Francesco Apicella
“Dopo il successo del programma televisivo “Non stop su Rai 1” racconta Carlo Verdone “ fra produttori e registi mi chiama mezzo cinema italiano; a qualcuno rispondo, a qualcuno faccio dire che non sto a casa. Mi aveva chiamato gente del cinema italiano molto importante. Pasquale festa Campanile per il film “Il corpo della ragassa”, Adriano Celentano per un ruolo nel film “Asso” ma non mi ero fatto tentare dalle loro offerte. Resistevo, resistevo e continuavo a dire di no. Sentivo che non erano le persone adatte, che non era il momento giusto. “Ma nun se dicono tutti sti no, Carlo” mi diceva mia madre “nun sta bene!” Finalmente, la porta si apre e mia madre mi fa "C’è Sergio Leone al telefono!” “Sergio Leone?!?” “Eh!” “Ma è uno scherzo?”“No, è proprio lui!”.Mi precipito al telefono e dico, col fiato in gola “Pronto…” “Pronto, Carlo, sono Sergio Leone, mi piacerebbe incontrarti, te va de venì domani da me, verso le 4, in via Birmania?” “Maestro, grazie! Alle 4 in punto, domani, sarò da lei” “Me raccomando, puntuale e preciso!”Ho detto a mia madre, al settimo cielo :”Lui sì!”Non ci potevo credere, lui era il mio idolo! Avevo visto ogni suo film almeno 5 volte. Lo adoravo! Quando andai da lui, lo trovai con una barba lunga e, addosso, aveva un camicione medio-orientale, una specie di caffettano tunisino. Era inquietante, faceva paura! Mi fissò per un minuto intero, senza dire niente, poi ruppe il silenzio e mi disse:”Io devo ancora capire perché me fai ride co’ sta faccia da impiegato che c’hai!” Cominciammo a conoscerci meglio, si creò tra di noi un bel rapporto di amicizia e lui divenne veramente il mio padrino artistico, in tutti i sensi. Tutti i giorni, dalle 10 del mattino fino alle 5 del pomeriggio ero a casa sua e lui mi dava preziose lezioni di regia. Avevo già finito il copione di “Un sacco bello” ma lui, prima di mettermi il film in mano, mi dava continuamente lezioni di regia: la psicologia del regista con la troupe, la psicologia del regista con gli attori, come scegliere i bravi collaboratori, come distinguere quelli che valgono molto da quelli che non valgono un cazzo, la geometria delle riprese, la scelta dei campi di inquadratura. Erano lezioni tipo Centro Sperimentale però fatte molto meglio, da un regista con la “R” maiuscola, uno che la macchina da presa la sapeva usare in maniera magistrale. In “Un sacco bello”, nell’episodio di Leo e Marisol, (Leo, ingenuo ragazzo di Trastevere, goffo e sempliciotto, ossessionato dalla madre dispotica che lo attende a Ladispoli, per passare il ferragosto insieme, si imbatte casualmente in Marisol, una giovane turista spagnola, che lo convince ad ospitarla a casa sua….n.d.r) c’è una scena in cui io faccio una telefonata a mia madre e dico:”No, vengo domani, no, nun ce stanno donne e poi, pure se ci fossero, donne, perché nun ce posso avè ‘na donna io?”. Leone mi aveva detto:” Nun me piace sto primo piano che hai scelto perché Guarnieri ( Ennio Guarnieri, direttore della fotografia (n.d.r) ti ha tagliato qua, in fronte, e di te nun se vede tutta la testa ,fa brutto! O s’è sbagliato lui o sei stato proprio tu a dirgli de farti un primo piano così. Nun me piace! Per cortesia, prendi il primo piano dove sei pulito, dove si vede tutta la testa e butta questo perché nun me piace sto taglio. E’ brutto!” Io dissi:”Però recito meglio così!” “Il taglio è brutto!!” se Leone diceva:”Il taglio è brutto, bisognava cambiarlo!” Andò via. La sala del montaggio con la moviola stava in via Birmania, a una trentina di metri da casa sua e lui ci veniva addirittura in vestaglia. Mentre stavo andando via, dico a Eugenio Alabiso, (grande montatore cinematografico n.d.r) “Eugè, senti, per favore, mi rimetti la scena con l’inquadratura che piace a me….sò io o nun so io il regista del film? Porca misera!” “Io te la metto ma quello, poi, s’incazza, s’arrabbia di brutto!” “E sti cazzi, chi se ne frega! Mi piace questa inquadratura, recito meglio, dai!” E lui me la cambia! Mentre stavamo andando via alle 8, Leone apre la porta e mi fa:” Mi fai rivedere , per favore, quella scena del telefono?” “Vabbè ma, adesso, è tardi” gli dico “la vediamo domani” “No, voglio vederla adesso, voglio vedè se avete fatto quel cambio” “A Sé, io c’ho pensato a lungo….” “”Voglio vedè se hai fatto quel cambio!” “Sergio, c’ho pensato a lungo…guarda che l’espressione mia in quella scena mi piace molto….” “Mi fai vedè che hai montato?” disse, alzando la voce. Rivide la scena e vide che il primo piano era rimasto uguale. Silenzio! A un certo punto lui disse:” Bravo!!” Io pensavo si fosse convinto, mi alzai tranquillo e stavo per andare via. Leone, che c’aveva al piede un paio di ciabatte, pure loro tunisine, di quelle a punta, mi dà un calcio al culo, talmente forte, che ancora mi fa male. Mi prese in pieno l’osso sacro, un dolore tremendo! “E questo perché mi hai disubbidito! “Quando Sergio Leone dice una cosa, tu la fai senza discutere, perché non sei nessuno!” mi disse. E io, rivolto al montatore, rassegnato, dissi:” Eugè, rimonta quella che piace a lui” e andai via con l’osso sacro a pezzi, mortificato e dolente.” “Sergio Leone” racconta Verdone “voleva assolutamente che la colonna onora del film fosse composta da Ennio Morricone e, quando si metteva una cosa in testa, era impossibile fargli cambiare idea. Un giorno mi trascinò, quasi di peso, nella bellissima villa che il grande compositore aveva all’Eur. Morricone mi fece raccontare tutta la sceneggiatura del film e, anche se io ero un giovane regista esordiente e il soggetto del film era lontano dai suoi standard musicali abituali, convinto della qualità del prodotto, accettò di comporre le musiche del film. E, da abile sarto delle note, qual era, confezionò una colonna sonora eccellente, che contribuì molto al successo del film. Il brano più famoso ricorre più volte all’interno del film, fino ai titoli di coda, ed è una melodia malinconica e nostalgica, ricca di poesia, esaltata dal celebre fischio del bravissimo musicista Alessandro Alessandroni (soprannominato “fischio” da Fellini n.d.r), collaboratore abituale di Ennio Morricone in molte colonne sonore di spaghetti-western. Un fischio che riporta la mente e il cuore a una magica atmosfera estiva romana .…note dolcissime che scandiscono un tempo passato troppo in fretta, un tempo che ha portato via un’epoca meravigliosa che non c’è più….. “Io vivo di ricordi, perché sono l'unica prova che ho vissuto e che non sono solo esistito Il ricordo è sempre un conforto, una certezza, l'illusione di una vita che continua. Nessuno te lo può rubare, non può essere inquinato o manipolato. È il tuo film più vero, più autentico. Il film della tua vita.”scrive Carlo Verdone nel suo bellissimo libro “La carezza della memoria” E’ proprio Così! Grazie, Carlo, per tutte le emozioni che, sempre, ci hai regalato!


