsi andare alle follie degli amanti. Una storia quella di Filomena, che ci riporta indietro ad un passato difficile e controverso, quello di una guerra e di un popolo bisognoso d’amore.

Punto Agro News

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