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Incendia l’auto dell’ex dopo mesi di stalking. Il giudice respinge il patteggiamento

14 Marzo 2026 Author :  

 

Il giudice respinge il patteggiamento: «Pena non congrua».

La vittima annotava ogni minaccia sul telefono perché «aveva paura di morire»

Nocera Inferiore. Al Tribunale di Nocera Inferiore il giudice Carlo Bisceglia ha respinto la richiesta di patteggiamento avanzata dalla difesa di un uomo di 30 anni, accusato di atti persecutori e danneggiamento aggravato nei confronti della sua ex compagna, una giovane di 29 anni.
La difesa aveva chiesto l’applicazione di una pena di due anni di reclusione con sospensione condizionale, ma il tribunale ha ritenuto la proposta non adeguata alla gravità delle condotte contestate, rigettando l’accordo e disponendo la prosecuzione del procedimento.

La fine della relazione e l’inizio dell’incubo

Secondo quanto emerge dagli atti del procedimento, la vicenda avrebbe avuto origine nel settembre scorso, quando la giovane avrebbe deciso di porre fine alla relazione sentimentale.
Da quel momento, secondo l’accusa, sarebbero iniziati mesi di persecuzioni. Appostamenti sotto casa, telefonate anonime, messaggi insistenti e minacce che avrebbero progressivamente trasformato la vita della ragazza in un clima di paura e tensione costante.
Un’escalation che, sempre secondo la ricostruzione degli atti, sarebbe culminata nell’episodio più grave: l’incendio dell’auto utilizzata dalla giovane.

L’auto in fiamme e il rischio di una tragedia

Il gesto avrebbe potuto avere conseguenze ancora più drammatiche.
Come evidenziato nel provvedimento del tribunale, il veicolo si trovava infatti in prossimità di altre automobili alimentate a GPL e vicino a un serbatoio di gas di grandi dimensioni, una situazione che avrebbe potuto trasformare l’episodio in un grave pericolo per la pubblica incolumità.
A rafforzare il quadro accusatorio vi sarebbero anche le immagini delle telecamere di sorveglianza. Secondo quanto emerso, l’uomo sarebbe stato ripreso mentre usciva dal luogo di lavoro e si recava presso una stazione di servizio dove avrebbe acquistato circa dieci euro di benzina riempiendo una tanica.

Le immagini delle telecamere

Le telecamere di videosorveglianza avrebbero documentato i movimenti dell’uomo prima dell’episodio. Le immagini lo ritrarrebbero mentre si reca alla stazione di servizio per procurarsi il carburante che, secondo l’accusa, sarebbe poi stato utilizzato per appiccare il rogo.
Un elemento investigativo che contribuisce a ricostruire la sequenza dei fatti che avrebbe preceduto l’incendio dell’auto.

Il diario segreto delle minacce

Tra gli elementi più significativi della vicenda emerge anche un dettaglio che racconta il livello di paura vissuto dalla vittima.
La giovane aveva iniziato a scrivere sul proprio cellulare una lunga nota nella quale annotava tutte le minacce e gli episodi che, giorno dopo giorno, si sarebbero verificati.
Una sorta di diario digitale nel quale registrava appostamenti, messaggi e comportamenti che la facevano vivere nell’angoscia.
Aveva iniziato a farlo perché viveva con la costante paura di morire. Per questo aveva deciso di mettere tutto nero su bianco sul telefono, quasi a futura memoria, nel timore che potesse accaderle qualcosa.

Telefonate continue anche dopo l’incendio

Secondo quanto riferito nel corso delle indagini, la pressione sulla vittima non si sarebbe fermata nemmeno dopo l’incendio dell’auto.
L’uomo avrebbe continuato a tempestare la giovane di telefonate a tutte le ore del giorno e della notte, mantenendo una pressione costante che sarebbe proseguita fino al momento dell’arresto.

L’opposizione della difesa della vittima

Nel corso dell’udienza è stata determinante l’opposizione dell’avvocato Laura Giudice, difensore della persona offesa.
Il legale ha contestato la richiesta di patteggiamento sostenendo che la pena proposta non fosse proporzionata alla gravità dei fatti e sottolineando come l’offerta risarcitoria inizialmente prospettata non si sia poi concretizzata.
Durante la discussione sono stati inoltre depositati documenti a sostegno della posizione della vittima.

Le motivazioni del giudice

Nel provvedimento con cui ha rigettato il patteggiamento, il giudice ha evidenziato che la pena proposta non può essere ritenuta congrua rispetto alla gravità delle condotte contestate.
Secondo il tribunale, le circostanze attenuanti non possono prevalere sulle aggravanti e non appare possibile concedere la sospensione condizionale della pena, anche alla luce della pericolosità sociale che emerge dal comportamento contestato all’imputato.
Un ulteriore elemento valutato dal giudice riguarda il fatto che l’offerta risarcitoria inizialmente presentata sarebbe stata successivamente ritirata.

Il processo prosegue

Con il rigetto del patteggiamento, il procedimento penale proseguirà nelle prossime settimane.
Il tribunale ha infatti fissato la prossima udienza per il 19 marzo.
L’avvocato Laura Giudice, che assiste la giovane vittima, ha sostenuto in aula la necessità che la vicenda venga pienamente accertata nel corso del processo, alla luce della gravità delle condotte denunciate e dei mesi di paura vissuti dalla ragazza.
Una vicenda che racconta mesi di terrore vissuti da una giovane donna che, temendo per la propria vita, aveva iniziato a documentare ogni minaccia sul proprio telefono. Una testimonianza silenziosa di un incubo durato mesi e finito ora al centro di un processo.

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