Namastè. L'incubo notturno nei bambini

27 Febbraio 2020 Author :  

di Rossella Bisogno*

Namastè cari lettori.
Sulla scia del precedente articolo relativo ai disturbi del sonno in età evolutiva, continuiamo ad approfondire l’argomento interessandoci stavolta al cosiddetto “terrore notturno” o più propriamente chiamato PAVOR NOCTURNUS. Esso si manifesta intorno ai 2 anni e può protrarsi fino a 10 con una frequenza variabile e durata dai pochi secondi ai 5 minuti. L’immagine che abbiamo dinanzi è quella di un bambino con occhi spalancati, tremito, sudore, pianti, grida e frasi senza senso. Potrebbe scendere dal letto, camminare e urlare per casa terrorizzato. Non si lascia consolare, è poco reattivo agli stimoli ambientali e se svegliato appare confuso e disorientato, con difficoltà a riconoscere le persone intorno. Il Pavor si manifesta di solito nella prima parte della notte, ossia durante il sonno profondo (non-Rem), per capirci la fase in cui non si sogna. Al mattino non c’è assoluto ricordo di ciò che è accaduto tanto è vero che la paura non interessa i bambini che ne sono colpiti quanto i genitori che rischiano di spaventarsi molto di fronte a ciò che si manifesta. Il pavor nocturnus va distinto dagli incubi notturni, che generalmente si ricordano e avvengono nella fase finale del sonno (sonno Rem) e dagli attacchi di panico notturni, che si presentano con tachicardia, sensazione di soffocamento e anch’essi ricordati al mattino. Esso viene diagnosticato effettuando un accurato studio del sonno del bambino.

Se gli episodi sono inferiori a una settimana, è possibile adottare semplici accorgimenti, quali:
• Rendere l’ambiente in casa più sicuro possibile, eliminando oggetti che possono essere danno per il bambino che si alza
• Fare in modo che il bambino abbia un adeguato e regolare ritmo sonno – veglia
• Non svegliare il bambino durante l’episodio
• adottare tecniche di rilassamento all’addormentamento
• Non raccontare al bambino ciò che è successo durante la notte

Generalmente l’andamento del disturbo è benigno e la sua remissione è spontanea. Qualora invece ci fosse un aumento della frequenza degli episodi ogni notte o più volte alla settimana, è consigliabile rivolgersi ad uno specialista. A tal proposito, la psicoterapia cognitivo comportamentale ci permette di intervenire attraverso un protocollo di risvegli notturni programmati. Seppur faticoso per i genitori, questa tecnica comportamentale consiste nello svegliare il bambino prima dell’orario in cui generalmente si verificano gli episodi e in seguito disporlo nuovamente all’addormentamento. In questo modo, si faciliterà l’alterazione del ciclo del sonno del bambino modificando il pattern elettrofisiologico che sottende al disturbo.

*Dottoressa Rossella Bisogno
Psicoterapeuta
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Rubrica Namastè
Curatrice dr.ssa Marciano

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