Saremo in grado di affrontare il post-quarantena? Riflessioni psicosociali

28 Aprile 2020 Author :  

di Raffaella Marciano*

“Ci sono sempre due scelte nella vita: accettare le condizioni in cui viviamo o assumersi la responsabilità di cambiare”. (Devis Waitley)


Mai frase più densa di significato nel descrivere lo stato dei fatti, mentre l’epidemia da Covid-19 attanaglia ancora oggi l’Italia e il mondo.
La pandemia da Coronavirus non ha solo messo in ginocchio l’assetto sanitario di tutte le Nazioni e con loro l’intera Umanità, ma ci ha posti innanzi ad un bivio esistenziale. Accettiamo ciò che ci succede in modo passivo o proviamo a rialzarci imparando dai nostri stessi errori. Cosa accadrà realmente una volta che usciremo da casa?
Saremo noi ad essere cambiati o il mondo esterno? Ciò che sicuramente succederà sarà il vivere le relazioni sociali in modo diverso, dovremmo rispettare nuovi codici di interazioni, e tutto questo ci spaventa. Siamo esseri sociali, viviamo in branco e abbiamo bisogno della vicinanza fisica. Ma purtroppo tutto quello che è accaduto ci ha scossi profondamente, obbligandoci a cambiare tante cose.
Abbiamo vissuto un vero disastro al pari di un Terremoto, e così come gli edifici (la comunità) oscillano durante un sisma, continuano a farlo anche dopo fino a quando non troveranno un nuovo assetto (equilibrio interno).
La cosa che ci rende il tutto ancora più difficile da gestire è la variabilità della situazione, che sfugge totalmente dal nostro controllo. Purtroppo non c’è un protocollo unico da applicare, ma dovremo gestire le situazioni che emergeranno al momento scegliendo la situazione più idonea.
Questa precarietà non ci aiuta a vivere in modo sereno. È quasi paradossali, noi esseri superiori siamo stati messi in ginocchio da un essere invisibile ad occhio nudo, uno degli esseri più semplici esistenti in natura, eppure estremamente dannoso per la nostra salute. Questo essere ci ha costretto a prendere coscienza di non essere soli al mondo e che le nostre priorità non solo le uniche degne di essere soddisfatte.
Ma come possiamo fronteggiare questo processo di cambiamento imposto dagli eventi?
Tanti ritrovano nella Resilienza, la risposta primaria a questa domanda. Il concetto di Resilienza, ovvero la capacità di reggere agli urti della vita, è strettamente legato al concetto di strategie di coping, ovvero le diverse abilità di risposta allo stress possedute dall’uomo. Quando è comparso il Coronavirus si è spezzato un equilibrio, rendendoci instabili, confusi, dove la sensazione comune a tutti è stata quella di essere schiacciati da un qualcosa di più grande di noi. Per affrontare questa situazione del tutto nuova per il genere umano, ci siamo dovuto adattare cambiando totalmente le nostre abitudini, rinchiudendoci in casa e azzerando quasi del tutto i contatti sociali. Questo se da un lato ci ha reso tristi per la lontananza dagli affetti, ci ha an che tranquillizzati rendendo casa un luogo protetto e sicuro.
Ora l’epidemia in Italia sembra rallentare a distanza di due mesi, e ora ci si richiede di nuovo di modificare le nostre abitudini. L’economia nazionale ci sta chiedendo di iniziare a riprendere gradualmente la normalità, ci richiedere di lasciare casa, la nostra base sicura. La paura, l’ansia, la confusione di affrontare di nuovo un qualcosa di incerto riempie i nostri animi. Sensazioni ed emozioni umane, condivisibil da tutti, che talvolta ci congelano, impedendoci di agire. Anche se è difficile proviamo a ricordare di essere anche altro, siamo i nostri interessi, la nostra dignità, la nostra spiritualità, la nostra dignità, le nostre esperienze, la nostra creatività, insomma ricordiamoci di essere umani sia nel bene che nel male.
Proviamo ad essere impegno incarnato nel mondo, partendo dal condividere le nostre mozioni dolorose, comuni a tutti, fino ad arrivare a maturare strategie funzionali di rinascita comunitaria.
È proprio in questo momento che ancora una volta ci viene richiesto di far riferimento alla nostra capacità resiliente.
Ma va precisato una cosa, è sì importante affrontare gli urti della vita affidandosi a questa forza interiore, ma la vera capacità resiliente di un popolo dipende anche dalle risorse socio/economiche pre e post evento traumatico.
L’individuo deve essere supportato da risorse economiche/materiali e sociali. Queste ultime unite alle risorse psicosociali quali l’ottimismo, le emozioni positive come la condivisione e la solidarietà, la rete sociale permettono l’integrazione tra impegno, controllo e sfida che fa sì che i cambiamenti vengano considerati come opportunità di crescita e non solo come minaccia al proprio status quo.
Riprendendo le parole di Daly (et al. 2009) “la capacità adattiva delle comunità, dunque sta nella loro capacità di attingere alle proprie risorse e competenze individuali, collettive e istituzionali per far fronte, adottarsi e svilupparsi a partire dalle esigenze, dalle sfide e dai cambiamenti prima, durante e dopo il disastro”.
Quindi quello che la popolazione italiana tutta, e soprattutto coloro che ci governano, dovrà avere come scopo sarà quello di incrementare, più che la resilienza individuale, la Resilienza Sociale, un processo dinamico in cui ogni membro della comunità supporta l’altro, ognuno in base alle sue competenze e alle sue inclinazioni, un processo che ha lo scopo di resistere in modo plastico agli urti della vita.
Puntare ad una società dove ognuno si assuma il proprio carico di responsabilità, è l’unico modo che avremo per vincere la sfida, ovvero quella di organizzare un progetto di adattamento psicosociale di tutta la comunità, dove ognuno si autodisciplini per un fine comune. Riuscire insieme a gestire nel migliore dei modi una crisi inevitabile, fronteggiandola spalla a spalla per ripartire quanto prima.
Ma ne saremo davvero capaci?
Sapremo andare oltre gli interessi dei singoli?
Sapremo essere diversi da ciò che siamo?

Dottoressa Raffaella Marciano, curatrice Rubrica Namastè
Psicologa - Psicoterapeuta Cognitivo Comportamentale
Terapeuta Metacognitivo Interpersonale
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