C’è un numero, più di tutti, che racconta il bilancio 2025 della Sarno Servizi Integrati, l’Azienda speciale del Comune di Sarno: 106 euro.
È questo l’utile finale dell’esercizio. Una cifra formalmente positiva, certo. Ma talmente esigua da aprire più interrogativi che rassicurazioni. Soprattutto se rapportata al volume complessivo della gestione: quasi un milione di euro di valore della produzione, centinaia di migliaia di euro di costi, crediti e debiti rilevanti, personale in aumento e una struttura che, almeno nei numeri, sembra reggersi su equilibri molto sottili.
Il valore della produzione del 2025 si attesta a 945.882 euro, in calo rispetto a 1.206.276 euro dell’anno precedente. I costi della produzione arrivano invece a 925.637 euro. La differenza tra valore e costi della produzione resta positiva, ma si ferma a 20.245 euro, quasi dimezzata rispetto ai 36.918 euro del 2024. Poi arrivano le imposte correnti, pari a 15.862 euro, e il risultato netto si riduce appunto a 106 euro.
Tradotto: la Sarno Servizi Integrati chiude in utile, ma sostanzialmente sul filo. E quando un organismo pubblico, o comunque strumentale al Comune, movimenta quasi un milione di euro e chiude l’anno con poco più di cento euro di avanzo, la domanda diventa inevitabile: siamo davanti a un modello efficiente o a una macchina amministrativa che consuma quasi tutto ciò che produce?
Uno dei nodi più evidenti riguarda il personale. Nel bilancio 2025 questa voce ammonta a 441.506 euro, in aumento rispetto ai 412.229 euro del 2024. Il documento indica un numero medio di 9 dipendenti, suddivisi tra 5 impiegati, 2 operai e 2 unità classificate nella voce “Altri”.
Il dato assume ancora più peso se si guarda alle informazioni relative al 2024: 263.470,99 euro per il personale a tempo indeterminato e 92.159,75 euro per quello a tempo determinato. In totale, oltre 355 mila euro nel solo 2024. Nel 2025, poi, il costo complessivo del personale sale oltre quota 441 mila euro. Non a caso, lo stesso Revisore unico richiama l’attenzione sull’incidenza significativa del personale sui cost rendere ancora più significativo il peso della struttura interna.
C’è poi il capitolo relativo al Direttore generale. Dal contratto di lavoro emerge che l’incarico è stato conferito al dott. Francesco Leo dal 15 ottobre 2025 al 15 ottobre 2026. Per lo svolgimento delle funzioni è previsto, a carico del bilancio aziendale, un trattamento economico annuo onnicomprensivo pari a 80.535 euro. Il contratto prevede inoltre la possibilità di una ulteriore quota incentivante, a titolo di retribuzione di risultato, fino al limite massimo del 30% del trattamento economico, sempre con onere a carico dell’Azienda.
Accanto al personale pesa un’altra voce decisiva: i costi per servizi, pari a 428.705 euro. È un importo inferiore rispetto ai 699.513 euro del 2024, ma resta comunque una delle principali poste del conto economico.
Ed è proprio qui che il bilancio incontra la critica politica più ricorrente rivolta all’Azienda speciale: quella di essere, secondo molti, più un contenitore amministrativo e una struttura intermedia di affidamento che un soggetto capace di offrire servizi immediatamente percepibili dalla collettività. Ma il punto non è negare l’esistenza delle attività svolte. Il punto è capire se una struttura con questi costi, questa organizzazione e questi numeri produca davvero un valore aggiunto proporzionato per la città. Perché un conto è essere uno strumento operativo efficiente al servizio del Comune; altro è diventare un passaggio ulteriore tra l’ente, i fornitori e i servizi da garantire.
Inoltre, i crediti complessivi ammontano a 399.165 euro, in aumento rispetto ai 323.549 euro dell’anno precedente. Dentro questa voce spiccano i crediti verso altri, pari a 263.303 euro. Una cifra rilevante.
Sul fronte opposto, i debiti raggiungono 405.688 euro, contro i 323.094 euro del 2024. Anche qui il dato non può essere ignorato. I debiti sono quasi cinque volte il patrimonio netto, che ammonta a 84.993 euro. Non significa automaticamente dissesto, ma indica una struttura finanziaria appesantita, che dipende dalla regolarità degli incassi e dalla capacità di gestire con puntualità i pagamenti.
