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Fiume Sarno e rischio allagamenti, il Comitato Etica, Salute e Vivibilità: "I Comuni possono assumere un ruolo più attivo nella tutela dei cittadini"

11 Ottobre 2026 Author :  

Dal caso del Rio Sguazzatoio ad Angri alle criticità dell'intero bacino idrografico. Il coordinatore Agostino Ingenito: "Non basta attendere le grandi opere regionali. Occorre utilizzare gli strumenti amministrativi disponibili per prevenire i rischi e garantire la sicurezza delle comunità".

Le recenti vicende che hanno interessato il Rio Sguazzatoio ad Angri ripropongono una questione che riguarda numerosi Comuni attraversati dal fiume Sarno e dai suoi affluenti: la necessità di garantire la sicurezza dei cittadini nelle aree periodicamente esposte ad allagamenti ed esondazioni, anche nelle more della realizzazione delle grandi opere regionali.

Il Comitato Etica, Salute e Vivibilità, attraverso il coordinatore Agostino Ingenito, richiama l'attenzione sulla possibilità per le amministrazioni comunali di assumere un ruolo maggiormente operativo nella prevenzione del rischio idraulico, attraverso gli strumenti previsti dalla normativa vigente.

"Pur stigmatizzando i comportamenti verificatisi nell'area del Rio Sguazzatoio oggetto delle recenti contestazioni, riteniamo fondamentale ribadire che il rispetto delle istituzioni e di chi le rappresenta deve accompagnare ogni legittima rivendicazione. Il sindaco rappresenta il primo riferimento istituzionale della comunità e il confronto deve svolgersi in maniera civile e costruttiva, senza mortificare le preoccupazioni dei residenti", dichiara Agostino Ingenito, coordinatore del Comitato.

La Regione Campania ha avviato un programma di risanamento ambientale e sicurezza idraulica del bacino del Sarno, con investimenti per oltre 400 milioni di euro. Un impegno importante, recentemente ribadito dal Consiglio regionale, che prevede interventi strutturali destinati a svilupparsi nei prossimi anni.

Tuttavia, secondo il Comitato, la programmazione pluriennale deve essere accompagnata da una maggiore attenzione alle criticità immediate dei territori, dove l'accumulo di sedimenti, la vegetazione e le eventuali ostruzioni degli alvei possono aggravare, in determinate condizioni, le conseguenze delle precipitazioni intense.

"È necessario aprire una riflessione sui poteri e sulle possibilità operative dei Comuni attraversati dal Sarno e dai suoi affluenti. Non sempre le amministrazioni locali hanno competenza diretta sui corsi d'acqua, ma questo non significa che debbano limitarsi ad attendere le decisioni degli enti sovraordinati. Esistono percorsi amministrativi che consentono di assumere iniziative concrete, nel rispetto delle responsabilità istituzionali", sottolinea Ingenito.

In particolare, il Comitato richiama la possibilità di definire accordi operativi con i Consorzi di bonifica e gli enti competenti, richiedere alla Regione specifiche autorizzazioni per interventi temporanei e localizzati e valutare, laddove sostenibile, l'anticipazione di risorse comunali attraverso intese che disciplinino preventivamente responsabilità, copertura finanziaria ed eventuali rimborsi.

Nei casi di pericolo concreto e imminente, accertato dagli organismi tecnici, la normativa contempla inoltre procedure di somma urgenza, ai sensi dell'articolo 140 del D.Lgs. 36/2023, da attivare nei limiti delle competenze e delle condizioni stabilite dalla legge.

Si tratta di strumenti che potrebbero consentire alle amministrazioni locali di contribuire più direttamente alla riduzione dei rischi, attraverso una collaborazione strutturata con Regione, Genio Civile, Consorzi e Protezione civile.

"Ad Angri il sindaco ha già annunciato interlocuzioni con il Consorzio di bonifica. È un percorso che riteniamo utile e che auspichiamo possa tradursi rapidamente in accordi operativi. Lo stesso modello potrebbe essere valutato dagli altri Comuni del bacino, sulla base delle rispettive criticità e competenze", evidenzia il coordinatore.

Il Comitato sottolinea inoltre l'importanza di una ricognizione condivisa dei tratti maggiormente vulnerabili, affinché siano individuate priorità, responsabilità e tempi certi, evitando che la frammentazione amministrativa rallenti la prevenzione.

"La sicurezza idraulica non conosce confini comunali. Un problema a monte può produrre conseguenze a valle, rendendo indispensabile una visione unitaria del bacino. Per questo occorre rafforzare il raccordo tra le amministrazioni locali e le strutture regionali già impegnate nel programma di risanamento".

"Non chiediamo ai sindaci di sostituirsi alla Regione o di agire fuori dalle regole, ma di utilizzare pienamente gli strumenti che l'ordinamento mette a disposizione. La tutela dell'incolumità pubblica non può essere affidata esclusivamente ai tempi delle grandi opere. Prevenire significa assumersi responsabilità oggi, con collaborazione istituzionale, competenza tecnica e determinazione amministrativa", conclude Agostino Ingenito.

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