"Me so’ giocato er Paradiso!”, la confessione di Gigi Proietti

08 Febbraio 2021 Author :  

di Francesco Apicella

Me so’ giocato er Paradiso!”
“Quand’ero ragazzo” racconta Proietti nel suo libro “Tutto sommato qualcosa mi ricordo” “la Chiesa era dappertutto. Faceva parte della nostra vita quotidiana e ognuno, prima o poi, doveva confrontarsi con le sue regole, i suoi comandamenti e le sue istituzioni. Quello che, noi ragazzi, temevamo di più era l’obbligo della confessione. Ogni buon cristiano doveva “comunicarsi” almeno due volte all’anno: a Natale e a Pasqua. Per noi ragazzi le regole erano più strette, dovevamo prendere la Comunione tutte le domeniche e, per farlo, bisognava prima confessarsi.
“Hai commesso atti impuri?”
“Sì”
“Quante volte?”
“E chi se lo ricorda?”
“Da solo o in compagnia?”
“In compagnia? MAGARI!”
Gli altri peccati interessavano meno a don Parisio, il nostro parroco. Potevi anche aver rubato ma la trasgressione numero 1 restava sempre l’atto impuro. Era la “peggio”! Per espiare, come minimo ti beccavi 5 rosari, da recitare,contrito, sul posto, seduta stante. La parrocchia, però, nonostante le sue regole, a volte un po’ indigeste, almeno ci toglieva dai pericoli della strada. E anche io, come tanti figli della sinistra (mio padre Romano era comunista), divenni un ottimo chierichetto. “Suscipiat Dominus sacrificium de manibus tuis”…”Ogni volta che pronunciavo una parola in latino mia madre andava in estasi: per lei era sempre un passo in pìù che io compivo verso il Paradiso. Ma altro che Paradiso! Una volta feci una figuraccia sull’altare con la effe maiuscola. Mentre servivo messa la candela di un candelabro prese fuoco e don Parisio , prima che bruciasse tutto l’altare, mi fece cenno col mento di provvedere. Io, invece di portare via il candelabro con la candela in fiamme, pensai che fosse più facile spegnere l’incendio soffiando dal basso verso l’alto. Chissà, sarà stata l’emozione o una salivazione abbondante, fatto sta che, al posto di un soffio energico, dalla bocca mi uscì una specie di pernacchia sonora in direzione del tabernacolo. Non l’avevo fatto, di certo, apposta ma, per un attimo, pensai “Me so’ giocato er Paradiso”. Mi voltai terrorizzato verso don Parisio, temendo che mi avrebbe incenerito con uno sguardo fulminante, condannandomi alla dannazione eterna. Ma il parroco, con mia grande sorpresa, stava pensando a tutt’altro. Si stava strozzando nello sforzo di trattenere le risate e, pur di nascondere il viso paonazzo agli sguardi dei fedeli che avevano assistito, scandalizzati, alla scena blasfema, poggiò la fronte sull’altare. E tutti i presenti, vedendolo così prostrato, pensarono che stesse chiedendo al Signore perdono per il mio peccato”. Grande Proietti! Con quella pernacchia involontaria, senza saperlo, aveva ottenuto il suo primo successo comico. Grazie, Gigi!

Punto Agro News

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