Il Revisore unico, pur proponendo l’approvazione del bilancio, segnala diversi elementi da monitorare: la riduzione della redditività, l’incremento dell’indebitamento, l’elevata incidenza dei crediti e i relativi tempi di incasso, oltre al peso del personale sui costi della produzione. Sono rilievi tecnici, ma hanno un evidente significato politico-amministrativo. L’Azienda non viene descritta come una struttura in difficoltà conclamata, ma non può neppure essere considerata un organismo da lasciare andare avanti per inerzia.
La questione assume oggi un peso ancora maggiore dopo lo scioglimento del Consiglio comunale di Sarno, già guidato dall’ex sindaco Francesco Squillante. Una fase che apre inevitabilmente una verifica più ampia anche sugli organismi collegati all’Ente e sulle strutture che, durante l’amministrazione comunale dell’ex sindaco Francesco Squillante, hanno operato in raccordo con il Comune.
Tra queste, Sarno Servizi Integrati appare destinata a diventare uno dei dossier più delicati per la Commissione straordinaria. Non soltanto per il bilancio chiuso con appena 106 euro di utile, ma per il modello gestionale che rappresenta: costi rilevanti, personale significativo, servizi spesso affidati all’esterno, attività ordinarie e una percezione pubblica non sempre positiva.
La Commissione prefettizia potrà limitarsi alla continuità amministrativa oppure scegliere di aprire una ricognizione puntuale su contratti, affidamenti, costi, rapporti economici con il Comune, crediti, debiti e reale utilità dell’Azienda speciale. Sarebbe un passaggio naturale, forse necessario, in una fase in cui ogni articolazione della macchina comunale dovrebbe essere sottoposta a verifica.
Perché il punto non è solo chiudere un bilancio in utile. Il punto è capire se un’Azienda speciale che movimenta quasi un milione di euro, sostiene oltre 441 mila euro di costo del personale, registra oltre 428 mila euro di costi per servizi, espone più di 399 mila euro di crediti e oltre 405 mila euro di debiti, producendo alla fine un utile di appena 106 euro, sia davvero uno strumento efficiente al servizio della città.
C’è poi un ulteriore elemento che rende ancora più delicata la posizione dell’attuale Consiglio di amministrazione. Lo Statuto dell’Azienda speciale prevede infatti che i componenti del CdA siano nominati dal Sindaco e che rimangano in carica “per il periodo corrispondente al mandato del Sindaco”. Lo stesso articolo stabilisce inoltre che il Consiglio di amministrazione decade dal mandato nel caso in cui, anche nel corso del quinquennio, sia insediato un nuovo Consiglio comunale.
È una previsione tutt’altro che secondaria. L’attuale governance dell’Azienda speciale, composta da Adriana Lanzetta, Presidente, Anna Mancuso, Consigliere, e Lorenzo Prevete, Vice-Presidente, risulta infatti espressione della fase amministrativa precedente, quella riconducibile all’ex sindaco Francesco Squillante. Con lo scioglimento del Consiglio comunale e l’arrivo della Commissione straordinaria, si apre dunque anche il tema della permanenza degli organi dell’Azienda speciale.
Sul piano strettamente statutario, la decadenza espressamente prevista opera in caso di insediamento di un nuovo Consiglio comunale. Ma resta il dato politico-amministrativo: il mandato del CdA è legato al mandato del Sindaco che lo ha nominato. Per questo, la Commissione straordinaria potrà difficilmente ignorare la questione, dovendo valutare se l’attuale assetto di governance sia ancora coerente con la nuova fase di gestione dell’ente o se, invece, sia necessario procedere a una revisione degli organi, dei rapporti gestionali e dell’intero modello organizzativo dell’Azienda speciale.
In questo quadro, Sarno Servizi Integrati non finisce sotto osservazione soltanto per un bilancio chiuso con appena 106 euro di utile. Finisce sotto osservazione anche per la sua stessa struttura di governo: un CdA nominato nella stagione amministrativa dell’ex sindaco Squillante, costi rilevanti, servizi poco percepibili dalla cittadinanza e un ruolo che oggi la gestione commissariale potrebbe decidere di verificare fino in fondo.


