Scafati – Cresce la preoccupazione nel Salernitano per la contaminazione delle falde acquifere da sostanze potenzialmente cancerogene. Dopo i dati emersi dallo studio dell’Università Federico II di Napoli, che ha rilevato il superamento dei limiti di legge per tricloroetilene (Tce) e tetracloroetilene (Pce) in diverse aree della Campania, l’attenzione si concentra anche sui comuni di Scafati, Angri e Sarno, dove i valori anomali sono stati registrati già nel primo trimestre del 2024.
La Regione Campania ha chiesto alle Asl di attivare verifiche integrate sanitarie, ambientali e veterinarie per valutare il rischio ambiente-salute, ma sui territori cresce il malcontento per i tempi e le modalità di intervento.
A intervenire è il sindaco di Scafati, Pasquale Aliberti:
“Ci chiediamo come sia possibile che, a fronte di una situazione di grave rischio per la salute di migliaia di cittadini campani e di una nota ufficiale trasmessa dall’Università Federico II alla Direzione regionale della Sanità già tre mesi fa, Palazzo Santa Lucia non si sia ancora occupato di una vicenda così seria.
Una vicenda che, comprensibilmente, sta allarmando non solo i sindaci ma intere comunità.
Siamo di fronte alla superficialità di chi oggi governa la Regione Campania, aggravata da dati rimasti nascosti fino a questo momento e dall’assenza totale di indicazioni sui provvedimenti da adottare.
Ci aspettiamo con urgenza la convocazione di un tavolo tecnico che chiarisca le conseguenze emerse dagli studi dell’Università Federico II e, soprattutto, definisca le azioni necessarie per evitare che questa possibile esposizione rappresenti un rischio concreto per la salute dei cittadini".
Riteniamo si tratti di un atto di grave irresponsabilità, sul quale è necessario anche l’intervento della Procura, considerando le precise competenze della Regione in materia".
Intanto, resta alta l’attenzione sulle possibili conseguenze dell’inquinamento delle falde, soprattutto in un’area a forte vocazione agricola e densamente popolata, dove il rischio non riguarda solo l’uso diretto dell’acqua, ma anche la filiera agroalimentare e l’esposizione indiretta attraverso il consumo di prodotti locali.
Le prossime settimane saranno decisive per capire quali misure verranno adottate e se le istituzioni riusciranno a fornire risposte rapide a un’emergenza che coinvolge salute pubblica, ambiente ed economia del territorio.


