Scafati. La decisione bis del Riesame. "Aliberti in carcere": ecco perchè...

22 Settembre 2017 Author :  

"Pasquale Aliberti ha la possibilità di continuare ad influenzare le scelte politiche della moglie convivente Monica Paolino, necessarie magari per ottenere l'appoggio della camorra e per onorarne i patti già siglati nelle precedenti elezioni. Potrebbe utilizzare a questo scopo le sue persone di fiducia come l'ex staffista Giovanni Cozzolino e potrebbe continuare anche a mantenere attiva l'attenzione politica della cittadinanza sulle pagine Facebook, interagendo sia con il suo profilo che con quello della moglie Monica Paolino": sono questi alcuni dei motivi per cui Angelo Pasqualino Aliberti, ex sindaco di Scafati e di un'amministrazione sciolta per camorra, secondo i giudici del Tribunale del Riesame presieduti da Gaetano Sgroia, deve assolutamente andare in carcere. E' per questo motivo che è stato accolto l'appello presentato dal pm dell'antimafia di Salerno, Vincenzo Montemurro circa la richiesta di misure cautelari per l'ex primo cittadino di Scafati. Stesso discorso anche per la misura cautelare richiesta per Luigi Ridosso, esponente dell'omonimo clan che dovrà andare in carcere mentre invece per Gennaro Ridosso, previsti gli arresti domiciliari, sebbene sia già in carcere per altri reati.

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I giudici fanno riferimento anche a quello che avevano già assodato nella prima seduta richiamando quindi i rapporti di Pasquale Aliberti con la famiglia Sorrentino e Matrone relativamente al caso politico. Secondo i giudici Angelo Pasqualino Aliberti per raggiungere i propri obiettivi politici ha intessuto con diverse cosche malavitose anche di particolare pericolosità sociale, dei rapporti. Emerge anche il rapporto con Raffaele e Giuseppe Maurelli che sono indagati per traffico internazionale di sostanze stupefacenti in un altro procedimento, in quanto furono trovati con 700 kg di cocaina. Dalle intercettazioni telefoniche ed a quanto registrato nel 2015, è emerso addirittura dell'incontro segreto nella villa di Maurelli a cui parteciparono il fratello del sindaco Aliberti, Nello e Giovanni Cozzolino. È stata invece giudicata alquanto contraddittoria la ricostruzione mossa dalla difesa per cui i due sarebbero andati a casa dei Maurelli con lo scopo di fargli fare un'offerta per dei lavori privati e per noleggiare un'auto a lungo termine. Non si capisce quindi quale sarebbe stato in questo caso, il ruolo di Giovanni Cozzolino (secondo i giudici). Secondo gli inquirenti invece, l'incontro era propedeutico alla campagna elettorale di Monica Paolino. Per i giudici inoltre i documenti offerti dal pm dimostrano come nonostante le sue dimissioni Angelo Pasqualino Aliberti tentava di incidere ancora sulla vita amministrativa ed in più, secondo loro, le sue dimissioni erano state presentate solo per cercare di evitare il carcere e non perché di fatto si fosse allontanato della politica.

IL PERCORSO GIUDIZIARIO E LA CASSAZIONE - Secondo i giudici della Suprema Corte di Cassazione, non c'erano le esigenze cautelari in carcere per Angelo Pasqualino Aliberti in quanto c'era un vizio di motivazione, viste le sue dimissioni. Per superare quella che era stata la decisione di rigetto della Cassazione, nonostante la conferma dell'impianto accusatorio, circa le misure cautelari per Angelo Pasqualino Aliberti, Gennaro e Luigi Ridosso, il pm ha presentato numerose nuove prove.

LE NUOVE PROVE DELL'ANTIMAFIA - Innanzitutto c'era stata un'ordinanza relativa a Giuseppe e Raffaele Maurelli e altri indagati sul traffico internazionale di stupefacenti in cui era emerso un incontro “segreto” tra Nello Aliberti e Giovanni Cozzolino con i due fratelli protagonisti di un traffico di spaccio. In più erano stati acquisiti tutti i documenti relativamente ai profili Facebook di Angelo Pasqualino Aliberti e sua moglie Monica Paolino, nonché le conversazioni private e ne erano emersi particolari interessanti. Anche i commissari prefettizi avevamo denunciato il primo cittadino, così come erano emersi anche nuovi testimoni. In primis, gli ex fedelissimi.

ALIBERTI VITTIMA DI SE STESSO - La parte più corposa di documentazione presentata dal antimafia di Salerno riguarda però i numerosissimi post pubblicati da Angelo Pasqualino Aliberti in cui attacca l'operato amministrativo politico della città di Scafati ad opera dei commissari ed attacca anche numerose persone. In questo disegno rientra anche la denuncia resa dalla giornalista Valeria Cozzolino in merito alle pubblicazioni del sindaco, dopo le indagini a carico dell'ex primo cittadino per minacce.
L'antimafia ha anche presentato la documentazione che smentisce il presunto stato di patologia mentale che gli avrebbe impedito di essere compatibile con regime del carcere.

