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Un'emozione tabù: l'invidia

19 Ottobre 2017 Author :  

Namastè cari lettori
Oggi parleremo dell’invidia. Purtroppo non abbiamo molta dimestichezza con le nostre emozioni, e leggendo alcuni articoli mi è sembrato utile parlarne con voi. Magari cercando di capire come si origina e le sue manifestazioni. Oscar Wild affermava che:
L’invidia è quel sentimento che nasce all’istante
in cui si assume la consapevolezza di essere dei falliti.
Wild utilizza delle parole molto forti, ma estremamente profonde, poiché ci mostrano una chiave di lettura rapida e diretta.
L’invidia ha una grande rilevanza affettiva per noi esseri umani, e nel contempo è estremamente complessa. Essa risulta essere l’emozione più rifiutata consapevolmente dagli individui, mentre risulta facilmente attribuibile agli altri.
Nella nostra cultura è inconfessabile provare questa emozione, essa è temuta perché profondamente legata all’immagine che si ha di sé stessi. La nostra stessa religione pone l’Invidia tra i sette Vizi Capitali, e lo stesso Dante Alighieri le ritaglia uno spazio nella Divina Commedia. Egli annovera gli invidiosi all’interno del XIII girone del Purgatorio, dove le loro anime vengono poste vicino al muro coperte da mantelli grigi, fatti di un panno ruvido e pungente. Ogni anima sorregge l'altra con la spalla mentre tutte si appoggiano alla parete: “Come i mendicanti al di fuori delle chiese chiedono l’elemosina, così essi chiedono il perdono a tutti i Santi per aver provato invidia, ma lo fanno avendo gli occhi cuciti dal fil di ferro, per impedire loro di bramare con gli occhi ciò che è appartiene all’altro”.
Come si manifesta questa emozione?
Considerando il comportamento messo in atto possiamo osservare due orientamenti: da un lato l’invidia può spingere ad azioni aggressive dirette a danneggiare la persona invidiata; dall’altro, la persona può assumere un atteggiamento passivo in cui rinuncia a combattere per l’oggetto invidiato/desiderato facendo prevalere il profondo senso di sfiducia in se stesso autocommiserandosi costantemente. Talvolta chi invidia si percepisce una vittima, come se avesse subito una profonda ingiustizia, e chi gode del bene invidiato diventa l’oggetto della propria rabbia e della propria frustrazione, ovvero l’invidiato è il carnefice che immeritatamente sfrutta o detiene il bene desiderato. In entrambi i casi, è talmente tanto difficile provare a mettersi in gioco, per la paura costante di fallire, che la persona non riesce a viversi in modo da poter vedere le risorse possedute e riprendere in mano la vita cercando di fare ciò che realmente si desidera.
Ma cosa genera l’Invidia?
Secondo D’Urso (2013) lo starter da cui ha origine è il desiderio di possesso di un bene, di una qualità o di una condizione che impone un confronto tra il soggetto, frustrato nel suo desiderio, e chi invece lo possiede. L’invidioso vive la percezione di non possedere quello che desidera profondamente, visto in senso materiale o anche caratteriale, mancanza che viene ancora di più marcata dal costante confronto con l’altro. Questo confronto che appare infruttuoso per l’invidioso genera emozioni di forte rabbia e aggressività verso chi detiene il bene desiderato. In realtà questa mancanza che vive la persona invidiosa non è sempre reale, poiché nella maggior parte dei casi è frutto di carenze personali o sviluppate in seno alla famiglia di origine, dove l’immagine di sé viene ad essere minata e sminuita, accrescendo il proprio senso di inferiorità e di inadeguatezza.
Attualmente, con l’avvento dei nuovi social network dove la filosofia principale è rendere la propria vita perfetta agli occhi degli amici di profilo condividendo pezzi di vita “verosimilmente veri, si è voluto osservare la reazione emotiva di chi fruisce di questi servizi. I ricercatori dell’Università di Darmastadt e l’Istituto dei Sistemi Informativi dell’Università Humboldt di Berlino, il professore Buxmann e la dr.ssa Krasnova, hanno studiato i sentimenti e le emozioni esperiti dagli utenti di Facebook. I nostri ricercatori hanno registrato da subito la profonda difficoltà degli intervistati ad ammettere di provare invidia per la vita “postata” dai loro amici. Circa un terzo dei partecipanti ha dichiarato di provare maggiormente sentimenti negativi di fronte al monitor, rimuginando tra invidia e frustrazione (i risultati dell’indagine sono stati presentati all’11th International Conference Wirtschaftsinformatik). Il confronto costante che gli utenti hanno con le vite degli altri, specialmente negli ambiti amore/vacanze, genera un profondo conflitto interno. La vita degli altri, che di profilo in profilo mostrata un mondo patinato senza problemi di nessun ordine e grado, diventa il modello da desiderare e la disparità tra essa e la propria vita causa inevitabilmente l’aumento di emozioni quali rabbia e frustrazione, ma anche depressione e disperazione. Gli stessi ricercatori di Berlino, affermano che si instaura una sorta di vortice dell’invidia, ovvero un circolo vizioso all’interno del quale chi invidia cerca di essere invidiato e l’invidiato cerca di invidiare a sua volta. La riflessione con la quale i nostri ricercatori ci lasciano è che sarebbe davvero grave non riuscire a circoscrivere questa reazione emotiva al mondo virtuale. Di fatti, il pericolo reale potrebbe scaturire dalla tendenza a riportare nella realtà le frustrazioni provate nel guardare la vita degli altri attraverso uno schermo e pensare che tale vita corrisponda pedissequamente alla realtà (i risultati dell’indagine sono stati presentati all’11th International Conference Wirtschaftsinformatik).
Come poter gestire meglio la nostra invidia?
Nonostante quanto abbiamo letto, recenti studi condotti presso l’Università di Colonia in Germania che confermano l’esistenza di due tipi di invidia: quella cattiva (di cui abbiamo parlato sopra) e quella buona. Questi ricercatori valutato anche la funzione positiva nell’emozione dell’invidia. Essi parlano di Invidia Buona, ovvero quell’emozione che al confronto con l’altro spinge la persona ad automigliorarsi. L’altro in questo caso non viene visto come un qualcuno da invidiare, l’origine e la causa dello stare male, ma un qualcuno da emulare. Non sempre questo è possibile, ma magari imparando a leggere le proprie emozioni, cercando di riconoscerle e non negandole di potrebbe trarre spunti funzionali per migliorare realmente la propria vita.
Beh! cari lettori, “non sempre l’erba del vicino è sempre più verde”!
Bisognerebbe capire che il proprio giardino va curato personalmente, che non c’è nessuno che può farlo al nostro posto. È vero che a volte abbiamo una visione di noi stessi negativa, magari come persone incapaci o fallimentari, ma se mai iniziamo a viverlo così com’è il nostro giardino, sprecando la nostra energia a spiare, guardare o tentare di copiare il giardino di un altro, mai capiremo quante risorse abbiamo dentro noi stessi…. E credetemi in ognuno di noi c’è un meraviglioso giardino da scoprire.
Chi volesse avere delle informazioni ulteriori in merito può scrivermi a Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo..
Namastè a voi!

Dottoressa Raffaella Marciano
Psicologa - Psicoterapeuta Cognitivo Comportamentale.
Curatrice Rubrica “Namastè”
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www.psicologamarciano.it
Studio di Consulenza Psicologica e Psicoterapia via G. Matteotti 16, San Valentino Torio (Sa)

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