L’Autolesionismo: un fenomeno in aumento!

26 Giugno 2017 Author :  

Namastè cari lettori
Partendo dal fenomeno del Blue While mi è sembrato opportuno continuare su questo argomento cercando di chiarire alcune cose, magari approfondendone il significato. Di fatti oggi tratteremo del Cutting.
Cos’è il Cutting?
Per spiegarlo vi racconto una storia.
“Lei, ha 16 anni, arriva allo studio in orario, si siede e quasi come a volersi proteggere si raggomitola sulla sedia. Le chiedo come sta e dopo un po' scoppia in lacrime raccontandomi, quasi non riuscendo ad ammetterlo nemmeno a se stessa, cosa succedeva tra le mura di casa sua all’insaputa del mondo intero. Mi dice: Sai in quel momento non sento nulla, finalmente il mio cervello ha una linea piatta, si azzera tutto… finalmente non provo nulla, tutto tace, quel rumore che c’è sempre nella mia mente tace. Non sento più gli sfottò dei miei compagni, non sento più le loro risate, non sento più gli occhi della gente addosso. Quando la lama accarezza la mia pelle, non sento nulla, le gocce di sangue che escono per me sono come acqua, lavano la mia sofferenza, e tutto fuori e dentro di me di quieta… non so perché lo faccio, so solo che penso sia l’unico modo per vivere, odio tutto, odio il mondo e odio me stessa”.
Ecco la descrizione del Cutting attraverso le parole della nostra amica.
Il Cutting indica gesti di aggressione fisica che gli individui compiono verso loro stessi.
Purtroppo oggi le statistiche mostrano un discreto aumento di questi fenomeni in adolescenza. I ragazzi tagliano o feriscono il loro corpo per anestetizzare il dolore percepito. Per tagliarsi utilizzano rasoi, lamette o oggetti di uso molto comune adoperati come una lama, tutto con lo scopo di non sentir più nulla. Il dolore fisico risulta essere l’unico modo per anestetizzare un dolore ancora più profondo, un dolore che fa tremare le fondamenta della loro essenza.
Ma cosa porta una persona a farsi del male?
L’autolesionismo in adolescenza è associato a stati depressivi o a condizioni di forte stress e ansia, potenzialmente originate da relazioni familiari disfunzionali o a condizioni di isolamento sociale. Molto spesso si osservano anche la presenza di uso di droga o alcool e una seria difficoltà a gestire i propri impulsi. Con molta probabilità a condurre un ragazzo a volgersi una lama contro, è proprio l’inabilità nel riconoscere e gestire delle proprie emozioni, in questo caso vissute in maniera spropositata e disregolata. In tal caso, essa viene utilizzato come l’unica soluzione applicabile per affrontare tutte queste emozioni e ripristinare una situazione emotiva tollerabile. Altre volte, questo fenomeno compare come una pura e semplice richiesta d’aiuto, un modo per comunicare il proprio disagio. Attraverso i tagli i ragazzi cercando di far vedere la propria sofferenza anche agli altri, spesso sordi o ciechi davanti al loro dolore. Siamo talmente poco abituati a guardare oltre che non facciamo caso ai nostri ragazzi, al fatto che, per nascondere queste ferite, indossino maglioni a maniche lunghe anche d’estate, che rifiutano di andare al mare o di scoprire parti del proprio corpo.
Vivere con la percezione di sé come inadeguati, diversi, magari impotenti, la non accettazione dei propri limiti, risulta essere estremamente difficile, specie per l’anaffettività emotiva che contraddistingue la nostra società. Ognuno di noi sembra essere principalmente interessato a dare una buona immagine di se stesso, a restare interconnessi con il mondo virtuale, e poco a creare delle relazioni sane e profonde con il prossimo. Il mondo virtuale si sta sostituendo al mondo reale, questo ci condannerà lentamente a restare prigionieri della nostra mente, piena di paure, ansie e dolore. Quanta paura travestita da spavalderia, o semplice indifferenza verso gli altri e il mondo?!?
Cosa possiamo fare?
In primis, aprire gli occhi e il cuore. Cerchiamo di ascoltare i nostri figli. So che è difficile gestire un adolescente, specialmente oggigiorno, ma ora più che mai necessitano della nostra presenza costante. Quando una famiglia scopre che nelle mura della loro casa succedono atti del genere le reazioni sono le più disparate. La reazione principale che osservo nei genitori, o negli adulti che circondano questi adolescenti, è la rabbia, la non accettazione. Queste emozioni sono comprensibili, ma bisogna capire che il tagliarsi è la manifestazione di un disagio ben più profondo. Comprendo la confusione e il profondo senso di impotenza, ma è proprio per questo che bisogna cercare un aiuto. Pensare di gestire queste situazioni da soli è altamente controproducente, le dinamiche in moto risultano essere diverse e complesse.
Quindi, è importante affidarsi a un esperto Psicoterapeuta o Psichiatra, ufficialmente abilitato alla professione e opportunamente formato su queste tematiche. Solo affidandosi a un professionista, formato ed esperto in questo ambito specifico ci si può garantire un adeguato fronteggiamento della problematica.
La terapia maggiormente efficace in questi casi è di stampo Cognitivo Comportamentale, la Terapia Dialettico – Comportamentale.
Il percorso da intraprendere non sarà facilissimo, ma nemmeno impossibile!
Riuscire a stabilire una vicinanza con questi ragazzi, farli riprendere contatto con la loro umanità e le loro risorse è l’obiettivo principale di ogni percorso terapeutico.
Imparare che nonostante le proprie imperfezioni siamo perfetti per noi stessi è basilare per imbastire relazioni future sane, senza dover utilizzare violenza contro se stessi quando il dolore invade la propria essenza.
Dentro di noi c’è una luce forte, dobbiamo solo guardare meglio, affidarsi e vivere momento per momento.
Così come i marinai affrontano il mare aperto così anche noi riusciremo a navigare nelle tempeste della nostra anima, riconoscendole e apprezzandole in quanto tali.
Con questo articolo la Rubrica Namastè vuole informare sempre di più voi lettori.
Di fatti lo scopo di questa direzione e informare e sensibilizzare tutti sull’importanza di prendersi cura di se stessi, sull’importanza di imparare un nuovo linguaggio emotivo, tale da permetterci di entrare in sintonia con il prossimo, ma soprattutto di entrare realmente in sintonia con se stessi. Se avete qualche tematica a cuore, e volete approfondirla scrivete a Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo. e gli argomenti verranno sviluppati nei prossimi articoli.
Namastè a tutti e…
“Nessuno può farti più male di quello che fai tu a te stesso.” GANDHI
Abbiate cura di voi stessi!

Dottoressa Raffaella Marciano
Psicologa - Psicoterapeuta Cognitivo Comportamentale.
Curatrice Rubrica “Namastè”
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www.psicologamarciano.it
@dottoressamarciano
Studio di Consulenza Psicologica e Psicoterapia via G. Matteotti 16, San Valentino Torio (Sa)

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