di Raffaele Vitolo*
In generale, la campagna referendaria divide la società in due parti, spesso le parti si contrappongono in maniera netta, ed ogni tesi ha la presunzione di essere la verità assoluta. Il referendum abrogativo- quasi sempre- attiene una tematica etica e – quindi- il quesito referendario (nella sua ontologia) smuove la sensibilità della coscienza individuale che si fa società collettiva (ricomposta, dopo la frattura da campagna elettorale) attraverso l’esercizio del voto. La società – durante la campagna referendaria- ne esce logorata e spaccata; ed il voto esprime solo la concreta dimostrazione plastica delle divisioni.
Una cosa è certa: ogni voto referendario cambia l’assetto sociale di un popolo. Non si può negare che gli usi e i costumi degli italiani sono cambiati radicalmente nel tempo dopo il referendum sul divorzio e dopo il voto sull’aborto.
Questo fine settimana, gli italiani sono chiamati a votare un referendum (confermativo e non abrogativo) su una tematica elevatamente tecnica e complessa poiché sul tavolo ci sono valutazioni che attengono al piano costituzionale della giustizia e che riflettono in concreto sull’ordinamento giudiziario, sul modello processuale penale, ed in particolare sul rapporto/ equilibrio tra l’autorità dello Stato e la libertà individuale.
Questo referendum confermativo tecnico ha spaccato la società in due parti come una tematica etica sociale (se non peggio).
Nell’aria vi sono diverse sensazioni in quanto al garantismo si contrappone il giustizialismo, al modello inquisitorio di fatto si contrappone un modello prevalentemente accusatorio che può diventare processo di parti, alla politica rappresentativa si contrappone la politica giudiziaria, ed – infine- ad una sinistra che era garantista nel Novecento si contrappone un centro destra governativo che si è appropriato di questo segmento, mollato dalla sinistra.
Insomma, il giorno dopo il voto niente sarà come è adesso.
In questo clima di contrapposizione costante e di semplificazione comunicativa si innestano valutazioni di elevata complessità tecnico giuridico: dalla separazione delle carriere confusa con la divisione delle funzioni, alla composizione di due CSM confusi come organi rappresentativi passando per l’istituzione di un organo disciplinare confuso per il tribunale dell’inquisizione.
La situazione di geo politica internazionale, la sensazione di insicurezza nelle grandi città, il costo esagerato della vita, le problematiche del mancato voto per i fuori sede, le varie dichiarazioni sgrammaticate dei politici, la dialettica politica in vista delle elezioni del 2027 hanno inquinato il dibattito sociale a tal punto da allontanare le discussioni dal quesito reale referendario (questa roba qui non fa bene per la democrazia! Indipendentemente dal risultato ultimo).
Infatti, ho deciso di scrivere questo pezzo per invitare i cittadini a leggere le norme costituzionali modificate e per invitare tutti a recarsi alle urne in modo consapevole e determinato perché il giorno dopo il Paese non sarà uguale ad oggi (al netto del sì e del no).
Inutile esporre la classica cosa sull’importanza del voto. Lo sappiamo, bisogna andare a votare, ma il partito dell’astensione cresce sempre di più.
Questa volta, questo voto, questo momento – per alcuni storici- rappresentano la chiusura della storia della terza repubblica e l’inizio di un nuovo percorso democratico… e come diceva Kennedy “Le elezioni ci ricordano non solo i diritti, ma le responsabilità della cittadinanza in una democrazia.”
*avvocato penalista


