Il capogruppo di Scafati Arancione ha presentato un’interrogazione consiliare sul bene confiscato di via Aquino: «Scafati merita chiarezza. La legalità si dimostra con gli atti»
Scafati. Il capogruppo di Scafati Arancione, Francesco Carotenuto, interviene sulla vicenda delle Dimore di Iside, immobile confiscato alla criminalità organizzata in via Aquino e destinatario di un progetto da circa 1,5 milioni di euro per la realizzazione di una struttura di accoglienza per donne vittime di violenza.
Carotenuto riferisce di aver presentato un'interrogazione consiliare per conoscere il destino della struttura e, alla luce delle risposte ricevute dagli uffici comunali, solleva una serie di questioni che, a suo giudizio, necessitano di ulteriori chiarimenti.
«LE DIMORE DI ISIDE: 1,5 MILIONI DI EURO, UN BENE CONFISCATO AL CLAN SORRENTINO IN VIA AQUINO E TANTE DOMANDE ANCORA SENZA RISPOSTA.
SCAFATI MERITA CHIAREZZA. LA LEGALITÀ SI DIMOSTRA CON GLI ATTI.
Ho presentato un'interrogazione consiliare per conoscere il destino delle Dimore di Iside, un immobile confiscato alla criminalità organizzata in Via Aquino e destinatario di un progetto da circa 1,5 milioni di euro per realizzare una struttura di accoglienza per donne vittime di violenza.
Sono arrivate le risposte degli uffici comunali. E ci sono questioni sulle quali ritengo indispensabile fare piena luce.
PRIMA QUESTIONE: QUAL È LA SITUAZIONE REALE DELLA STRUTTURA?
Il Settore VIII dichiara che l'immobile è attualmente adibito a centro di accoglienza per donne vittime di violenza.
Il Settore II, invece, richiama una deliberazione del febbraio 2026 con la quale si dispone di individuare la struttura per il servizio, verificarne la capienza e predisporre gli atti di gara per la gestione.
Le due comunicazioni devono essere chiarite: il servizio è effettivamente operativo? Da quando? Chi lo gestisce? Con quale provvedimento?
SECONDA QUESTIONE: DAL CENTRO ANTIVIOLENZA ALL'ASILO NIDO E NUOVAMENTE ALLA CASA DI ACCOGLIENZA.
La deliberazione richiamata dagli uffici documenta che, nel corso del 2025, erano stati impartiti indirizzi riguardanti l'utilizzo dell'immobile anche per servizi destinati ai minori e per un asilo nido.
Nel febbraio 2026 tali indirizzi sono stati revocati, tornando a prevedere una casa di accoglienza per donne maltrattate o una casa rifugio.
Quali valutazioni hanno determinato questi cambiamenti? Quali conseguenze hanno avuto sui tempi di attivazione della struttura?
TERZA QUESTIONE: DOVE SONO I DOCUMENTI SUL FINANZIAMENTO?
L'opera nasce nell'ambito di un programma pubblico per il riutilizzo sociale dei beni confiscati.
Nella documentazione trasmessa viene ricostruito il finanziamento iniziale, ma non emerge un quadro completo e aggiornato delle somme effettivamente spese, liquidate e rendicontate, né di tutti gli adempimenti conclusivi.
Occorre rendere disponibili questi dati e chiarire gli eventuali vincoli ancora vigenti.
QUARTA QUESTIONE: QUALE RUOLO HANNO LE STRUTTURE PRIVATE?
Nella mia interrogazione ho chiesto espressamente se il Comune o l'Ambito territoriale sociale intrattengano rapporti con strutture private destinate all'accoglienza delle donne vittime di violenza.
Ho chiesto di conoscere eventuali convenzioni, locazioni, affidamenti, contributi, pagamenti e relative procedure amministrative.
Sono domande alle quali è necessario fornire risposte documentate, tutelando rigorosamente la sicurezza e la riservatezza delle donne accolte.
Siamo sicuri che qualcuno che qualcuno, magari qualche politico, non abbia fittato propri locali o della propria famiglia per un centro antiviolenza facendo il proprio interesse privato?
QUINTA QUESTIONE: I RAPPORTI CON LE AUTORITÀ COMPETENTI.
Il Settore VIII dichiara di non aver reperito, agli atti del proprio ufficio, documentazione relativa a una richiesta di parere all'Agenzia competente per i beni confiscati.
Questo non dimostra che il parere non esista, ma rende necessario accertare se siano stati richiesti o acquisiti gli assensi eventualmente necessari.
Un bene confiscato alla criminalità organizzata non è un immobile qualunque. La sua restituzione alla collettività rappresenta un impegno concreto dello Stato e delle istituzioni.
La legalità richiede trasparenza, atti verificabili e responsabilità amministrativa.
Per questo continuerò a chiedere risposte puntuali sui finanziamenti, sui tempi, sulla gestione del servizio e su tutti gli eventuali rapporti economici con strutture private.
Dalle risposte alla mia interrogazione restano piu' dubbi che certezze. Ma come al solito in questa città la trasparenza, la chiarezza e la legalità continuano a restare una chimera.
Francesco Carotenuto
Consigliere comunale di Scafati»


