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“No, scusa no! Mi dia del lei!”, l'aneddoto di Carlo Verdone

02 Agosto 2022 Author :  

di Francesco Apicella

Uno degli ultimi esami del mio piano di studi, prima di laurearmi in Lettere Moderne presso l’Università degli Studi di Roma La Sapienza”, era quello di Storia e critica del cinema” racconta Carlo Verdone nel suo bellissimo libro “La casa sopra i portici” “ e indovinate chi era il docente universitario di storia del cinema in quegli anni? Era mio padre: il professore Mario Verdone, che era anche dirigente del centro sperimentale di cinematografia e apprezzato critico cinematografico. Avrei dovuto sentirmi in una botte di ferro, chiunque si sarebbe sentito al sicuro se avesse dovuto sostenere un esame con suo padre, certo di superarlo senza problemi. Magari, anche con un bel voto!. Ma io non mi sentivo tranquillo, mio padre era sempre stato severo con me e non mi aveva mai concesso sconti. La sera prima dell’esame entrai nel suo studio e cercai spudoratamente di corromperlo. “Papà, chi mi interroga domani?” “Il mio assistente, chiaramente, non ioAh, ecco, vabbè! Non è che tu potresti dirgli di farmi domande sul neorealismo, su Rossellini, su Pasolini, su Bergman…” “Dai, dai, Carlo!” mi fece, infastidito, mio padre “così non va bene!. “ “Ma dai, papà, siamo tra di noi, non mi far fare delle domande troppo complicate. Se vuoi anche su Fellini” “ Dai dai, non va bene, questa cosa non è giusta! Forza, comportiamoci bene! Esci e chiudi la porta” “Comunque, gli dirai così, lo so!” gli dissi mentre uscivo e, poi, tra me pensai “Speriamo che domani si ricordi quello che gli ho detto di farmi chiedere”. La mattina dopo andai all’Istituto e trovai l’aula gremita di studenti; alla cattedra c’era solo mio padre, l’assistente aveva l’influenza e si era dato ammalato. Papà si trovava, da solo, con un centinaio di studenti da interrogare e alcuni provenivano anche da altre facoltà. “Cominciamo dalla lettera A” esordì mio padre “e, poi, pescheremo dalla lettera finale, la zeta Interrogò uno con la lettera A e l’ultimo ero io con la lettera V. “Verdone Carlo, venga lei!” appena pronunciò il mio nome. in aula si sentì un brusio di voci “Ma questo è un parente!” “Ma no,di più! Questo è su fijo” “Su fijo?!?Annamo bene! Glie darà sicuramente 30 e lode, senza farlo neanche parlare” . Andai davanti a lui, mi accomodai e lui mi sparò subito un domanda da un milione di dollari “Mi parli del cinema espressionista tedesco e, in particolare, di Pabst! Non riuscivo a crederci, cominciai ad agitarmi e gli sussurrai:” Fellini, neorealismo” “Eeeeh?” fece. “Mi parli di Dreher”; peggio che andar di notte! “Bergman” gli dissi tra i denti, sperando che nessuno sentisse. “Non capisco!” rispose, alzando un po’ il tono di voce. Provai a farglielo capire col movimento delle labbra ma niente, era “de coccio”, proprio “nun” capiva! A quel punto dall’aula si alzò un mormorio di stupore “Ma che sta ‘a fà, sta ‘a boccià er fijo?” “Fu na tragedia!”Rimasi basito, avevo la gola secca e la salivazione completamente azzerata! Dopo qualche minuto di angosciante silenzio, senza scomporsi, come se non mi avesse mai visto prima di allora, serissimo, mi disse:” Va bene, Verdone, vedo che sull’Espressionismo, su Pabst e su Dreher lei ha fatto scena muta…. faccia una cosa, torni alla prossima sessione. Nell’aula il vocio aumentò di volume “Ma questo è pazzo, nun ce sta più co ‘a capoccia, lo ha bocciato per davero!” “Però, scusa” gli feci “io sapevo la…” non mi fece finire “No, scusa no! Mi dia del lei!” A quel punto ci fu il panico e il terrore nell’aula da parte degli studenti. Tutti pensavano:” Se si è comportato così col figlio, figuriamoci con noi che neanche ci conosce”. A casa lo aspettai al varco, quando rientrò la sera, e gli urlai “Papà, ma che cazzarola hai combinato! Mi sto per laureare e tu, proprio tu, mi bocci all’esame? Ma sei pazzo? Mi hai fatto fare una figuraccia!” Come se niente fosse accaduto, cominciò a spiegare, tranquillo:” Ma Carlo non hai visto come era piena l’aula, c’erano tantissimi studenti e ho dovuto fare la parte del professore autorevole…Dai, la prossima volta preparati bene su Pabst e vedrai che andrà tutto bene” “Ma va, vaaaa, tu e Pabst!” gli dissi mentre uscivo, sbattendo la porta. Questo è un momento “tragico” della vita di Verdone, studente universitario, ma, raccontato da lui, con la sua trascinante vis comica, diventa un episodio divertente e spassoso, che fa dimenticare completamente il contenuto drammatico dell’episodio. Grazie, Carlo per questo delizioso aneddoto e tantissimi in bocca al lupo per la tua carriera!

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