LA STRATEGIA DIFENSIVA DI PASQUALE ALIBERTI - Il collegio difensivo di Angelo Pasqualino Aliberti ha scelto come testimone chiave in particolare, Monica Paolino che ha spiegato il suo ruolo politico e come fosse distante da quello del marito ed inoltre, poi anche il risultato delle indagini difensive effettuate. In più sono state presentate le dichiarazioni rese da il presidente della Scafatese Calcio Vincenzo Cesarano, di alcuni dirigenti Acse, di alcuni ex consiglieri comunali e di alcuni collaboratori del sindaco, oltre che dell'uscire comunale sulla presenza o meno di esponenti del clan al Comune.

I TESTIMONI - In primis viene tirato in ballo Andrea Granata relativamente a un documento che avrebbe trovato in un noto bar del centro e per cui sarebbe finito sotto accusa sia un giornalista che un avventore del bar. Stesso discorso anche per Laura Semplice che ha reso dichiarazioni circa i rapporti tra Filippo Sansone e il clan Ridosso e sull' affidamento anche di Italy service nonché dei loro rapporti con Scafati sviluppo. In merito alla difesa di Aliberti, è stata anche presentata la memoria circa i post da lui pubblicati su Facebook ed anche sull'analisi dei voti ottenuti sia da Aliberti nel 2013 che da Monica Paolino nel 2015, per far capire come il clan non avesse influito. A corredo della sua difesa c'è anche il fatto che Aliberti avrebbe garantito l'esproprio ai danni di Vincenzo Nappo e anche ai danni della famiglia Sorrentino e Galasso. Questo dimostrerebbe come lui fosse lontano dalla camorra. In più ci sono testimoni che hanno invece interagito e parlato relativamente ai suoi rapporti in merito alla nomina di Ciro Petrucci all'Acse, nonché quelle invece che riguarda l'affissione dei manifesti mortuari dell'azienda dei proprietari Matrone. Antonio Fogliame invece era intervenuto in merito al ruolo di Nello Longobardi (parte lesa in questo procedimento), imprenditore di Scafati, sull'uso di alcuni cartelloni pubblicitari. In una fase successiva l'avvocato di Angelo Pasqualino Aliberti spiega anche che Aliberti in realtà non ha mai instaurato dei rapporti con clan camorristici ed inoltre lui stesso avrebbe preso le distanze dall'attività politica. Contesta anche alcune intercettazioni telefoniche e poi tira in ballo tutta una serie di dichiarazioni invece di politici della provincia di Salerno in merito alla candidatura di Monica Paolino alle regionali del 2015.

LA DIFESA DI GENNARO E LUIGI RIDOSSO - Per quanto riguarda Gennaro e Luigi Ridosso, il pm Montemurro ha presentato tutto ciò che gli compete e gli riguarda relativamente ad altri procedimenti giudiziari mentre i difensori dal loro canto, hanno presentato delle memorie difensive in cui spiegano come gli assistiti non abbiano partecipato al patto politico mafioso con l'ex sindaco, quindi non ci sarebbero motivazioni per prevedere la custodia cautelare.
Tutti i documenti sono stati analizzati solo sulla base di quello che poteva essere una svolta rispettivamente a ciò che era stato annullato dalla Corte di Cassazione. Per la Suprema Corte la misura massimamente applicabile sarebbe stata quella degli arresti domiciliari, ma in caso di recidiva, allora potrebbe arrivare il carcere.

IL PERICOLO DI RECIDIVA - Secondo i giudici del Tribunale del Riesame il pericolo di recidiva non riguarda solo la reiterazione dello stesso reato ma anche il fatto che potrebbero arrivare dei reati simili e nel caso in particolare con le modalità di stampo mafioso in relazione alla posizione di Gennaro e Luigi Ridosso. I due sono stati arrestati nel 2015 a poca distanza dalle elezioni di Monica Paolino e quindi c'era il clan totalmente attivo sul territorio e ne aveva fatto parte Gennaro Ridosso fino a quel momento pure non prendendo parte personalmente al patto. Ci sono anche dei soggetti liberi che dimostrano di aver risposto a quelli che erano gli interessi del clan e alle disposizioni impartite dai Ridosso. Vengono contestati anche degli episodi violenti del clan in merito alle richieste estorsive presso le sale bingo di Pompei e Scafati e presso il centro Plaza di Scafati e quindi dimostrano come i Ridosso continuano a fruire dei proventi delle loro illeciti attività. È per questo che il protrarsi dei reati di Luigi e Gennaro Ridosso ha fatto decidere ai giudici del tribunale di riesame come entrambi dovessero avere delle esigenze cautelari a loro carico. Il primo in carcere per aver partecipato in maniera più attiva al patto politico mafioso con Angelo Pasqualino Aliberti. Il secondo invece ai domiciliari, sebbene sia in cella per altri reati.

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