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Namastè. La mamma Dad, riflessioni sulla didattica a distanza

02 Febbraio 2021 Author :  

di Maria Rita Ciancia *

Namastè amici..
Come avrete intuito dal titolo quest’oggi faremo una riflessione sul modo della DAD, ossia la Didattica a Distanza. Ho titolato mamma Dad semplicemente perché la maggior parte dell’assistenza allo studio domestico ai nostri piccoli viene dato dalle mamme.
Precedentemente abbiamo parlato del disagio che la mancanza da scuola procura ai nostri bambini.
Ora con voi vorrei aprire una riflessione sulle mamme o comunque sul genitore che si prende il carico di responsabilità dell’istruzione del proprio figlio. Posso personalmente garantire che la frustrazione è inversamente proporzionale all’età del bambino, nella misura in cui più è bassa l’età del bambino più è alto il livello di frustrazione del genitore. Calcoliamo che, più il bambino è piccolo più necessita di attenzione fisica e diretta da parte del genitore. Questo significa in linea generale che se il bambino deve fare attività DAD per un paio di ore al giorno il genitore deve, necessariamente, essere seduto accanto al bimbo, aggiungiamo a questo il tempo necessario per i compiti del dopo. In soldoni se ti viene bene sei impegnato dalle 3 alle 4 ore al giorno SOLO accanto al bimbo. Per i grandi il discorso cambia, man mano che crescono, sono più autonomi. Ciò non significa non doversene occupare. Questa piccola descrizione neppure minuziosa per illustrare un po' come funziona nel pratico.
Care mamme, o forse sarebbe meglio dire, caro genitore che ti occupi di seguire tuo figlio in questo delicato momento: “tranquilla/o stai facendo bene”.
È davvero difficile gestire la frustrazione che si scatena nel genitore. Perché, seguire praticamente il bambino, non è l’unica cosa che bisogna fare. A ciò si aggiunge la quotidianità, ossia per chi ha un lavoro “lavorare”, gestire la casa tra mestieri e preparare pranzo, cena ecc, occuparsi, in contemporanea, di un altro bambino, e potrei continuare.
A queste difficoltà pratiche vanno ad aggiungersi tutte quelle emotive che, come ci siamo detti spesso, invadono tutta la persona in modo talvolta invalidante.
Nel pratico potremmo dire: che ci vuole? Alla fine italiano devono fare qualche paginetta, matematica stanno appena imparando a contare, le attività sono alla portata di tutti.
Eeee no! Direi proprio no! La parte più difficile è far capire a quel bambino, che non sa neppure cosa significa scuola, che deve stare fermo davanti al computer e ascoltare un’estranea che dice cose! Lui o lei ti guarda con fare interrogativo, poi decide che si è scocciato e si alza e se ne va! E tu urli: “Dove vaiii, la maestra sta parlando con te!” e così trascorrono le ore al computer. Dopo vi presento il dialogo madre vs figlio 6 anni.
M: vieni dai amore che dobbiamo fare due compitini, sai mi sa che sarà divertente!
F: noooo
M: dai. Credo ti piacerà!
F: ma non ho capito perché vieni tutti i giorni con questi compiti!
Ecco F. non si rende conto che i compiti, così come le video-lezioni non dipendono dalla mamma. F. non ha capito che è un’attività “necessaria” per lui. F. non ha capito che stare a casa non significa vacanza.
Questa è una situazione tipo, in cui qualcuno di voi potrà rispecchiarsi, ma anche no. Tuttavia questa situazione non può fare altro che creare una situazione di stress, conflitto e frustrazione in entrambe le parti in gioco. Della frustrazione del bambino abbiamo un po' parlato la volta scorsa. Ora voglio dire una cosa a voi genitori. State andando bene! Non siete maestre delle elementari, e se pure lo siete, insegnare per lavoro è una cosa e gestire i propri figli è un’altra. I bambini non sono tutti uguali, ognuno ha i suoi tempi!
Sentirsi stanchi, stressati è normale. Percepirsi inappropriati al ruolo può succedere, avere timore di non avere abbastanza preparazione, ma anche e soprattutto Pazienza per gestire questa cosa, beh anche questo è normale. Perché si perde la pazienza così facilmente? Perché non riesci a gestire un bambinetto che fino a ieri ti ascoltava, (o almeno a te così sembrava) ?, perché quando arrivano i compiti ti sale la stessa ansia di quando all’università eri di fronte al prof?
Ecco perché si ha PAURA! Così facile così difficile! Paura di quanto accade fuori, paura che questo maledetto virus possa insinuarsi in casa tua e tu neppure te ne accorgi. Paura di non essere abbastanza! Abbastanza forte da gestire la situazione, abbastanza preparato per aiutare in modo adeguato tuo figlio, abbastanza paziente, abbastanza e basta…
Cari genitori! Vi dico una cosa. Una cosa che forse non vi piacerà tanto. Ma non siete Superman o Wonder Woman, siete esseri umani, a tratti eroi, ma senza super poteri. È vero siete genitori e avete una responsabilità, ma questa non deve schiacciarvi e farvi sentire incompetenti. Una persona che amo tanto diceva e ancora dice: Se solo ci fosse un manuale per fare il genitore! Questa la racconta tutta!
Non si può essere al top sempre. Soprattutto in un momento tanto difficile. L’unica soluzione è fermarsi un attimo. Cercare di fare il meglio che si può, con la consapevolezza che ogni persona ha il suo ruolo, che non saremo mai insegnanti. Possiamo solo accompagnarli al meglio delle nostre possibilità. Quello che perderanno oggi lo recupereranno domani, hanno tempo.
Saremo abbastanza nel momento in cui daremo ciò che riusciamo ai nostri figli, o ai nostri cari più in generale.
Ricordate che se vi accorgete che qualcosa si è inclinato e non trovate uscite c’è sempre un professionista pronto ad accogliervi e a trovare insieme a voi la giusta modalità per vedere la via d’uscita.
Il primo passo è comunque accettare di doversi fermare, capire che fermarsi non è sinonimo di arrendersi, ma rimettere a posto i tasselli della nostra emotività. Cercando di riconoscere l’emozione nel momento in cui la proviamo. Così la paura non si trasformerà in rabbia, avrà il suo colore e potremmo accettarla, il senso di inadeguatezza non sarà frustrazione, ciò ci permetterà di non sentirci nullità.
Chiedere aiuto in un momento tanto delicato, ma non solo, è un atto di responsabilità verso noi stessi e verso chi ci circonda. Fermarsi e riconoscere un momento di buoi non è una resa, ma una presa di poteri verso qualcosa che ci sta danneggiando. Riconoscere quello che proviamo dandogli il giusto colore è ciò che ci farà proseguire al meglio, non solo perché viviamo un momento difficile. Sarà per noi la base per stare bene in ogni momento.
Genitore DAD tranquilla/o stai facendo il meglio!

*Dott.ssa Ciancia Maria Rita
Psicologa Clinica e di Comunità
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