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"I cieli naviganti di Domenico Rea", il nuovo libro di Roberta Morosini

25 Gennaio 2022 Author :  

"I cieli naviganti". Domenico Rea, Boccaccio e Napoli, è l'ultimo libro di Roberta Morosini, per il centenario della nascita di Domenico Rea. Il libro presentato a villa Lanzara a Sarno il 28 dicembre scorso è edito dalla libreria Dante & Descartes.  

«Boccaccio lontano da Napoli vive come un emigrante. Non sa porre radici profonde in nessun altro luogo. Si rassegnerà con Certaldo. Ma il paese che sempre l’attirerà, anche dopo l’amara delusione del 1362, sarà Napoli, è a Napoli, come gli emigranti che egli vorrebbe ritornare. A Napoli, non a Firenze». A scrivere così è Domenico Rea in Boccaccio a Napoli, un saggio del 1958 in cui esplora l’impatto che la città di Napoli ebbe su Boccaccio che qui trascorse quasi dieci anni (1327-1340).
Partendo dal saggio pioneristico di Rea su Boccaccio a Napoli, Roberta Morosini, professore Ordinario di Lingua e Letteratura italiana presso Wake Forest University, USA, accompagna il lettore, tra scrittura e pittura, in un avvincente viaggio dalla Napoli di Boccaccio a quella di Miluzza in Ninfa plebea (Premio Strega 1993), invitandoci a percorrere con lei le strade del desiderio, di un’omosessualità costretta negli angusti confini di Nofi, luogo immaginario del Sud, «ai limiti della terra», alla scoperta del proprio corpo, della propria interiorità e della sua condizione plebea nel Secondo dopoguerra.
Dalla Madonna popolana di Caravaggio, affacciata al balcone di un cortile napoletano, alla donna che, quasi impercettibile, con la cesta di pane in testa si lascia il mare alle spalle nel dipinto di Renoir, ignara del passaggio delle carrozze e degli ombrellini da passeggio, I cieli naviganti racconta il cielo instabile e scuro di Napoli di Goya, e in un omaggio a Nocera Inferiore, dove lo scrittore trascorse parte della sua giovinezza, Rea ci conduce fino all’altare nuziale su cui si immola l’inattesa purezza di Miluzza che «in bianco verginale», e il viso pallido delle sante del Solimena, accetta il Labirinto di Nofi.
Nella continua ricerca di un racconto su Napoli che non fosse da “letteratura dei piagnistei,” come definisce la rappresentazione di Napoli e dei suoi abitanti dei vari De Filippo e Marotta, Rea sulla scia del realismo di Boccaccio, sceglie di raccontare “l’altra” Napoli, quella che non aveva fino a Rea trovato posto dignitoso nella letteratura, e i suoi cieli naviganti, l’instabilità di una città di cui esplora le due anime come nel dipinto di Renoir La baia di Napoli (1881) per «ridisegnarne di continuo i confini»: un paradiso che passa dall’inferno con «un cielo, a momenti tempestoso e goyesco» e «un secondo dopo diventa azzurro e sonoro di sole».

Sull’ “altra” Napoli

È quest’altra Napoli, quella del porto ma anche dei vicoli, quella plebea, quella varia umanità che si muove di personaggi colti nel loro andare lontana dai fragori della corte angioina, quella stessa umanità che avrebbe fissato Caravaggio nelle Sette opere della Misericordia, chiamate così benché siano sei. Un’esperienza di una fisicità concreta e tangibile del vicolo della Napoli del Trecento di Boccaccio, del Seicento di Caravaggio e del Novecento di Rea. I corpi son in primo piano nel dipinto perché le opere della Misericordia sono anche corporali, così la fisicità plastica e drammatica dei corpi, rappresentati nell’epistola XIII a Nelli, porta a galla un mondo culturale alternativo, un’esperienza di vita reale e concreta che si snoda in molte novelle del Decameron nell’ambito di una poetica che prevede ora che le Muse siano scese dal Parnaso, come ci informa l’Autore nell’Introduzione alla giornata IV. Le donne bisogna cercarle altrove, nei bassi napoletani, nelle periferie, nei vicoli, ora su una nave, bottino ora di mercanti malintenzionati e di pirati ora sui balconi come la Madonna del Caravaggio nelle Opere della Misericordia. Affacciata al balcone, con le lenzuola svolazzanti, lontana dalle Madonne di Raffaello, sembra immedesimarsi in una di quelle creature vere e vissute raccontate da Boccaccio: Peronella del misero basso di Napoli o Jancofiore nel porto di Palermo. (Boccaccio, Decam. VIII 10).

Sulla letteratura dei piagnistei e come Rea “apre” la strada a una nuova rappresentazione artistica della citta’

Questo non si può dire per Napoli e per la narrativa contemporanea napoletana. Dal Ventre di Napoli di Matilde Serao, “si entra” Nel corpo di Napoli con Giuseppe Montesano, e da lì si parte per raccontare l’esperienza di uomini e, finalmente, anche di donne ritratte in movimento, per le strade o i vicoli della città. La figura della flâneuse è figura latitante nella narrativa italiana rispetto a quella francese, si sa, ed è del tutto assente in quella napoletana. In L’amante del vulcano, La penna e l’occhio della scrittrice e fotografa americana Susan Sontag ci fanno attraversare la Napoli di fine Settecento in un romanzo storico che ha come protagonista Emma Hamilton, moglie di un amante d’antiquariato, è bloccato nel passato della città, tra Pompei e Napoli, Sontag mostra la riscoperta che di sé come donna, e della città partenopea fa Emma quasi lei fosse un tutt’uno con Napoli, di cui si segue la vicenda dalla nobilità alla miseria. Sontag mostra l’unicità di Napoli che si presta all’amplesso tra chi scrive e i luoghi della città, e lo fa con la stessa passione di chi la osserva da lontano, non senza una certa nostalgia di chi a Napoli è nato come Erri De Luca, e con la delicatezza che contraddistingue la sua scrittura Valeria Parrella. Con il suo romanzo Lo spazio bianco, Parrella fa di Napoli il foglio bianco su cui ‘scrivere’ la storia della sua protagonista, l’incunabolo da cui partorire una nuova dimensione per la donna e la città che si appropria delle sue strade, dei suoi vicoli e dei suoi spazi che fanno da coprotagoniste della storia. Così Antonella Cilento che a Napoli pure guarda come a «un corpo affollato» in Napoli sul mare luccica, privilegiando sempre il punto di vista femminile di chi come Lisario in scopre il suo corpo, e quello velato e a tratti malato della città alle prese con la peste.

Chi è Roberta Morosini

Roberta Morosini è nata a Sarno (Sa). Full Professor di Letteratura italiana alla Wake Forest University (USA), è autri-ce di numerosi saggi sul Trecento, e in particolare su Dante, Petrarca e Boccac-cio. Nel 2002 ha scritto il primo stu-dio in lingua inglese su Ninfa plebea e Boccaccio a Napoli di Domenico Rea e nel 2015 le è stato assegnato il PremioNel 2015 le è stato assegnato il Premio Cultura “Luigi de Lise” città di Sarno. Tra le sue recenti pubblicazioni si ricordano Rotte di poesia, rotte di civiltà. Il Mediterraneo degli dei nella Genealogia di Boccaccio e Piero di Cosimo (Castelvecchi, 2021); Dante il Profeta e il Libro (L’Erma di Bretschneider, 2018), Il mare salato. Il Mediterraneo di Dante, Petrarca e Boc-caccio (Viella, 2020), finalista del premio letterario MARetica 2021.

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