Scafati. Arriva il nuovo tenente, ad accoglierlo: cinque anni di bombe, raid e camorra | La gallery

30 Agosto 2017 Author :  

Arriva finalmente colui che dovrà guidare la tenenza di Scafati: il tenente Gennaro Vitolo. Il militare è diventato tenente nel 2016 e ha lasciato Montoro tra onori e riconoscimenti da parte di colleghi e istituzioni. Molto benvoluto e noto per la sua disponibilità per il territorio, il tenente Vitolo è pronto ad entrare a pieno regime a Scafati lunedì prossimo. Gli aspetta una situazione non facile tra carenze di organico ed una città, commissariata per camorra, che sta facendo molta fatica a “sopravvivere”. Con l'augurio che riesca a lasciare il segno a Scafati, al suo fianco resterà anche il maresciallo sarnese Antonello Catapano, negli ultimi pochi mesi, brillantemente alla guida della tenenza di via Oberdan. La testata Punto Agro News augura al Tenente Vitolo un buon lavoro, proficuo ed in sinergia con tutte le forze oneste e che mirano al bene e alla crescita della città.

LO SCENARIO DEGLI ULTIMI 5 ANNI - Dal maggio 2012 ad oggi troppi gli episodi criminali a Scafati che stanno facendo nascere un clima terrore. Almeno sei bombe solo a San Pietro; un'altra nel rione Ferrovia, quartier generale dell'ex boss Pasquale Loreto, sotto ad un palazzo in via De Filippo. Nel mirino il sexy shop di via De Gasperi nel maggio 2012, poi il ristorante e il barbiere di via Poggiomarino, il bar Rosi di via Carducci, la bomba al bar Nappo in via Abate Cuomo, la bomba al bar Dodo nel centro commerciale Plaza (per questo colpo sono stati fatti due arresti), il raid incendiario alla ditta agricola di San Vincenzo, il rogo alla ditta Romano di via Nuova San Marzano (costretta a trasferirsi), il rogo alla ditta del caffè Izzo in via Passanti, quello al pub Sandwich di via Martiri d'Ungheria, la pioggia di proiettili contro la macelleria di via Giovani XXIII e l'incendio doloso dal barbiere della stessa via Martiri d'Ungheria, il 29 agosto 2017, oggetto di un nuovo raid in via della Resistenza, nella nuova attività. Stesso discorso per un altro parrucchiere di via della Resistenza qualche anno fa, ed un'officina nel rione Ferrovia, la bomba ad un'auto di un pregiudicato a Mariconda. Raffica di colpi di proiettile poi, alla saracinesca di un'agenzia di scommesse in via Martiri d'Ungheria, di fronte alla Circum: era il 2013. Due bombe a casa di un ex consigliere comunale di maggioranza, Mario Ametrano in via Poggiomarino e uno di opposizione Vittorio D'Alessandro sul corso Nazionale (il gesto contro la casa dei suoi familiari). La bomba carta davanti alla studio dell'avvocato penalista Morra di via Roma lo scorso gennaio 2016, quella davanti al capanno di imprenditori di via Tora. Il raid incendiario all'auto in uso a Nello Aliberti, fratello del sindaco (poi indagato per camorra lo scorso settembre), ma di fatto di proprietà di Eduardo D'Angolo, imprenditore conserviero e presidente della società Partecipata Acse. La bomba al Roxy bar di qualche mese fa, la bomba carta anche davanti alla sala giochi di via martiri d'Ungheria (proprietario già preso di mira nella sua agenzia di scommesse nella stessa strada nel 2013), il raid di proiettili contro il bar di un pregiudicato a San Pietro, in via De Gasperi o la bomba contro il chiosco in piazza Falcone e Borsellino. E ancora: i colpi contro un distributori di benzina ad inizio estate 2017, la bomba al My Love di via Vitiello, i colpi contro il negozio di parrucchiere di via della Resistenza e il raid contro la pescheria ristorante di via Monte Grappa.

I CASI ANOMALI E GLI OMICIDI - Gli unici due casi che sembrano staccati dal triangolo bombe, roghi e camorra, sono quelli di Mariconda dove era stato preso di mira il fast food Big Mimmo, ora chiuso e sostituito da un'altra attività, e quello sempre in via Carducci sotto un'auto a San Pietro. In quest'ultimo caso l'attentatore è stato anche beccato e denunciato a piede libero dai carabinieri della locale tenenza nel 2014. Ci sono anche i raid contro delle persone: l'agguato a “ragno rosso”, Raffaele Sangermano, colpito nel 2013 da una pioggia di proiettili nella sua auto in via Lo Porto e sopravvissuto per miracolo. Gli spari contro Filomena Desiderio, sorella del detenuto Salvatore, ritenuto vicino al clan Matrone (su questo caso potrebbe esserci anche una pista sentimentale). Infine l'omicidio di Francesco Fattorusso detto Spatuzzella, ex titolare del sexy shop di via De Gasperi nel 2013 e l'agguato mortale a Armando Faucitano, ucciso come un boss il 26 aprile del 2015 in Piazza Falcone e Borsellino per debiti di droga. Tutti agguati che finora hanno una sola cosa certa in comune: non hanno un colpevole. Si tratta di casi isolati o di un unico grande disegno criminale?

IL RUOLO DEI PENTITI - A svelare la matrice di questi episodi potrebbe essere il pentito Alfonso Loreto che da qualche mese collabora con l'Antimafia ed i carabinieri per ricostruire la storia criminale degli ultimi tempi dopo che era stato arrestato con i “sodali” del clan Ridosso. Intanto dal 2012 ad oggi, un altro tassello di questo complesso mosaico lo compongono tre episodi in particolare. L'arresto del superlatitante scafatese Franchino Matrone detto ' a belva nell'agosto 2012. C'è poi l'arresto di Antonio Mennetta, boss dei “Girati” di Secondigliano che si nascondeva in una traversa di via Lo Porto a Scafati da molti mesi sebbene ricercato in tutta Italia per camorra. Infine, ma primo in ordine di tempo, il pentimento di un'altra importante pedina: Antonella Mosca, ex compagna di Romolo Ridosso.

LA REAZIONE DEL POPOLO - In un corteo le mamme coraggio di Scafati, spontaneamente raggruppate, avevano manifestato in silenzio la loro richiesta di aiuto alle istituzioni: i cittadini vogliono maggiori controlli. Intanto il prete della parrocchia di San Francesco, Don Peppino De Luca, dal canto suo, aveva dato una grande mano in questo senso organizzando una fiaccolata per dire no alla camorra e per combattere insieme chiedendo maggiori controlli e sicurezza.

Punto Agro News

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